Il presidente della Figc ha ammesso che l’ex numero 10 è tra i candidati al ruolo di “terza figura” da affiancare a Mancini e Ranieri
Gianfranco Zola potrebbe essere la “terza figura” annunciata da Giovanni Malagò nel nuovo staff dell’Italia accanto al neo-c.t. Roberto Mancini e al nuovo d.t. Claudio Ranieri, lo ha ammesso lo stesso presidente federale. Ma l’ex campione, firmatario dell’ultima riforma della Serie C, potrebbe correre un grande rischio dopo il fallimento di Paolo Maldini.
Italia, una terza figura con Mancini e Ranieri
Nella conferenza stampa con cui ha annunciato la nomina di Roberto Mancini a c.t. dell’Italia e di Claudio Ranieri a direttore tecnico della Figc, Giovanni Malagò ha annunciato che presto potrebbe entrare a far parte dello staff azzurro una “terza figura”, che oltre al ruolo di dirigente delle nazionali giovanili – ricoperto in passato da Gigi Riva e Gigi Buffon – avrà anche un altro compito. “Voglio affidargli anche il coordinamento delle nazionali giovanili insieme a Maurizio Viscidi, che rimarrà con noi”, ha precisato Malagò.
Zola con Malagò dopo la riforma della Serie C
Lo stesso Malagò ha poi ammesso che, per questo ruolo, sta pensando a Gianfranco Zola: “Può essere sicuramente un nome che rientra nella scelta del terzo soggetto”, ha aggiunto il presidente federale. D’altra parte l’ex numero 10 si è già fatto notare per l’attenzione con cui ha trattato il rilancio dei settori giovanili e lo sviluppo dei talenti italiani da vicepresidente vicario della Lega Pro, riuscendo a far approvare la “riforma Zola”. La normativa prevede che, a partire da questa stagione, le squadre di Serie C dovranno rispettare un salary cap, avranno l’obbligo di avere almeno 6 giocatori del proprio settore giovanile (che cresceranno fino a 8 nei prossimi 2 anni) e riceveranno premi per il minutaggio dei giovani.
Il ruolo di Zola accanto a Viscidi
Affiancare Zola a Viscidi, dunque, significherebbe inserire nello staff delle nazionali giovanili una figura che tuteli il talento delle promesse azzurre: l’ex attaccante ha infatti più volte sottolineato che, a suo parere, l’Italia produce ancora buoni giocatori a livello giovanile e che in realtà il vero problema del nostro calcio è rappresentato dalla scarsa fiducia che i giovani riscontrano una volta arrivati in prima squadra.
Zola potrebbe dunque assumere il ruolo di “guardiano” dei talenti più interessanti del nostro calcio, una figura in grado di seguire e proteggere il loro sviluppo nelle squadre di club. “In Italia dobbiamo migliorare perché cresciamo bene i giovani fino a una certa età, poi manchiamo nello step più importante, quello in cui si diventa giocatori veri”, ha dichiarato Zola in una recente intervista a Sky Sport.
Il grande rischio dopo Maldini
Ma Zola otterrà davvero i poteri necessario per portare avanti questo compito? Il grande rischio per l’ex campione è quello di emulare il fallimento di Paolo Maldini, intenzionato a rivoluzionare il sistema di produzione dei giocatori in Italia attraverso l’ingaggio di un c.t.-coordinatore come Pep Guardiola. Un progetto fallito per il no del catalano e poi per la bocciatura “politica” della sua alternativa, Andrea Pirlo, anche da parte dello stesso Malagò.
Entrando nella squadra azzurra, Zola rischia di trasformarsi in “uomo immagine” del cambiamento per la nuova Federcalcio, senza però avere i reali strumenti per operare quel cambiamento. L’ex campione avrà quindi bisogno di coraggio per dire sì a Malagò, ma anche di carattere per imporre poi le proprie scelte all’ambiente federale.

