Vardy boccia la Serie A: “Lenta e difensiva. In allenamento corri soltanto, poi in partita

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L’attaccante inglese nel podcast “Jamie Vardy’s Having A Party”: “Per me le gare sono tutte importanti, in Italia invece… Qui i direttori sportivi hanno voce in capitolo su tutto”

Jamie Vardy diventa anche podcaster. Dopo “I Vardys”, la docu-serie da poco trasmessa anche da Netflix in cui si racconta la vita della sua famiglia, l’ex Leicester e Cremonese ha inaugurato il primo episodio del podcast “Jamie Vardy’s Having A Party”. In studio con la moglie Rebekah e il conduttore Manish Bhasin, l’attaccante di Sheffield racconterà ogni settimana aneddoti sul calcio e sulla sua vita movimentata e commenterà i Mondiali, Inghilterra in testa, nel suo stile diretto e senza filtri col quale ha già inaugurato la serie. Partendo dalla Serie A, in cui ha giocato nell’ultima stagione. “Com’è il calcio italiano rispetto a quello inglese? È molto più lento, più difensivo. L’allenamento è continuo: corri, corri, corri. Poi vai in partita e, letteralmente, non hai più niente da dare. Non è bello quando hai 38, 39 anni, vero? Ma non solo per me. Qui funziona così. E il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto, è pazzesco”. 

la mentalità

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Non mancano gli esempi: “In vista della partita contro il Bologna abbiamo fatto quello che facciamo di solito in Inghilterra. Quindi abbiamo avuto un giorno libero dopo la partita. Tutti sono entrati in campo freschissimi, e abbiamo vinto per 3-1. Tutti erano euforici. Quindi nella mia testa pensavo: ‘Bene, continueremo così’. E invece… no, siamo tornati ad allenarci tutti i giorni, perchè ‘questa partita è davvero importante’. Ma come? Tutte le partite lo sono, non c’è diffrenza, almeno questa è la mia mentalità”.

la famiglia

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Vardy parla anche delle difficoltà di ambientamento vissute dalla sua famiglia, con la quale aveva scelto di vivere in una villa sul Lago di Garda, a Salò:  “Se devo essere onesto, trasferirsi all’estero con una famiglia è davvero, davvero difficile. Com’è stato tornare?Molto bello, a dire il vero. Ovviamente avevamo già riportato i ragazzi indietro. È stata una lotta. Davvero. E mi sono anche sentito molto in colpa”. Non una cosa usuale, per chi ha nella leggerezza un tratto peculiare: “Do il meglio di me quando mi diverto. Devi farti una risata. Mi faccio una risata da sempre, anche quando facevo panchina nelle serie minori. Quando non ho mai mollato, e ne è davvero valsa la pena. Il calcio mi ha salvato. Ho un pulsante di autodistruzione, avrei potuto prendere una direzione completamente diversa, magari trovarmi ad Alcatraz…”. E giù una risata.



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