La FIFA ritira Forward Enterprises dopo lo scontro con UEFA, AFC e CONCACAF. Il progetto pensato per aumentare le risorse del calcio mondiale diventa il primo vero test politico della leadership di Infantino
“Nessuno sta vendendo il calcio”. Le parole di Gianni Infantino non sono bastate. L’estremo tentativo del presidente della FIFA di dare vita a FIFA Forward Enterprises (FFE), quello che sarebbe potuto diventare il progetto più ambizioso della sua presidenza, è fallito davanti a una frattura politica senza precedenti. Le divergenze con UEFA, AFC e CONCACAF hanno costretto la FIFA al passo indietro.
“Il progetto non è più nell’interesse dell’obiettivo prefissato”
La FIFA Forward Enterprises nasceva con un obiettivo preciso: creare una struttura per valorizzare commercialmente i principali tornei FIFA e attrarre nuovi capitali. Dopo giorni di tensioni, Infantino ha riconosciuto che le divisioni generate dall’iniziativa erano ormai incompatibili con l’obiettivo prioritario: unire il movimento.
I’m putting it all on the line for this. È un’espressione che negli Stati Uniti appartiene allo sport, alle sceneggiature cinematografiche e ai discorsi motivazionali: significa mettersi completamente in gioco, senza riserve. Invece i progetto è naufragato.
Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di supporto, non è più nell’interesse dell’obiettivo prefissato.
Con una nota ufficiale, la FIFA ha fatto dietrofront.
Un piano da 4,2 miliardi per cambiare il modello FIFA
Il progetto FIFA Forward Enterprises prevedeva la cessione agli investitori privati del 21% della società, con l’obiettivo di raccogliere 4,2 miliardi di dollari. Secondo la FIFA, quelle risorse avrebbero permesso di anticipare nuovi fondi alle 211 federazioni affiliate attraverso il FIFA Fast Forward Programme, portando gli investimenti nello sviluppo del calcio oltre i 10 miliardi nel quadriennio successivo.
I contributi ordinari sarebbero rimasti garantiti: 20 milioni di dollari nel ciclo 2027-2030, 22 milioni nel successivo e 24 milioni nel periodo 2035-2038. La differenza sarebbe arrivata dalla FFE: 40 milioni già nel primo ciclo alle federazioni favorevoli, nessun aumento per quelle contrarie. Nelle intenzioni della FIFA, il modello avrebbe trasformato il valore commerciale dei grandi eventi in nuove risorse per lo sviluppo del calcio.
L’opposizione di UEFA, AFC e CONCACAF
La prima opposizione è arrivata dalla UEFA, contraria all’ingresso di capitali privati nella gestione del patrimonio commerciale della FIFA. La confederazione europea ha minacciato il boicottaggio delle competizioni FIFA, inclusa la Coppa del Mondo, da parte delle sue 55 federazioni affiliate.
La posizione della UEFA ha trovato rapidamente il sostegno della CONCACAF e dell’AFC. Insieme rappresentano 137 delle 211 federazioni FIFA. Bastano i numeri a spiegare il passo indietro.
La CONMEBOL ha mantenuto una linea più prudente: nessun rifiuto formale, ma il richiamo al principio secondo cui ogni scelta commerciale deve restare subordinata agli interessi del calcio.
La frattura arriva dentro la FIFA
Anche all’interno della FIFA il sostegno alla FFE ha iniziato rapidamente a indebolirsi. Le dimissioni di Carlos Cordeiro, consulente di Infantino, hanno segnato il primo strappo: il progetto è stato definito “un pessimo affare” per le federazioni, il calcio e il suo futuro.
Più dura ancora la posizione di Kevin Lamour, direttore operativo della FIFA, che ha accusato Infantino di aver tenuto il personale all’oscuro, definendo la FFE “il progetto di una sola persona”.
Per molti dirigenti, una scelta destinata a modificare il futuro economico della FIFA avrebbe richiesto un confronto più ampio.
Il caso più emblematico è quello di Bernd Neuendorf, presidente della Federazione tedesca e membro del Consiglio FIFA, che ha dichiarato di aver appreso dell’iniziativa dai media nonostante facesse parte dell’organo di vertice della federazione.
La FIFA ha replicato che il dibattito era stato condizionato da informazioni inesatte, ma la percezione diffusa era di una decisione strategica già definita.
Il primo colpo alla leadership di Infantino
La vicenda FFE porta al nodo centrale: il rapporto tra il presidente della FIFA e gli equilibri istituzionali. Infantino negli anni del suo mandato ha costruito un consenso solido: FIFA finanziariamente forte, ricavi record dal Mondiale e una riconferma nel 2027 considerata certa.
Adesso qualcosa è cambiato. La FIFA ha attraversato molte controversie, dalle assegnazioni dei Mondiali in Russia e Qatar alle critiche sulla trasparenza dei futuri tornei. Non era però mai accaduto che le principali confederazioni ipotizzassero un boicottaggio delle competizioni FIFA.
Il ritiro della FIFA Forward Enterprises ha evitato a Infantino una sconfitta formale, ma l’immagine di una leadership senza opposizione ha subito il primo contraccolpo.
Il presidente della FIFA conserva una rete di consenso costruita in quasi dieci anni di mandato, eppure l’ipotesi di una corsa senza rivali nel 2027 non appare più scontata. Il progetto è durato pochi giorni ma il contraccolpo politico potrebbe accompagnare Infantino fino alla fine del mandato: ci sono le condizioni perché la UEFA possa decidere di sostenere una candidatura alternativa alle prossime elezioni per la presidenza della FIFA.

