L’esterno nerazzurro ha un contratto fino al 2027 con opzione per un’altra stagione, ma dopo l’ultima annata si aspettava un segnale concreto dall’Inter.
La questione non è ancora esplosa, ma a casa Inter qualche campanello d’allarme ha iniziato a suonare. Dimarco ha un contratto in scadenza nel 2027 e il club nerazzurro, tecnicamente, ha già in mano la soluzione per evitare di arrivare a ridosso della scadenza: un’opzione per prolungare l’accordo di un’altra stagione alle stesse condizioni economiche. Una carta importante, che mette l’Inter al riparo da eventuali assalti immediati. Ma il problema, oggi, non è soltanto la durata del contratto. È il messaggio che il club vorrà dare al suo esterno dopo una stagione in cui Dimarco si è imposto come uno dei simboli della squadra e uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa.
Dimarco aspettava una telefonata
Il punto di partenza è proprio qui. Dimarco non sembra intenzionato a forzare la mano, ma non nasconde una certa sorpresa. Dopo una stagione da protagonista assoluto, il laterale nerazzurro si aspettava che il discorso sul rinnovo venisse affrontato con maggiore tempestività. Il suo rendimento aveva alzato inevitabilmente anche le aspettative sul riconoscimento da parte della società: “Purtroppo non abbiamo ancora parlato di rinnovo, speravo succedesse dopo la stagione dello scorso anno. Ora però voglio rimanere concentrato sulla sfida contro il Napoli” – ha spiegato al Gran Galà del Calcio, dove è stato premiato come miglior giocatore della scorsa Serie A.
Una frase breve, ma sufficientemente chiara. Soprattutto perché arriva dopo un’annata nella quale Dimarco ha prodotto numeri pesanti: 7 gol e 17 assist in Serie A, prestazioni di alto livello e un peso sempre maggiore negli equilibri offensivi dell’Inter. Il suo campionato lo aveva portato a essere considerato uno dei grandi protagonisti della squadra, tanto da alimentare l’idea che un adeguamento contrattuale potesse essere una conseguenza naturale. Il tema, dunque, non è soltanto la scadenza fissata al 30 giugno 2027. È la distanza, per ora, tra ciò che Dimarco si aspettava e ciò che l’Inter ha concretamente fatto. Una distanza che il club dovrà colmare prima che possa diventare un problema più serio.
L’Inter ha già una carta: l’opzione per il 2028
Sul piano strettamente contrattuale, l’Inter può dormire sonni relativamente tranquilli. Nell’ultimo rinnovo sottoscritto da Dimarco circa tre anni fa, infatti, il club ha inserito un’opzione che consente di prolungare unilateralmente il rapporto per un’altra stagione, alle stesse cifre. In altre parole, i nerazzurri possono evitare che il giocatore arrivi alla fase finale del contratto senza avere una copertura. È una tutela importante, soprattutto considerando che Dimarco è un profilo che può attirare l’interesse dei grandi club europei. Il Barcellona, in particolare, resta uno dei nomi da tenere monitorati nello scenario internazionale. L’opzione permette però all’Inter di non essere costretta a trattare sotto pressione e, soprattutto, di allontanare il rischio di perdere il controllo della situazione.
Ma utilizzare semplicemente l’opzione non sarebbe necessariamente la soluzione ideale. Dopo una stagione del genere, Dimarco si aspettava un segnale diverso, più vicino a un riconoscimento del suo status all’interno della rosa. L’Inter lo considera un elemento centrale del progetto, ma dovrà dimostrarlo anche sul piano economico e contrattuale.
Baccin davanti alla prima vera pratica: il rinnovo come messaggio
Il tempismo rende la questione ancora più delicata. L’Inter ha attraversato mesi intensi, tra il mercato, la costruzione della nuova squadra e il passaggio di consegne ai vertici dell’area sportiva, con Baccin chiamato ad assumere il ruolo di direttore sportivo dopo l’addio di Ausilio. La nuova stagione è già partita e le priorità si sono moltiplicate. Eppure, una volta sistemata la posizione di Pio Esposito, il dossier Dimarco è destinato a salire in cima alla lista. Non tanto perché esista un’immediata emergenza contrattuale, quanto perché la società non può permettersi che il malumore resti sullo sfondo troppo a lungo.
Per Baccin può diventare così la prima vera operazione da direttore sportivo dell’Inter. Non una semplice formalità, ma una trattativa dal forte valore simbolico: confermare a Dimarco che la sua centralità non è soltanto tecnica e, contemporaneamente, mandare un messaggio ai club interessati.

