Pirlo apre il nuovo ciclo dell’Italia, la FIGC volta pagina

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La Federazione ha scelto un progetto che guarda al 2032 e ha affidato la panchina a Pirlo dopo il no di Guardiola. Ma lascia alle spalle il tecnico che aveva riportato l’Italia sul tetto d’Europa

Roberto Mancini non sarà il prossimo CT dell’Italia. La FIGC ha scelto Andrea Pirlo per aprire un ciclo che guarda al 2032. Tutto si riduce a una domanda: è la scelta giusta?

La decisione di Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo è maturata dopo il no di Pep Guardiola, che ha declinato l’offerta della Federazione. Pirlo arriva dopo Guardiola soltanto nell’ordine delle possibilità, non nella logica del progetto: era il nome che la nuova dirigenza aveva individuato fin dall’inizio come alternativa credibile per un cambio di prospettiva.

Roberto Mancini e il lungo 2 febbraio della Nazionale

Dopo un mese e mezzo di attesa per il ritorno di Mancini sulla panchina dell’Italia, siamo usciti dal nostro loop temporale. Ci è andata meglio di Bill Murray nei panni di Phil Connors, il meteorologo di Ricomincio da capo: è costretto a rivivere all’infinito lo stesso 2 febbraio, il giorno della marmotta di Punxsutawney.

Siamo usciti dal loop un pomeriggio di luglio inoltrato e nello stesso istante anche l’ex CT si è lasciato alle spalle il suo 2 febbraio. Il futuro di Mancini è ricominciato a Locorotondo dove, al matrimonio di Gianluigi Donnarumma è apparso con una camicia bianca, una cravatta nera e un volto finalmente disteso, mentre salutava la folla con le mani allungate.

Per un mese e mezzo, però, abbiamo raccontato un’altra storia. Ogni mattina sembrava buona per il ritorno di Mancini. Ogni sera mancava ancora un dettaglio. L’accordo imminente slittava al giorno dopo: stesse indiscrezioni, stessa conclusione.

È stato il nostro Giorno della Marmotta.

Nel film di Harold Ramis, Phil Connors resta intrappolato nello stesso 2 febbraio per un tempo indefinito: abbastanza a lungo da trasformarsi, imparare e cambiare.

Mancini ha atteso meno: non sarà il prossimo CT dell’Italia ma gli indizi per il cortocircuito li abbiamo avuti tutti.

Dopo l’esperienza in Arabia Saudita e il breve passaggio all’Al Sadd, concluso con dimissioni inattese, Mancini sembrava essersi ricollocato per tornare CT. L’Italia aveva appena fallito la qualificazione al terzo Mondiale consecutivo, Gattuso aveva lasciato la panchina, Gravina non era più presidente federale. L’elezione di Malagò, legato a Mancini da stima e amicizia, sembrava chiudere il cerchio: così lineare da sembrare inevitabile.

Quando Phil Connors capisce di essere intrappolato nel suo loop, per la prima volta pronuncia ad alta voce l’assurdità della sua condizione: un mondo senza domani, dove ogni giornata ricomincia identica alla precedente.

Malagò, Maldini e Leonardo hanno scelto prima l’idea di Nazionale e poi l’allenatore: lì è cambiato il punto di partenza.

Mancini e Guardiola: due idee diverse, ma la stessa visione del progetto

La Federazione investe in un percorso pensato sul lungo periodo: progettualità, ricambio generazionale e identità. Guardiola era il simbolo perfetto di quella visione. Pirlo ne sarà l’interprete. Siamo usciti dal loop: frastornati.

Tra i candidati che hanno accompagnato il dibattito sul nuovo CT, Mancini era il profilo più vicino al tipo di lavoro immaginato per Guardiola.

Il punto di contatto non è tattico. Guardiola e Mancini hanno principi calcistici che non si somigliano, modi diversi di occupare il campo, idee differenti sul possesso e sulle transizioni.

Li avvicina piuttosto il modo di costruire: ragionano per cicli lunghi, definiscono una fisionomia e investono sul ricambio generazionale.

Mancini lo aveva già fatto: 2018-2023.

La Nazionale di Mancini: dal trionfo europeo alla fine di un ciclo

Arrivato a Coverciano dopo la mancata qualificazione al Mondiale, rinunciò alle scorciatoie, ricostruì il gruppo, lavorò sul metodo, costruì automatismi e convinzioni. Euro 2020 fu la conferma che quella strada funzionava. Il fallimento del 2022, invece, è segnato da frizioni e dolori: l’idillio incrinato con la Federazione e il calvario di Gianluca Vialli.

Per un mese e mezzo il calendario della Nazionale è rimasto fermo al 2 febbraio. È stato il nostro Giorno della Marmotta: un annuncio imminente rimandato al giorno successivo. Il loop si è spezzato con l’investitura di Pirlo. Non era il finale che Mancini aspettava, intrappolato come noi in un tempo sospeso.

Quando Phil Connors, alla fine del film, si accorge che il tempo è finalmente ripartito, pronuncia una frase definitiva: “Oggi è domani. È successo”. È arrivato il giorno dopo anche per Mancini.

Il futuro di Mancini riparte a Locorotondo

La FIGC ha scelto di aprire un nuovo ciclo senza il tecnico che, più di ogni altro allenatore italiano, aveva dimostrato di poter sostenere un progetto duraturo. Il tempo dirà se abbiamo cambiato direzione o perso la strada. La Nazionale da una parte, Mancini dall’altra: riparte da Locorotondo, ancora lontano da una panchina ma tra la gente, al matrimonio di Gianluigi Donnarumma. Camicia bianca, cravatta nera, volto sollevato e mani protese a salutare la folla.

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