L’analisi sulla crisi del calcio
italiano si arricchisce di un nuovo capitolo, o meglio, di un
nuovo libro. A firmarlo è Lorenzo Casini, presidente della Lega
Serie A dal 2022 al 2024 e attualmente rettore e professore
ordinario di Diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti Studi
Lucca e presidente dell’Istituto di ricerche sulla pubblica
amministrazione (Irpa). ‘Quel che resta del calcio. Miti e
speranze dello sport più amato dagli italiani’ (Il Mulino, pp
272) indaga un sistema che ha smesso di funzionare, non tanto
per mancanza di talento quanto di organizzazione.
Un viaggio in tutto ciò che non funziona in un Paese che –
nonostante 33 milioni di tifosi, 4 milioni di praticanti e 4
Mondiali vinti – vede la propria nazionale fuori dal massimo
torneo per la terza volta consecutiva, ha stadi fatiscenti e il
cui calcio professionistico ha accumulato oltre cinque miliardi
di perdite in pochi anni, oltre a non generare più molto
entusiasmo. Alla base di tutto, per Casini, l’incapacità
dell’Italia di organizzare ciò che possiede.
Oltre a una diagnosi critica si offre una prospettiva di
ripresa, basata su tre pilastri tra loro collegati:
infrastrutture, risorse e, soprattutto, cultura. “Perché il
calcio, prima di essere industria, rimane un gioco – sostiene
l’autore -. E proprio da lì, dalla formazione, dalla tecnica e
dalla fantasia di una gioventù tradita può nascere una speranza
credibile di futuro per il calcio italiano”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

