Riforma dei vivai, scommesse e infrastrutture: i club di Serie A cercano aiuti dal governo

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Le società hanno indicato una serie di punti su cui le necessità convergono. Tra 15 giorni una nuova assemblea per mettere a punto un documento

Alessandra Gozzini

Giornalista

La Serie A è stata la prima ad attivarsi per rimettere in piedi il sistema dopo la caduta della Nazionale, terza volta fuori dal Mondiale. I club hanno scelto il loro candidato alla prima poltrona federale e definito un manifesto di intenti chiaro e articolato: sono 29 i punti che il presidente di Lega Simonelli ha evidenziato e sottoposto all’attenzione delle società (che in risposta hanno inviato i loro contributi aggiuntivi o sottolineato criticità) e dello stesso Malagò, ieri atteso ospite negli uffici milanesi della A.

servono incentivi

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Ventinove punti non significano altrettanti obiettivi. Le priorità sono cinque macroaree: sostenibilità economico-finanziaria; sviluppo dei calciatori italiani (su cui in realtà c’è da trovare una sinergia); provvedimenti politico-strutturali (stadi e vivai); sviluppo dell’attività sportiva e le misure governative da richiedere. Non soldi, ma almeno incentivi o altre soluzioni di detassazione. Come la tax credit per finanziare gli investimenti su Under 23 italiani e impianti, o la modifica del Decreto Dignità che nel 2018 ha introdotto in Italia il divieto assoluto di pubblicità, diretta o indiretta, di scommesse. Un tema che anche ieri è stato sollevato più volte e che ha visto il presidente del Torino, Urbano Cairo, capofila della battaglia. Sono due argomenti tra loro collegati: non solo la cancellazione del divieto di pubblicità sul betting. Ma anche l’introduzione di una percentuale destinata al calcio sui ricavi derivati dalle scommesse stesse. Possibilità che in Europa e negli Usa è assolutamente legale. Da qui il prelievo di un 1% sulle quote realizzate puntando sugli eventi generati dal calcio, e che i club vorrebbero far rientrare nel sistema. In Italia la raccolta del solo 2024 da scommesse sportive ha raggiunto i 22,8 miliardi di euro. Di questi quasi 23 miliardi, 16,1 vengono dal calcio. L’1% sarebbero 160 milioni. Quota che recentemente potrebbe essere ulteriormente cresciuta.

capitolo giovani

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Altre necessità sono gli incentivi sui nuovi stadi, tema che ieri ha rilanciato per primo l’ad dell’Atalanta Percassi, magari con un iter burocratico agevolato. Ovviamente misure di sostegno per i vivai, con il contributo derivato dalle scommesse, unito o in sostituzione di altri sostegni fiscali, da reinvestire sui settori giovanili e sulle infrastrutture (anche di base) in modo da rendere il calcio sempre più accessibile a tutti. E poi investimenti in formatori calcistici, modifiche del campionato Primavera limitato alle squadre giovanili di formazioni di Serie A e senza più classifiche, promozioni, retrocessioni. Un modo per tenere lontano il tatticismo e puntare al talento. Alimentare i club nel lavoro sui ragazzi vorrebbe dire sostenere, più in generale, il futuro del calcio italiano e della Nazionale. Che non è in contrasto con la reintroduzione del Decreto Crescita, o qualcosa di simile: una soluzione per rendere il nostro campionato appetibile ai campioni stranieri e con ricchi stipendi. Giocatori che con la loro stessa presenza restituirebbero appeal e visibilità alla Serie A.

confronto

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Programma che resta in fase di definizione: tra dieci giorni, quindici al massimo, i club si ritroveranno per fare una sintesi delle idee. Nelle due ore di discussioni di ieri pomeriggio, una è stata dedicata alle parole di Malagò, un’altra agli interventi delle società. Per il presidente dell’Inter Marotta servono “competenza ed eccellenza” dopo che il calcio italiano ha perso la faccia in Bosnia; il numero uno del Napoli De Laurentiis ha accennato al tema dei procuratori, Lotito ha preso la parola sottolineando di non essere contro Malagò come persona, ma di preferire comunque il commissariamento al fine di cambiare norme datate. L’idea comune è che la Serie A torni a essere la locomotiva del sistema non solo a livello economico ma anche politico. E che, a proposito, riprenda con profitto il dialogo istituzionale.



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