L’obiettivo della società nerazzurra è quella di mettere a disposizione di Chivu almeno un doppione per ruolo, alzando il livello dei gregari non solo sul piano numerico
Il disegno è di quelli ambiziosi, ampi, una tela che per spazi e dimensioni da riempire equivale quasi ad un murales. E l’Inter, il suo nuovo centrocampo, intende dipingerlo esattamente così. Tra colonne, conferme, ritorni e facce nuove. Ma pure qualche inevitabile addio, considerando che di minutaggio ce ne sarà sì almeno un po’ per tutti, ma per qualcuno chiaramente meno di altri. In ogni caso, la dirigenza nerazzurra punta a costruire un centrocampo extra-large in vista di un calendario che come sempre, tra Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa Italiana, si preannuncia parecchio intasato. E allora per comporre una squadra che sia competitiva soprattutto in Europa, e non solo in Italia come ha già dimostrato di sapere fare alla grande, anche i rincalzi devono garantire la stessa affidabilità dei titolarissimi. Ecco perché nel 3-5-2 di Chivu – che, implicito, impone l’utilizzo di un paio di esterni, un regista e due mezzali – il numero di gregari deve quantomeno pareggiare quello dei protagonisti assoluti. Un centrocampo folto in cui si innalzi il livello di chi subentra, composto da (almeno) una decina di interpreti. Un centrocampo, a tutti gli effetti, da 10. E se poi si aggiunge pure la lode, tanto di guadagnato.
nel solco
—
Il reparto mediano delle ultime stagioni – si potrebbe recitare a memoria: Dumfries, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco – è da anni il cervello dell’Inter, il punto nevralgico attraverso cui passa qualsiasi costruzione nerazzurra. Ma inevitabilmente, tra addii (Denzel) e anni che passano (l’armeno “che va come un treno”, ma pure il regista turco) il pacchetto andrà anche solo leggermente riprogrammato, aggiornato come un pc che torni a macinare numeri nella maniera più rapida e precisa possibile. E allora in soccorso arriva puntuale il mercato, che ad oggi vede i nomi di Palestra e Jones – più quello di Aleksandar Stankovic già contro-riscattato dal Bruges, che verrà valutato attentamente in ritiro anche per cucirgli addosso una precisa collocazione tattica – più accreditati per andare a migliorare un centrocampo da urlo già così com’è. Ma se da una parte andranno definite pure le situazioni in uscita relative a Frattesi e Luis Henrique, dall’altra resiste forte l’idea di mettere nelle mani di Cristian Chivu una rosa completa, che per ogni titolare possa contare su un “doppione” di livello analogo o quasi.
Gazzetta Mondiale: ogni notte un’edizione straordinaria esclusiva. Non perdertela, abbonati a 1€/mese!
Sulla fascia sinistra problemi non se ne pongono, con l’esterno principe Dimarco intoccabile e il prezioso Carlos Augusto a fare da vice nel caso in cui dovessero definitivamente spegnersi le sirene di mercato per il brasiliano. In regia neppure, considerando che Calhanoglu sarà ancora centrale per l’Inter e che in ogni caso Zielinski (e pure Sucic) garantisce la stessa affidabilità del turco. Così si arriva al centro-destra, al ruolo di mezzala occupato già proprio da Sucic e Mkhitaryan – a fine giugno la firma dell’armeno sull’ultimo rinnovo – attorno a cui l’Inter sta effettuando le proprie valutazioni principali in chiave mercato. L’idea sarebbe quella di affidare la titolarità a Curtis Jones, coltivando ulteriormente il talento del croato Petar e utilizzando Miki come prezioso jolly al bisogno. Completa il trio di centrocampisti nel mezzo Barella, leader tecnico e non solo della squadra. E a destra? La rima viene naturale: Palestra. Con Diouf dirottato definitivamente in corsia come alter ego dell’ex Cagliari intoccabile o quasi. Così prenderebbe forma il nuovo centrocampo dell’Inter, seguendo precisamente la linea dettata da Oaktree e Marotta sul mercato: stranieri esperti e giovani italiani. In Serie A qualcuno riuscirebbe ad eguagliare la qualità nerazzurra?
© RIPRODUZIONE RISERVATA


