La rifondazione del calcio italiano parte dalla Lega Serie A. Nel giorno del primo confronto con i club, Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo mettono sul tavolo un progetto a lungo termine, tra i sei anni dagli Europei da disputare in casa e i dieci per la completa rivoluzione, che punta a riscrivere le linee guida di un movimento malato, un nobile caduto in disgrazia perché non ha saputo evolversi: centralità del nuovo Club Italia, sviluppo dei giovani, formazione di tecnici specializzati, investimenti mirati nei centri federali e un rapporto più stretto tra Federazione e società. Ma, inevitabilmente, è proprio il dossier sul ct a monopolizzare l’attenzione.
“Non c’è fretta”, assicura il dt Maldini ammettendo di sentire “grande pressione” per questa “chiamata alle armi”. “Aspettiamo la persona che veramente vogliamo”, aggiunge. Traduzione: non vogliamo prendere decisioni avventate per poi pentirci di non aver atteso abbastanza il nostro candidato principale. La suggestione Guardiola – definito da Maldini come “uno degli obiettivi” – è sempre viva, soprattutto dopo il blitz a Barcellona per provare a convincerlo, ma i nodi da sciogliere sono diversi. “Per Pep l’aspetto economico non è in alcun modo rilevante”, precisa l’ex capitano azzurro sull’ipotesi dei 20 milioni chiesti di ingaggio dal catalano. Maldini non si limita a tracciare l’identikit del nuovo ct, ma ammette di aver contattato anche Carlo Ancelotti, appena confermato sulla panchina del Brasile fino al 2030: “Era giusto partire dai migliori al mondo e verificare la disponibilità generale”.
Sondaggi che certificano il desiderio di “volare alto” per tornare nel gotha del calcio mondiale dopo il flop di tre Mondiali visti malinconicamente dal divano. Le alternative principali rimangono Antonio Conte, caldeggiato da alcuni club, Roberto Mancini e Andrea Pirlo ma altri nomi, come profetizza Malagò, entreranno nel novero entro martedì prossimo, data del Consiglio Federale e dei possibili annunci. I profili emersi sono piuttosto diversi tra loro ma devono avere una qualità in comune: la condivisione totale del programma e del metodo. “Ci sono tanti tipi di allenatori che sono vincenti – rimarca Leonardo -, ma bisogna trovare quello che sia in sintonia con la direzione tecnica. Fino ad ora c’era un ct che era a capo di tutto, ora l’idea è creare una metodologia di allenamento che vada a cascata a partire dalla Nazionale fino alle giovanili. Io e Paolo siamo complici di sogni e di idee già da tanti anni. A lui è arrivata questa proposta molto forte, col passare dei giorni è diventato il suo sogno e quindi anche il mio. La nostra complicità e l’amicizia sono ingredienti che potremo trasmettere, c’è bisogno di energia positiva creare un movimento che coinvolge tutti altrimenti non riusciremo a uscire”.
“Ho sentito che c’era un’aria nuova – spiega Maldini -. Ho sentito la possibilità di fare e la volontà di tutte le componenti di partecipare al rinnovamento. Tutti dovranno essere coinvolti e tutti ne dovranno beneficiare”. Chiosa Malagò, che per il caldo si toglie la cravatta: “Da parte loro non c’è stata nessuna richiesta di premi e bonus perché sono dei vincenti”. E così il nuovo corso Figc conta di far tornare il calcio azzurro.
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