ultima scelta ma con il destino di Maldini, Leonardo e Malagò nelle sue mani

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Dopo il terremoto provocato dal caso Pirlo, la corsa alla panchina azzurra prende una piega inattesa e gli equilibri vacillano: Maldini e Leonardo pronti a farsi da parte

Altro che aria nuova. Il calcio italiano è attraversato da un vento di burrasca che rischia di provocare scossoni persino superiori a quelli del post Zenica. Perché se la caduta di Gravina e, con essa, quella dei vari Buffon e Gattuso, era in qualche modo annunciata, nessuno avrebbe immaginato che la nuova era Malagò potesse iniziare tra così tante difficoltà, fino a mettere in discussione il futuro del tandem Maldini-Leonardo appena due settimane dopo la loro nomina. Dopo la bufera che ha travolto Pirlo per il caso Fonbet, il paradosso è che il destino delle due figure simbolo del progetto di rilancio del calcio italiano voluto dal neo-presidente della FIGC sia ora nelle mani dell’ultima scelta: Roberto Mancini.

Ct Italia, Mancini carta della disperazione dopo il caso Pirlo

Giovedì scorso Malagò, Maldini e Leonardo si mostravano sorridenti davanti alle telecamere al termine dell’assemblea di Lega. La parola chiave dei loro interventi era una sola: “condivisione”. Sintonia totale sul progetto decennale immaginato per dare nuovo slancio al movimento calcistico italiano e, naturalmente, anche sulla scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale.

Il direttore tecnico e l’advisor avevano raccontato di aver contattato prima Carlo Ancelotti e poi Pep Guardiola, che non aveva ancora ufficializzato il rifiuto alla proposta azzurra. Da lì la decisione di virare su Andrea Pirlo, il nome caldeggiato da Maldini, che ha però acceso un caso politico per i recenti legami del “Maestro” con la Russia, in qualità di ambassador dell’agenzia di scommesse Fonbet. La frenata di Malagò dopo il polverone sollevato potrebbe spingere il numero uno della FIGC a cambiare strategia e virare su Roberto Mancini, a sua volta scartato da Maldini. Le quotazioni dell’ex ct sono in netta risalita rispetto a quelle di Conte, Palladino e dello stesso Pirlo, peraltro sotto contratto con il club emiratino dello United FC.

Mancini è la consapevolezza di essere l’ultima scelta

Negli ultimi mesi Mancini ha sempre dribblato le domande su un possibile ritorno alla guida della Nazionale. Eppure, poco dopo aver lasciato la panchina dell’Al-Sadd, il tecnico marchigiano aveva ammesso di non aver trovato in Qatar quello che cercava e di aver preso in passato alcune “decisioni sbagliate”. Il riferimento, molto probabilmente, era alla scelta di dimettersi improvvisamente da ct dell’Italia nell’agosto 2023 per accettare la corte milionaria dell’Arabia Saudita. Una decisione vissuta da molti tifosi come un vero e proprio “tradimento” e mai dimenticata. Tra i più critici nei confronti di una sua possibile candidatura c’è Fabio Capello, che non ha usato mezze parole: “Uno che molla la barca e va via per me è squalificato”.

Ed è proprio il peso delle polemiche che rende oggi Mancini una scelta particolare: il tecnico di Jesi è considerato l’ultima opzione, la carta della Federazione per uscire dall’impasse nata dopo il caso Pirlo e il rifiuto di Guardiola. Una soluzione di emergenza, ma allo stesso tempo potrebbe anche essere l’unica in grado di garantire un progetto a lungo a termine. Se dovesse assumere di nuovo il timone, Mancini avrebbe però una missione ancora più difficile dei risultati sul campo: ricostruire il rapporto con i tifosi e riconquistare quella fiducia che si è incrinata dopo l’addio del 2023.

Il destino di Maldini, Leonardo e Malagò nelle sue mani

Le prossime ore potrebbero, ancora una volta, stravolgere il calcio italiano. Le indiscrezioni secondo cui Maldini e Leonardo sarebbero pronti a farsi da parte in caso di nomina di Mancini – o comunque di un altro ct al posto di Pirlo – si fanno sempre più insistenti. Se dovesse davvero finire così, l’Italia andrebbe incontro all’ennesima figuraccia, aggiungendo un altro capitolo da dimenticare alla sua storia recente. Ma a pagarne il prezzo sarebbe anche l’immagine di Giovanni Malagò, eletto presidente della FIGC con il 68,58% dei voti. A poco più di un mese dal suo insediamento, la Nazionale è ancora senza ct e il progetto che avrebbe dovuto inaugurare la nuova era rischia già di mostrare profonde crepe.

L’ex presidente del Coni si ritrova stretto tra due fuochi: da una parte Maldini e Leonardo, che spingono per Pirlo; dall’altra le polemiche che hanno travolto la candidatura dell’ex campione del mondo. La tanto sbandierata condivisione rischia così di sgretolarsi ancor prima di prendere forma, lasciando spazio a un nuovo terremoto istituzionale. Alla vigilia del delicatissimo Consiglio federale di martedì, proprio il Mancio, l’uomo considerato fino a oggi l’ultima scelta, si ritrova con il destino di Maldini, Leonardo e dello stesso Malagò tra le mani.

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