Maldini e Leonardo tracciano l’identikit del nuovo ct e svelano un retroscena su Ancelotti. Tra Guardiola e Pirlo, attenzione a Conte: il punto sulla panchina dell’Italia
Vietato (o quasi) parlare del nuovo ct dell’Italia. Questo l’appello lanciato prima della breve conferenza stampa di Malagò, Maldini e Leonardo, andata in scena dopo l’incontro con l’assemblea della Lega Serie A. Eppure, al nuovo direttore tecnico, qualche dettaglio è sfuggito. Anzi, due: il confronto con Guardiola e la chiacchierata con Ancelotti. “Perché ci sembrava giusto partire da quelli che ritenevamo i migliori al mondo”, ha spiegato. Da Pep a Pirlo, la lista dei candidati alla panchina della Nazionale comprende profili agli antipodi, con Conte che potrebbe rappresentare il vero punto d’equilibrio, il giusto compromesso, tra due allenatore – per curriculum e ingaggio – molto diversi.
Maldini e Leonardo: l’identikit del nuovo ct e il retroscena su Ancelotti
Il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, ha ribadito che la scelta del nuovo ct sarà condivisa in ogni suo aspetto. Il tempo, però, stringe e l’Italia è ancora senza guida. Maldini ha spiegato che “le tempistiche dipendono dall’opportunità di arrivare alle figure che riteniamo giuste. C’è fretta, ma fino a un certo punto. L’ideale sarebbe chiudere entro questa settimana”.
Sulla stessa linea anche l’advisor Leonardo: “Dobbiamo trovare un allenatore che ragioni come noi. Ci sono tanti modi per vincere, ma serve armonia di pensiero tra il ct e la direzione tecnica. Vogliamo costruire una linea tecnica che parta dalla Nazionale maggiore e si estenda a tutte le selezioni”. Lo stesso Maldini ha poi svelato un retroscena significativo: prima ancora di contattare Guardiola, ha avuto un confronto con Carlo Ancelotti, reduce dalla delusione al Mondiale sulla panchina del Brasile.
Conte, il giusto compromesso tra Guardiola e Pirlo
La candidatura di Guardiola resta sul tavolo, anche se la richiesta di uno stipendio da circa 20 milioni di euro rappresenta un ostacolo non indifferente. Affidare la ricostruzione della Nazionale al secondo allenatore più vincente della storia dopo Sir Alex Ferguson, però, sarebbe una scelta ambiziosa e di enorme impatto. All’estremo opposto c’è invece Andrea Pirlo, un nome che non convince. Da calciatore è stato uno dei migliori della sua generazione, ma il percorso da allenatore non ha ancora raggiunto lo stesso livello e una parte della tifoseria guarda con scetticismo alla sua candidatura.
È proprio tra questi due estremi che prende quota Antonio Conte, il giusto mezzo. Dopo aver lasciato il Napoli al termine di due stagioni impreziosite dalla conquista di uno scudetto e della Supercoppa Italiana, Conte rappresenta una candidatura credibile anche dal punto di vista economico. Del resto, se la FIGC è pronta a valutare un investimento da 10 milioni per convincere Guardiola, difficilmente gli 8 milioni di euro percepiti dall’ex allenatore di Juventus, Inter e Tottenham rappresenterebbero un ostacolo insormontabile. Un dettaglio non secondario, considerando che Conte gode anche dell’apprezzamento dei club di Serie A.
Perché l’Italia sarebbe perfetta per Conte
Lo racconta la sua carriera: Conte è il maestro delle ripartenze. Pochi allenatori, come lui, sanno ricostruire una squadra in tempi brevi dalle macerie. Lo ha dimostrato praticamente ovunque abbia lavorato, Italia compresa. Nel 2014 raccolse una Nazionale reduce dalla clamorosa eliminazione ai gironi del Mondiale in Brasile e, in meno di due anni, le restituì identità, entusiasmo e competitività, trascinandola fino ai quarti di finale di Euro 2016. Un percorso che resta ancora oggi uno dei migliori risultati dell’talia nell’ultimo decennio e che assume un significato ancora più grande se si pensa che quello brasiliano è stato – chi lo avrebbe mai immaginato – l’ultimo Mondiale disputato dagli azzurri.
La sua forza è sempre stata quella di trasmettere mentalità, organizzazione e fame di vittorie in pochissimo tempo, qualità fondamentali per una Nazionale che ha a disposizione pochi giorni di lavoro durante ogni raduno. Lo stesso copione si è ripetuto nei club. Alla Juventus, che veniva dalla Serie B post Calciopoli e stentava a tornare al top, ha inaugurato il ciclo dei nove scudetti consecutivi, conquistandone tre di fila tra il 2012 e il 2014. Al Chelsea ha vinto la Premier League al primo tentativo, mentre all’Inter ha riportato lo scudetto dopo 11 anni di attesa, interrompendo proprio l’egemonia bianconera. Infine il Napoli, riportato al vertice del calcio italiano con la conquista dello scudetto e della Supercoppa Italiana. Esperienza, carisma e una mentalità vincente: è per questo che, in un momento storico in cui l’Italia ha bisogno soprattutto di ritrovare identità e certezze, Conte viene considerato da molti il profilo più adatto per guidare la ricostruzione della Nazionale.
Il limite di un allenatore a tempo determinato
Il suo più grande pregio è, probabilmente, anche il principale limite. L’ex ct vive il calcio in modo totalizzante: pretende tutto da sé stesso e dai suoi giocatori, fino a logorarsi anche sul piano fisico e mentale. È proprio questa intensità a renderlo uno degli allenatori italiani più vincenti, ma anche un tecnico che non resta a lungo nello stesso progetto. La sua carriera parla da sola. Conte arriva, ricostruisce, vince e poi va via. È accaduto al Chelsea, all’Inter e, più recentemente, al Napoli. De Laurentiis aveva provato a blindarlo con un contratto triennale, ma nemmeno il presidente azzurro è riuscito a convincerlo a restare: dopo la seconda stagione è arrivato l’addio. In tutta la sua carriera da allenatore, iniziata in Serie B sulla panchina dell’Arezzo, Conte ha superato le due stagioni consecutive con la stessa squadra una sola volta: alla Juventus, dove è rimasto per tre anni prima della rottura con Andrea Agnelli.
Per certi versi è andata allo stesso modo anche con la Nazionale. Debuttò da ct il 4 settembre 2014, battendo 2-0 l’Olanda in amichevole, e concluse la sua esperienza ai quarti di finale di Euro 2016, uscendo ai rigori contro la Germania. In realtà, il suo futuro era già stato deciso: tre mesi prima dell’inizio del torneo aveva raggiunto un accordo con il Chelsea, che lo avrebbe accolto al termine della competizione. Ed è proprio questo il vero interrogativo. Se nessuno mette in dubbio la capacità di Conte di rilanciare una squadra in tempi record, resta da capire quanto possa rappresentare la figura ideale per un progetto tecnico destinato a durare molti anni. È l’allenatore perfetto per ricostruire, ma lo è altrettanto per guidare un ciclo a lungo termine che volga lo sguardo ai Mondiali 2030 e anche oltre come chiedono Malagò, Maldini e Leonardo?

