Mancini CT e Ranieri DT, la grande novità è stata chiamare i vecchi amici

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La voglia di nuovo auspicata per il prossimo quadriennio ha già lasciato spazio all’usato sicuro: le scelte conservative del presidente FIGC dopo il pasticcio Maldini-Pirlo.

Doveva essere l’Italia delle novità, della rottura col passato, dell’affermazione di un diverso modello di calcio, di filosofia e di visione: la rivoluzione di Giovanni Malagò, invece, s’è esaurita nel chiamare i vecchi amici. Il Commissario Tecnico, alla fine, l’ha deciso lui con un atto d’imperio: Roberto Mancini, compagno di tessera al Circolo Aniene e compagno di squadra la scorsa settimana nella finale della Coppa Canottieri Over 60. Anche per il Direttore Tecnico è bastata una veloce telefonata: Claudio Ranieri s’è precipato a Roma dalla Calabria, dove era in vacanza, per dirgli di sì e chiudere l’impasse. Malagò e Ranieri accomunati da una storica passione: quella per la “Maggica”.

Malagò, il rischio Pirlo e l’usato sicuro

Chi l’avrebbe detto che un politico navigato e scaltro (nel senso buono del termine), attento e previdente come Malagò potesse ritrovarsi col cerino in mano a un mese dall’elezione a boss della Federcalcio. All’ex deus ex machina di Milano Cortina deve essere caduto il mondo addosso quando in una delle tante videochiamate Maldini gli ha fatto un annuncio ferale: “Ho trovato il CT”. “Guardiola ha detto sì?”, la domanda di Giovanni. “No, il CT sarà Pirlo”. Apriti cielo. È in quel frangente che Malagò ha capito che avrebbe dovuto prendere la situazione in pugno. È lì, di fronte alla prospettiva di ripartire con un progetto tutto da decifrare, con un CT senza esperienza e “debole”, che il nuovo ha lasciato spazio all’usato sicuro.

Mancini e Ranieri a caccia del riscatto

Malagò è sceso in campo prima di tutto per neutralizzare e scongiurare l’ipotesi Pirlo. Poi per far capire a Maldini e Leonardo che non ci sarebbe stato spazio per nuove idee “avventate”. Thiago Motta, Pioli, Palladino: macché. Appena il presidente FIGC ha avuto certezza delle dimissioni di Paolo e Leonardo, proprio i due che aveva tanto insistito per avere nella sua squadra, s’è tirato fuori dai guai in breve tempo. Mancini, insoddisfatto e pentito dopo la scappatella saudita, non aspettava altro che tornare per emendarsi. E anche Ranieri, rimasto solo soletto dopo il naufragio dell’esperienza da dirigente alla Roma, non vedeva l’ora di rimettersi subito in pista con un incarico d’alto profilo.

La nuova Italia di Malagò guarda indietro

L’Italia di Malagò, dunque, piuttosto che al futuro guarda al passato. Al Mancio, con cui la Nazionale ha vinto un meraviglioso Europeo in un momento molto delicato. A Ranieri, un “grande vecchio” del calcio tricolore, un normalizzatore d’esperienza e una guida ricca di senno e buon senso. E molto probabilmente a un altro cavallo di ritorno, Lele Oriali, pronto ad assumere la carica di team manager. La rivoluzione di Malagò s’è trasformata, in un mese, a tutti gli effetti in una restaurazione. Basterà guardare indietro, alla storia e alla tradizione del calcio italiano, per ritrovare gli antichi smalti?

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