Pep Guardiola può davvero diventare il nuovo CT dell’Italia? Tra entusiasmo, dubbi e resistenze, il vero interrogativo riguarda il futuro del calcio italiano e la capacità del sistema di sostenere un progetto innovativo
Pep Guardiola è il nome che sta dividendo il calcio italiano. L’ipotesi di vederlo come nuovo commissario tecnico della Nazionale accende entusiasmo e dubbi: non solo per i costi, ma soprattutto per la capacità del sistema calcio italiano di sostenere un progetto così ambizioso.
Guardiola CT dell’Italia: il sogno prende forma
Non sorprenderebbe lo scetticismo di Guardiola di fronte a un’offerta incondizionata: diventare CT dell’Italia. Si è spesa la FIGC nella sua espressione apicale: Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo. Il nuovo corso della Federazione è partito da una suggestione: sembrava impossibile anche solo pensarlo, invece Maldini e Leonardo hanno partorito un capolavoro.
Intessere una rete con Pep, presentargli un progetto, scardinare le ragioni di un no più che plausibile e distoglierlo dalla voglia di fare altro. Non è detto riescano a fare cambiare idea a Guardiola: però ha preso tempo, vuole già dire tutto. Maldini prima di ogni altro ha realizzato l’unica missione possibile: insinuarsi tra gli interrogativi di Guardiola e provare a smontare la titubanza.
Il sondaggio tra i tifosi: quasi uno su due chiede Guardiola
Li spinge la voce dei tifosi. Il rumore che cresce da sotto, il movimento che nasce dal basso. Ci sono numerosi indicatori a certificare che gli italiani vogliono Guardiola alla guida dell’Italia. Postulato peraltro semplice, come è semplice il calcio quando si ha la decenza di non complicarlo.
L’ultimo indizio arriva da un sondaggio commissionato da Gazzetta a SWG: escludendo Guardiola, Antonio Conte resta il nome più gradito, un italiano su tre. A ruota Rberto Mancini, uno su quattro, e Andrea Pirlo, quasi un interpellato ogni sette. Se tra le opzioni si inserisce il nome di Pep, i numeri cambiano: lo reclama poco meno di un appassionato di calcio su due (40%) e le preferenze per Conte si sgretolano, quasi uno ogni cinque. Mancini e Pirlo, al 17%, spariscono dai radar.
Il presidente del Coni parla di Guardiola al Corriere della Sera
Non sorprenderebbe lo scetticismo di Pep Guardiola di fronte a un’offerta da scrivere congiuntamente su un foglio intonso: diventare CT dell’Italia.
In un’intervista al Corriere della Sera, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha spiegato:
Non voglio dare consigli a Malagò che nel ruolo di nuovo presidente della Figc è partito alla grande. La sola cosa che chiedo a Giovanni è di designare un commissario tecnico italiano
Poi Buonfiglio sviluppa il ragionamento:
La stragrande maggioranza dei nostri allenatori di serie A è italiana: è con loro che si dovrà confrontare il ct. Sono bravi, professionali, sono frutto della nostra tradizione. Perché tagliarli fuori?
L’esegesi sta nella valorizzazione dell’identità, nel calcio e nello sport, per ricostruire un sistema che ha perso competitività internazionale. La scelta deve ricadere, secondo Buonfiglio, su chi può entrare velocemente nella cultura calcistica nazionale e nella sua tradizione tecnica: un allenatore straniero farebbe più fatica.
Un discorso prima di principio e poi di merito. Buonfiglio porta un esempio concreto:
Quand’ero presidente della Federazione Canoa feci l’errore di prendere un tecnico tedesco: era bravo ma non si preoccupò di conoscere la mentalità italiana. Non vincemmo nulla e si perse anche tutto il lavoro buono fatto in precedenza
È una delle tesi sostenute dagli scettici, e ci sono: non impazziscono all’idea di Guardiola CT dell’Italia. La competenza internazionale senza conoscenza del contesto può essere fallace.
Guardiola CT dell’Italia: perché no
Tra gli scettici c’è chi teme che Guardiola porti una filosofia molto sofisticata, basata sul possesso palla e su meccanismi collettivi che richiedono tempo.
Infine, la questione economica, il costo: lo ha ammesso Malagò, per Guardiola sarebbe necessario uno sforzo economico. Che Malagò, per altro, sarebbe pronto a sobbarcarsi. Un modo si trova
Il silenzio di Guardiola dura da qualche giorno. Vuol dire che il cantiere dei lavori in corso è aperto e un sogno impossibile è diventato un sogno possibile. Sarebbe comprensibile, l’eventuale scetticismo di Pep Guardiola di fronte a un’offerta sconfinata: diventare CT dell’Italia. Nel caso in cui Guardiola fosse davvero pronto a dire sì, il sistema che muove il calcio italiano è pronto a fare altrettanto?
Guardiola CT dell’Italia: le ragioni di un sì
Il profilo di Guardiola, merce più che rara, unica: esperienza internazionale, ha vinto ovunque, rappresenterebbe un cambio culturale per il calcio italiano.
Figura centrale di un progetto più ampio di ricostruzione tecnica: un’altra mentalità e un metodo nuovo. Cambiamenti non radicali ma strutturali e metodologici.
Guardiola ha costruito la sua carriera sull’idea che una squadra debba avere un’identità riconoscibile: siano gli altri ad adattarsi.
Significa pensare in termini di dominio del gioco, possesso palla, pressione costante in fase di non possesso, costruzione dal basso, interscambiabilità dei ruoli.
La visione del talento di Pep Guardiola si lega all’idea di trasformare calciatori già forti in profili completi: lavorare non solo sui migliori, ma anche sulla crescita di profili giovani.
Guardiola ponte autorevolissimo tra Nazionale e club: colmerebbe la distanza tra il lavoro della Nazionale e quello quotidiano, valorizzerebbe un concetto comune per i settori giovanili e principi condivisi tra tecnici federali e allenatori.
Guardiola basterebbe ad amplificare l’attenzione internazionale sulla Nazionale, rendere più attrattivo il progetto Italia anche per gli sponsor e rimettere la Federazione al centro del dibattito calcistico. Italia, laboratorio di innovazione.
La domanda finale riguarda il sistema Italia
C’è un vestito ulteriore nel bagaglio di Pep Guardiola: la mentalità vincente. La gestione, per decenni, dei grandi campioni, delle aspettative e dei momenti decisivi nelle gare che contano di più.
Guardiola non è garanzia di risultato ma cardine di un processo. La domanda vera è se il sistema calcistico italiano è pronto ad accompagnarlo nel progetto. Guardiola CT avrebbe bisogno di tempo, collaborazione, disponibilità e sostegno.
Sarebbe plausibile, l’eventuale scetticismo di Pep Guardiola di fronte a un’offerta senza condizioni: diventare CT dell’Italia. Se davvero stesse vacillando di fronte al nostro sogno impossibile, saremmo in grado di reggerlo alle fondamenta?

