
Il possibile arrivo di Guardiola rivoluzionerebbe l’Italia: dalla certezza Donnarumma al ruolo chiave di Barella e Tonali. Ma manca una figura chiave alla Rodri
Se a confermare l’esistenza di una trattativa per Pep Guardiola è addirittura Giovanni Malagò, presidente della FIGC e finora sempre piuttosto abbottonato sul nome del nuovo ct dell’Italia, significa che qualcosa bolle davvero in pentola. Certo, il numero uno della Federazione ha usato cautela, ma le sue parole a Cronache di Spogliatoio – dove ha spiegato che il nodo ingaggio non rappresenterebbe un ostacolo insormontabile – arrivano dopo il blitz in Spagna di Paolo Maldini e Leonardo. Un dettaglio che difficilmente può essere considerato una semplice coincidenza.
L’ex allenatore di Barcellona e Manchester City entra così ufficialmente nella lista dei candidati per la panchina azzurra e, qualora arrivasse il fatidico sì, rappresenterebbe una svolta storica per il calcio italiano. Perché immaginare Guardiola alla guida della Nazionale significa pensare a un’Italia completamente diversa: addio al vecchio stereotipo del catenaccio, spazio al possesso palla, alla costruzione dal basso e al controllo totale della partita.
Un’Italia in salsa tiki-taka, insomma, anche senza avere a disposizione una generazione di fenomeni come quella del Barcellona o del City. Guardiola ha sempre dimostrato di saper imporre la propria idea di calcio adattandola ai giocatori a disposizione, valorizzando il talento e trasformando il collettivo nel vero protagonista. Proviamo allora a immaginare come potrebbe essere la sua Nazionale, partendo da due giocatori che conosce molto bene e che potrebbero diventare i pilastri del nuovo corso: capitan Donnarumma, allenato nell’ultima stagione al Manchester City, e Cambiaso, per il quale lo stesso Guardiola aveva convinto la dirigenza degli Sky Blues a presentare un’offerta da 50 milioni di euro alla Juventus.
Come giocherebbe l’Italia di Guardiola, l’inventore del tiki-taka
Più che per il modulo, la vera rivoluzione sarebbe soprattutto culturale. Nella storia azzurra raramente si è vista un’Italia padrona del campo, una Nazionale abituata a comandare il gioco, a imporre il proprio ritmo e a costruire le partite attraverso il possesso palla, dalla difesa fino all’attacco. Guardiola porterebbe proprio questa filosofia, insieme alla genialità di un allenatore capace di inventare soluzioni apparentemente impensabili. Come quella di Stones, professione difensore centrale, trasformato in un centrocampista aggiunto nel Manchester City che conquistò lo storico triplete nella stagione 2022/2023, proprio ai danni dell’Inter. Per il tecnico catalano c’è un principio inderogabile: tutti devono saper giocare il pallone. A partire dal portiere, ovviamente. Da Donnarumma, che conosce molto bene la filosofia del suo ex e, chissà, possibile futuro allenatore. Un portiere chiamato non solo a difendere la porta, ma anche a essere il primo regista della squadra.
Che sia 4-3-3, 4-2-3-1 o 4-1-4-1, in fondo, conta fino a un certo punto. Per Guardiola conta è arrivare nella metà campo avversaria attraverso il controllo del pallone, creare superiorità numeriche e poi lasciare spazio al talento dei giocatori. Che è poi il vero tallone d’Achille dell’Italia di oggi. Mancano tremendamente quei giocatori capaci di accendere la fantasia e decidere una partita da soli. Per intenderci, mancano i vari Baggio, Totti, Del Piero e Pirlo. Poi il capitolo attacco, la grande incognita. Per anni si è sostenuto che Guardiola preferisse il falso nove al centravanti classico. Eppure Haaland il vichingo è riuscito a ribaltare questa convinzione, segnando gol in quantità industriale. Una buona, anzi ottima notizia per Pio Esposito, che rappresenta il presente ma soprattutto il futuro di un’Italia reduce da tre Mondiali consecutivi mancati.
Il vantaggio di conoscere Donnarumma e il debole per Cambiaso
La scorsa estate, proprio nelle ultime ore di mercato, fece scalpore il trasferimento di Donnarumma al Manchester City, poche settimane dopo aver trascinato il PSG alla conquista della Champions League. Pensate: Luis Enrique diede il benservito all’eroe delle notti europee preferendogli Chevalier, perché ritenuto più abile nel gioco coi piedi. Dalla padella alla brace, verrebbe da dire. Gigio è finito alla corte di Guardiola, un allenatore ancora più esigente del connazionale quando si tratta di costruire l’azione dal basso. Per di più, con il compito non semplice di raccogliere l’eredità di Ederson, probabilmente il miglior portiere-regista del calcio moderno.
Eppure il capitano della Nazionale ha dimostrato di essere all’altezza della sfida, confermandosi uno dei migliori interpreti del ruolo tra i pali. L’impostazione non rappresenta ancora il suo punto di forza, ma Guardiola ha già dimostrato di saper valorizzare le caratteristiche dei propri giocatori. E con difensori come Bastoni e Calafiori (ma anche Scalvini), bravi nella costruzione, anche il compito del portiere come primo regista diventerebbe decisamente più semplice. Se Donnarumma è una certezza, Cambiaso potrebbe essere la vera arma tattica della sua Italia. Guardiola lo segue da tempo e già nel 2024 aveva spinto il Manchester City a presentare un’offerta da circa 50 milioni di euro alla Juventus pur di portarlo in Premier League.
