Nel gennaio del 1981 si accende la tensione fra membri della “Folgore” e tifosi della curva del club nerazzurro, che mandano all’ospedale alcuni paracadutisti. Dopo la “marcia su Pisa” il caso divampa e arriva in Parlamento
Tutto cominciò con uno sguardo ammiccante, una battuta inopportuna, un gesto sbagliato. Succedeva a Pisa, nel gennaio del 1981. Due militari paracadutisti in libera uscita, una sera qualunque. Al banco di un bar, uno dei tanti. Un paio di ragazze ad un tavolo, sedute poco più in là. Sole, così sembra. I paracadutisti si avvicinano al tavolo con le gambe larghe, le ragazze si ritraggono, rispondono a monosillabi, lanciano occhiate ai loro fidanzati, che si sono alzati per andare a prendere qualcosa da bere. I fidanzati tornano. Ci vuole un attimo a capire che piega ha preso la situazione, molto meno per decidere cosa fare. Scoppia la rissa. Botte, calci, spintoni, pugni. Ad avere la peggio sono i due paracadutisti, che vengono ricoverati. I due ragazzi che li hanno menati sono ultrà del Pisa, gente di curva, abituata allo scontro fisico come succede in quegli anni in cui gli stadi sono giungle dove tutto è lecito e gli assalti, agli ultrà avversari e alle forze dell’ordine, sono un’abitudine. Sono giorni caldi, quelli, a Pisa. Un gruppo di parà la sera dopo si presenta a Piazza dei Cavalieri per vendicarsi. Ma ad aspettarli, stavolta, non trovano solo i due ragazzi, ma una trentina di pisani, tra cui molti ultrà. Finisce male anche quella volta.

