L’ex team manager si è bruciato scegliendo Ringhio ct, il neo dt azzurro potrebbe fare lo stesso errore con Pirlo o Pioli
Si è fatto pregare a lungo, ha preteso garanzie e carta bianca, ha ottenuto un discreto stipendio e gli è stato concesso di portare con sè anche l’amico Leonardo, bruciando tanti altri ex azzurri che non avrebbero certo sfigurato in quel ruolo, ma Paolo Maldini rischia da subito di fare la fine di Gigi Buffon. L’ex team manager si è bruciato scegliendo Gattuso ct, il neo dt azzurro potrebbe fare lo stesso errore con Pirlo o Pioli.
Un mese dopo Malagò Italia ancora senza ct
A quasi un mese dall’elezione di Malagò come presidente federale l’Italia è ancora senza un ct. Non c’è fretta sì ma fino a un certo punto. A settembre già si inizia a fare sul serio e il compito che aspetta il nuovo allenatore della Nazionale non è dei più facili. Dovrà parlare con tanti giocatori prima ancora di lavorare sul campo, dovrà stilare un programma con la Figc, dovrà guardare filmati e partite. Insomma se al 15 di luglio l’Italia non ha ancora un ct la cosa proprio bella non è. Dal dì dei rigori con la Bosnia impazza il toto-nomi. Sono ballat i e continuano a ballare in tanti ma perché non è ancora stato eletto il prescelto?
L’attesa di Malagò
Il neopresidente federale ha le sue idee (nota la sua stima per Mancini) ma ha voluto per correttezza aspettare la nomina del dt per concordare con lui la scelta. Maldini è arrivato, si è insediato e se oggi Roberto Mancini – che pure farebbe carte false per tornare su quella panchina – non è il nuovo ct un motivo ci sarà. Fosse stato lui il nome gradito anche a Maldini la nomina sarebbe stata già ufficializzata e l’impressione pertanto è che il Mancio sia ormai fuorigioco salvo sorprese.
L’illusione Conte e la suggestione Guardiola
Di Conte si continua a parlare ma anche qui: è libero da un mese e mezzo, si sa benissimo che accetterebbe ma solo alle sue condizioni (che prevedono uno stipendio adeguato al suo status di vincente) e quindi appare un’illusione e basta così come quella di Guardiola sembra essere solo una suggestione. Perchè un allenatore abituato a dirigere solo top club e con uno stipendio medio superiore ai 12 milioni annui dovrebbe prendersi la patata bollente di un’Italia tutta da ricostruire, povera di talenti veri ad un ingaggio 5 volte inferiore?
La scommessa Pirlo
Ecco allora che tutto lascia pensare a una soluzione diversa ed è qui che prendono corpo le candidature di Pioli e Pirlo. Con l’ex Fiorentina Maldini ha vinto uno scudetto al Milan, l’ex Juve invece lo voleva in rossonero. Entrambe le scelte appaiono a dir poco impopolari ma se Pioli ha una sua logica per esperienza, curriculum, conoscenza del calcio di vertice e di quello internazionale (anche se la macchia dell’esonero in viola è freschissima) come legittimare Pirlo ct? Sarebbe uno schiaffo alla meritocrazia, una beffa anche per i vari Silvio Baldini o i tecnici federali alla Nunziata, una scommessa pericolosa sulla pelle del popolo azzurro già scottato prima, bruciato poi e ferito a sangue alla fine dalle tre eliminazioni di fila ai Mondiali.
Entro pochi giorni sapremo tutto ma è certo che a rischiare è anche lo stesso Maldini: sbagliare la prima (e più importante) mossa gli farebbe perdere immediatamente quel credito che la maggioranza dei tifosi gli ha concesso al buio. E l’ex terzino rischierebbe di bruciarsi come Buffon fece assumendosi la fallimentare scelta di Gattuso.

