Pirlo è il caso ma la partita vera è la credibilità

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La scelta di Andrea Pirlo come nuovo CT apre il primo vero confronto del nuovo corso FIGC: non è in discussione soltanto il nome dell’allenatore, ma la capacità del sistema di rispettare l’incarico affidato a Paolo Maldini

Andrea Pirlo prepara la stagione in Austria, in ritiro con l’United FC. Giovanni Malagò osserva da Sabaudia: il clima attorno alla panchina della Nazionale è bollente. Paolo Maldini e Leonardo restano fermi sul punto: il profilo giusto è quello dell’ex regista azzurro. Ma intorno alla scelta crescono interrogativi politici, dubbi di opportunità e perplessità tecniche. A pochi giorni dal Consiglio federale, il nuovo corso della FIGC affronta il primo banco di prova.

La questione riguarda Pirlo solo in parte. Il nome del prossimo CT è la superficie di un approccio più profondo: quale modello vuole seguire il calcio italiano nella propria ricostruzione?

La nuova Italia di Malagò e Maldini

Abbiamo chiesto che il calcio tornasse nelle mani del calcio: uomini che il campo lo conoscono davvero e che sappiano decidere in autonomia. Quando Paolo Maldini ha accettato la sfida della Nazionale, la prima chiave di lettura di quella scelta è stata la restituzione della responsabilità tecnica a un uomo di calcio competente, autorevole e stimato.

Giovanni Malagò non ha bisogno di lezioni di strategia. Maldini era la sua prima scelta e si è esposto per vincere le esitazioni. Gli ha offerto un ruolo pieno. Ha scelto un dirigente di campo e il simbolo che compattasse tutti. Chi ha voluto Maldini deve anche avere la forza di sostenerne le scelte.

Qui nasce la prima tensione del nuovo corso.

La scelta di Pirlo nuovo CT della Nazionale

La valutazione dell’operato di Maldini non dipende soltanto dal nome del CT ma dalla libertà con cui gli sarà stato consentito di agire. L’autonomia di Maldini resta il punto centrale: il sistema è pronto ad accettare che possa esercitare fino in fondo il mandato ricevuto?

Il dibattito di queste ore rischia di produrre una distorsione. Apparentemente riguarda Andrea Pirlo.

Pirlo divide. C’è chi continua a ritenere Antonio Conte il profilo più affidabile, chi avrebbe preferito Roberto Mancini, l’ultimo CT capace di riportare un trofeo a Coverciano. Sono opinioni legittime. Pensare però che la prima decisione di Maldini debba essere riscritta sotto la pressione del momento vorrebbe dire che mentre cambiano i protagonisti, non cambia il metodo.

La partita di Giovanni Malagò e della FIGC

Questa è anche la partita di Giovanni Malagò. Il presidente federale è davanti al primo vero banco di prova del modello di governance che ha contribuito a costruire. Scegliendo Maldini come direttore tecnico, ha separato il livello politico da quello tecnico: la Federazione indica la direzione, il DT definisce il percorso.

Anche Malagò deve dimostrare di credere fino in fondo a questa impostazione. Verificare che non esistano ostacoli etici o regolamentari è il suo compito e intervenire davanti a un problema concreto è dovere istituzionale. Incidere sulla scelta sarebbe un’altra cosa, il nuovo modello perderebbe forza prima di delinearsi.

Il caso Pirlo: il betting in Russia e la procura sportiva

Sul nome di Pirlo si stanno sovrapponendo discussioni di natura diversa. C’è una questione oggettiva legata al rapporto con uno sponsor riconducibile al mondo delle scommesse e al suo legame economico con la Russia: è un tema che va chiarito e risolto prima di qualsiasi incarico. Esiste poi una questione di opportunità relativa all’attività dei figli di Maldini e Pirlo nel settore della procura sportiva: non emerge incompatibilità formale, ma trasparenza impone che ogni area di conflitto venga valutata preventivamente.

Sul piano tecnico, il giudizio resta sospeso: Pirlo è certamente una scommessa che non offre le garanzie di altri candidati.

La partita più importante è quella della credibilità

C’è infine l’ultima questione: il tempo.

Dopo la Bosnia serviva una svolta rapida, la scelta del CT ha eroso tempo prezioso. La stagione è iniziata, i club hanno cominciato i ritiri e gli impegni della Nazionale si avvicinano.

Da settimane il confronto ruota quasi esclusivamente attorno al nome del prossimo commissario tecnico ma quale movimento erediterà il prossimo CT?

Se l’Italia guarda il Mondiale in televisione dal 2018 – e nel 2014 venne eliminata nel girone di qualificazione – diventa difficile sostenere la tesi che le responsabilità siano degli allenatori che si sono seduti sulla panchina azzurra. Il dito puntato contro Gianpiero Ventura, tanto per intenderci, non regge più da un pezzo. Anche perché la lista di CT che si sono succeduti è ampia e comprende profili trasversali: Prandelli, Conte, Ventura, Mancini, Spalletti e Gattuso.

La scelta del CT è il primo tassello del lavoro di Maldini e Leonardo ma il puzzle complessivo è un progetto prospettico: vivai, formazione, relazioni, strutture. Una filiera complessiva che smetta di inseguire il talento e torni a produrlo.

Su questo terreno si misurerà il successo o il fallimento di un corso. Abbiamo voluto che il calcio tornasse nelle mani del calcio più autorevole. Abbiamo applaudito quando Maldini ha sciolto ogni riserva. Adesso serve coerenza.

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