L’Inghilterra sogna, Tuchel alza il muro anti-Norvegia – Calcio

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(di Riccardo Rimondi)
La Norvegia ha Haaland; l’Inghilterra
ha Kane, Bellingham e lo scalpo dell’Azteca. La vittoria contro
i padroni di casa del Messico, in inferiorità numerica, davanti
a uno stadio indiavolato, sulla stessa erba che vide Maradona
segnare i due gol forse più famosi del ‘900 ai calciatori di sua
Maestà nel 1986, ha scatenato l’entusiasmo dei Tre Leoni.

   
C’è un prima e un dopo l’ottavo di finale contro il Messico,
nel modo in cui gli inventori del calcio, che da 60 anni
attendono di poter alzare un trofeo, vivono questo Mondiale.

   
Prima c’è l’estrema prudenza di chi vedeva una squadra
sull’ottovolante: la bella vittoria per 4-2 con la Croazia, poi
lo 0-0 col Ghana e il sofferto 2-0 contro Panama, quindi un
sedicesimo di finale da panico con la Repubblica democratica del
Congo capace di accarezzare l’impresa fino alla doppietta
salvifica di Kane.

   
Dopo c’è la notte magica dell’Azteca, passata in bianco
dall’intero Paese: ora gli inglesi sognano che quel “It’s coming
home”, colonna sonora di qualunque torneo internazionale, sia
qualcosa in più di un auspicio. E, al diavolo la scaramanzia, i
quotidiani inglesi riportano come il premier dimissionario Keir
Starmer stia già pensando di proclamare un giorno di festa, nel
caso di vittoria del Mondiale. “Non vorrei portare sfortuna, ma
chiedetemelo di nuovo se arriviamo in finale”, si è schermito.

   
La data cerchiata sul calendario sarebbe il 24 luglio.

   
Per allora Starmer avrà già lasciato il numero 10 di Downing
Street al successore, presumibilmente Andy Burnham. Un piccolo
smacco per chi, nei giorni che hanno preceduto gli ottavi di
finale, ha mosso i canali diplomatici per impedire che l’orario
del fischio di inizio di Messico-Inghilterra venisse modificato,
cosa che avrebbe impedito a tremila tifosi inglesi di arrivare
in tempo all’Azteca.

   
L’ottimismo del premier uscente è largamente condiviso. Anche
la leggenda Alan Shearer, uno dei più grandi attaccanti inglesi
degli anni ’90, ha scritto sul sito della Bbc di aver cambiato
idea sulle possibilità degli inglesi a questo Mondiale. Prima
dell’Azteca “non credevo davvero che l’Inghilterra potesse
vincere questo Mondiale. Ma ho cambiato idea, e penso che
l’abbiano fatto tutti”, ha ammesso, ammonendo però che in tutti
i tornei in cui l’Inghilterra ha fatto bene c’era sempre una
partita che assomigliava alla chiave di volta e poi non lo era.

   
E, però, stavolta può essere quella buona: “Ho 55 anni e
definirei quella prestazione la migliore performance di squadra
che abbia mai visto da una nazionale inglese nella mia vita,
soprattutto in trasferta”.

   
Per i ‘leoni’ il pericolo numero uno, neanche a dirlo, è
Haaland. In queste ore il ct Tuchel sta studiando il muro da
opporre al fuoriclasse norvegese, nato in Inghilterra e
mattatore della Premier League col Manchester City. Non è un
rebus facile da risolvere. Il terzino destro Quansah, espulso
contro il Messico, è squalificato per due partite. E James, alle
prese con gli acciacchi che hanno condizionato tutta la sua
carriera, ancora ieri non si è allenato. In mancanza di entrambi
potrebbe partire titolare Spence, che normalmente gioca a
sinistra. Ancora ieri Tuchel ha dovuto fare a meno di Rice e
Guéhi. Insomma, non sarà semplice trovare la formula magica
utile a intrappolare il pericolo numero uno dei norvegesi.

   
Non impossibile, soprattutto se ha ragione Shearer nel
definire la caratteristica fondamentale di questa squadra:
“Siamo adattabili a ogni partita”. Soprattutto, Tuchel può
partire da due punti fermi come Kane e Bellingham. Le fondamenta
del Wonderwall inglese sono loro, hanno segnato dieci degli 11
gol della squadra in questo Mondiale e tutti quelli necessari a
vincere gli ultimi tre match contro Panama, Congo e Messico.

   
Spetta a loro far sì che sabato, a Miami, le note dell’inno
degli Oasis risuonino più forte del Viking Row.

   

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