L’Europa League con l’Eintracht e i tre storici trofei col Crystal Palace non bastano a cancellare i dubbi sull’allenatore austriaco: c’è una costante nella sua carriera
Se alla fine Gerry Cardinale dovesse scegliere di affidare la ricostruzione del Milan a Ralf Rangnick, il nuovo allenatore sarebbe Oliver Glasner. Il 51enne tecnico austriaco, fresco vincitore della Conference League con il Crystal Palace, ha già avuto un primo confronto con il numero uno di RedBird. In corsa per la panchina del Diavolo restano però anche Mauricio Pochettino, con Ramon Planes nel ruolo di ds, e Arne Slot, sponsorizzato da Zlatan Ibrahimovic. Glasner ha scritto la storia delle Eagles, eppure Cardinale correrebbe rischi enormi ad affidargli il Milan: vi spieghiamo perché.
Milan, gli storici trionfi di Glasner
Non c’è dubbio che sia uno degli allenatori più in ascesa del panorama europeo. Nel 2021/22 è arrivato il successo più prestigioso della sua carriera: l’Europa League vinta con l’Eintracht Francoforte. Ma è al Crystal Palace che si è superato. Tutto è iniziato con il trionfo in FA Cup, ottenuto grazie al successo di misura contro il Manchester City di Guardiola deciso da un gol di Eze.
Un’impresa storica: si è trattato infatti del primo trofeo conquistato dalle Aquile londinesi in 120 anni di storia. E, visto che l’appetito vien mangiando, Glasner ha concesso anche il bis nel Community Shield contro il Liverpool, completando poi l’opera con la Conference League conquistata alla Red Bull Arena di Lipsia ai danni del Rayo Vallecano. Un successo su cui è impressa la firma in calce Mateta, il centravanti francese che il Milan aveva scartato a gennaio per i dubbi legati alle condizioni del suo ginocchio.
Il lato oscuro di Glasner: i rischi che corre il Milan
L’ossessione di Glasner è il mercato, e in parte non ha tutti i torti. Al Crystal Palace gli sono stati infatti ceduti giocatori del calibro di Olise, Andersen, Eze e Guehi. E avrebbe perso anche Mateta se, a gennaio, l’attaccante avesse superato le visite mediche con il Milan. C’è però una costante nella sua carriera di cui Cardinale non può non tenere conto, soprattutto alla luce del momento delicato che sta attraversando il suo club. In tutte le esperienze vissute finora, Glasner è entrato in conflitto con le società per cui lavorava. Ai tempi del Wolfsburg fecero rumore i suoi scontri con l’amministratore delegato Jörg Schmadtke.
E, come ricorda il Guardian, anche all’Eintracht Francoforte si lasciò andare a ripetuti sfoghi durante le conferenze stampa. Stessa storia, infine, al Crystal Palace. La scorsa estate l’austriaco avrebbe addirittura minacciato le dimissioni in caso di cessione di Guehi al Liverpool. La proprietà lo accontentò, rinviando solo di quale mese l’addio del difensore, poi passato al Manchester City. Viene da chiedersi se un profilo come il suo non finirebbe per rendere ancora più incandescente il clima a Milanello.
I dubbi legato all’aspetto tattico
Dal Wolfsburg in poi, il miglior piazzamento in campionato ottenuto da Glasner è stato il quarto posto conquistato con i Lupi nella stagione 2020/21. Seguono – a scendere – due settimi posti, uno ancora con il Wolfsburg e l’altro con l’Eintracht Francoforte, quindi un decimo posto da subentrato sulla panchina del Crystal Palace, un undicesimo con il club tedesco e, infine, un dodicesimo e un quindicesimo posto con le Eagles nelle ultime due stagioni.
Il suo curriculum racconta dunque di un allenatore poco abituato a lottare stabilmente per i vertici della classifica. E lo conferma anche il suo stile di gioco, sicuramente riconoscibile: blocco difensivo alto, recupero immediato del pallone e ricerca verticale della porta avversaria, esaltata dal tridente offensivo. Le statistiche, però, raccontano anche altro. Il Crystal Palace ha infatti chiuso l’ultima stagione al 14° posto per possesso palla e fatica a creare occasioni quando è chiamato a gestire il controllo del gioco, a prendere l’iniziativa. Una situazione ben diversa da quella che si trova ad affrontare una squadra costruita per vincere, chiamata a fare la partita contro la maggior parte degli avversari. A Cardinale, ora, l’arduo compito di decidere.