Sì, perché il laterale bianconero incarna alla perfezione il prototipo di esterno moderno tanto amato dal catalano. Capace di giocare su entrambe le fasce, Cambiaso non si limita ad accompagnare l’azione, ma tende ad accentrarsi, trasformandosi in un centrocampista aggiunto. Un movimento che crea superiorità numerica in mezzo al campo e libera spazio sulle corsie per gli inserimenti dei compagni. Con le dovute proporzioni, potrebbe diventare lo “Stones” della Nazionale, uno degli uomini chiave di Guardiola.
Centrocampo: manca Rodri, Tonali come Gundogan, Barella fondamentale
Capitano della Spagna campione del mondo e miglior giocatore del torneo: cos’altro aggiungere su Rodri, il faro della Roja di Luis de la Fuente e del Manchester City di Guardiola. È esistito un City con Rodri e un City senza Rodri. La differenza è stata enorme. Al netto degli infortuni che ne hanno condizionato le ultime stagioni, il 30enne madrileno – Pallone d’Oro nel 2024 e candidato al bis dopo il trionfo iridato – è il cervello del calcio di Pep. Il metronomo che detta i tempi, protegge la difesa e permette alla squadra di controllare ogni fase della partita. Senza di lui, come dimostrano i numeri, il City ha perso equilibrio, fluidità e capacità di dominare il gioco. Ed è forse proprio questo il principale limite dell’Italia. Gli azzurri non hanno un calciatore con le caratteristiche di Rodri, un centrocampista totale, un play capace di spiccare per qualità, quantità e leadership. Guardiola dovrebbe quindi adattare la sua idea di calcio agli interpreti a disposizione.
Sandro Tonali, ad esempio, potrebbe ricoprire un ruolo molto simile a quello che per anni è stato di Gundogan, un interno moderno capace di cucire il gioco, pressare alto e far male in zona offensiva. L’ex Milan, reduce dal trasferimento al Tottenham, potrebbe essere aiutato nel suo percorso di crescita da De Zerbi. In caso di centrocampo a tre, servirebbe un nuovo perno davanti alla difesa. Ricci sembra il profilo più vicino alle sue idee per qualità nel palleggio e capacità di giocare sotto pressione, ma anche Rovella e Locatelli potrebbero rappresentare alternative in quel ruolo.
Accanto a loro, Barella sarebbe l’uomo imprescindibile del centrocampo azzurro. Intensità, pressing, inserimenti e qualità tecnica lo rendono uno degli interpreti più adatti al calcio di Guardiola. Ma non sarebbe da escludere un Nicolò Zaniolo nel ruolo di mezzala offensiva. Anche i giovani Ndour e Pisilli sono profili che potrebbero sposarsi bene con il suo calcio.
Incognite Kean e Pio Esposito: una vera punta o falso nove?
Gli esterni offensivi hanno sempre avuto un ruolo importante nel suo calcio. Ecco perché recuperare Federico Chiesa, a patto che trovi continuità al Liverpool o magari in un altro club, sarebbe fondamentale per un’Italia che oggi difetta soprattutto di imprevedibilità e strappi nell’uno contro uno. Da Zaccagni a Orsolini, passando per gli stessi Cambiaso e Zaniolo, fino ai giovani Samuele Inacio e Koleosho: il tecnico catalano avrebbe a disposizione diverse pedine in grado di interpretare più ruoli sulla trequarti. Il vero interrogativo, però, riguarderebbe il centravanti. Guardiola punterebbe su una prima punta classica o tornerebbe al falso nove che ha segnato alcune delle sue squadre più iconiche?
Nel primo caso, i candidati principali sarebbero Pio Esposito, Scamacca e Kean. Il giovane attaccante dell’Inter rappresenterebbe probabilmente la scommessa più affascinante, ma ha bisogno di un minutaggio maggiore nell’Inter di Chivu. Scamacca, invece, garantirebbe presenza in area e capacità di dialogare con i compagni, mentre Kean offrirebbe profondità e attacco degli spazi. Tra i due, rischierebbe di più il centravanti della Fiorentina. Attenzione, inoltre, a Nicolò Tresoldi. L’attaccante esploso al Bruges è ancora conteso tra Italia e Germania e l’eventuale arrivo di Guardiola potrebbe convincerlo a sposare definitivamente il progetto azzurro.
Se invece Pep decidesse di affidarsi al falso nove, allora salirebbero inevitabilmente le quotazioni di Raspadori. Baricentro basso, intelligenza tattica, capacità di abbassarsi tra le linee per legare il gioco e liberare gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti: caratteristiche che collimano con la filosofia del tecnico di Santpedor. Per Jack sarebbe l’occasione della vita.
Come potrebbe giocare l’Italia di Guardiola:
- L’Italia col 4-3-3: Donnarumma; Cambiaso (Palestra), Calafiori (Scalvini), Bastoni, Dimarco; Barella, Ricci (Zaniolo), Tonali; Orsolini, Pio Esposito (Kean, Raspadori), Chiesa
- L’Italia col 4-2-3-1: Donnarumma; Cambiaso (Palestra), Calafiori (Scalvini), Bastoni, Dimarco; Barella, Tonali; Orsolini, Raspadori (Zaniolo), Chiesa; Kean (Pio Esposito, Raspadori)

