riportare il calcio ai livelli di nuoto e atletica. Ma c’è una minaccia

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Il presidente della Figc ha davanti la missione di riportare il calcio italiano ai livelli di nuoto e atletica, ma l’indagine sul tesseramento può complicare tutto: cosa rischia

Chissà se, assistendo ai successi dell’Italia agli Europei di nuoto e atletica, Giovanni Malagò avrà provato un pizzico di nostalgia per i 12 anni trascorsi alla guida del Coni. Lo attende, però, la sfida più dura: (ri)portare il calcio italiano ai livelli degli altri sport in cui oggi lo Stivale eccelle. E gli sono bastate poche settimane dalla sua elezione alla presidenza della FIGC per capire che la missione non sarà affatto semplice. Dal caso Pirlo, che ha portato all’addio di Maldini e poi alla nomina di Mancini come ct e di Ranieri come direttore tecnico della Nazionale, fino all’ultima minaccia, che rischia addirittura di mettere in discussione la sua posizione.

Nuoto e atletica, il modello per il calcio italiano

Se fino a non molto tempo fa era il calcio a essere considerato il modello di riferimento per i successi della Nazionale e dei club, oggi lo scenario si è completamente ribaltato. L’Italia eccelle nel tennis, nel nuoto e nell’atletica, mentre è in evidente difficoltà proprio nello sport in cui per decenni ha costruito la propria tradizione vincente.

A Birmingham è arrivata la consacrazione dell’atletica azzurra, con il doppio oro di Larissa Iapichino e della staffetta 4×400 maschile che hanno permesso all’Italia di conquistare il medagliere proprio all’ultimo respiro, superando la Gran Bretagna. Sì, Stefano Mei, presidente della Fidal, ha ragione: è stata “la migliore spedizione di sempre”. Dieci ori, sei argenti e sei bronzi: numeri che certificano un autentico trionfo.

Nel nuoto, invece, il medagliere è sfumato per un centesimo, quello che ha negato l’oro a Benedetta Pilato e Thomas Ceccon. Poco importa, perché il secondo posto finale agli Europei di Parigi, con un bilancio di 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi, dimostra lo status raggiunto dal movimento italiano. Simona Quadarella e Nadia Battocletti rappresentano le top player di cui la Nazionale che Malagò intende rilanciare avrebbe tremendamente bisogno; Sara Curtis è il nuovo gioiello che, nel calcio, diventa invece sempre più difficile individuare. Perché di giovani in Serie A ce ne sono pochi e, troppo spesso, non trovano neppure spazio.

Malagò e la difficile sfida alla guida della FIGC

Dietro l’exploit dello sport italiano c’è anche il grande lavoro svolto da Malagò nei 12 anni – dal 2013 al 2025 – in cui è stato presidente del Coni, periodo nel quale l’Italia ha conquistato oltre 100 medaglie olimpiche. C’è da scommettere che il numero uno della FIGC, pur alle prese con la complicata ricostruzione del calcio italiano, abbia seguito con partecipazione le imprese degli azzurri nel nuoto e nell’atletica. E, si sa, davanti a emozioni di questo tipo – conoscendone la portata, i sacrifici e la passione che si celano dietro ogni medaglia – provare un pizzico di nostalgia è un sentimento del tutto umano.

Il pensiero, però, è tutto rivolto al pallone. Da quando lo scorso 22 giugno ha assunto la guida della Figc, Malagò si è trovato ad affrontare ostacoli di ogni sorta. Aveva scelto Maldini e Leonardo per un progetto decennale da sviluppare insieme a Pep Guardiola. Poi il no del catalano, la virata su Andrea Pirlo, la bufera legata al caso Russia e gli addii di Maldini e Leonardo. Quindi, la decisione di puntare sul Roberto Mancini, nonostante la contrarietà dei club di Serie A che avrebbero preferito Antonio Conte, e su Claudio Ranieri come direttore tecnico. Infine, la nomina di Gianfranco Zola a coordinatore dei progetti delle attività giovanili e le scintille con il Coni per aver scelto Diana Bianchedi come capo delegazione della Nazionale. È successo tutto nell’arco di una manciata di giorni, non di mesi. E la sensazione è che per Malagò la parte più difficile della sua nuova avventura sia appena cominciata. Perché – lo ricordiamo – l’Italia ha saltato tre Mondiali di fila. Tre.

La nuova minaccia: Malagò rischia di decadere?

Come se non bastassero le difficoltà dei primi giorni, per Malagò si apre ora un altro fronte potenzialmente molto delicato. Lo riferisce La Stampa: la Procura federale dovrà fare chiarezza sulla regolarità del tesseramento del nuovo presidente al momento della candidatura alle elezioni dello scorso 22 giugno. A sollevare il dubbio era stato l’avvocato ed ex giocatore della Lazio Renato Miele, ma finora la questione non era mai stata esaminata nel merito dagli organi della giustizia sportiva.

La Procura generale dello Sport ha però chiesto di avviare gli accertamenti, invitando la Procura Figc ad acquisire la documentazione relativa al tesseramento e alle sue date di decorrenza. Toccherà quindi al procuratore Giuseppe Chiné verificare se Malagò fosse effettivamente in possesso di tutti i requisiti previsti dallo Statuto federale per essere candidato ed eletto. La Figc, dal canto suo, ha sempre sostenuto che l’attuale presidente “è stato ritenuto candidabile dagli uffici”. L’esito dell’indagine potrebbe però avere conseguenze pesantissime: se emergessero irregolarità, l’elezione potrebbe essere messa in discussione, fino all’ipotesi dell’annullamento del voto e del commissariamento della Figc.

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