“Non si capisce nulla. Troppi stranieri al Como? In Italia hanno la memoria corta”

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Il tecnico spagnolo del Como non si trattiene e rifila un paio di bordate al campionato italiano. Nel mirino ci finisce il non gioco delle squadre di A e il modus operandi sul mercato di molte di esse

È un Cesc Fabregas che non le manda certo a dire, quello che interviene sulle colonne virtuali di The Athletic ripercorrendo la propria carriera nel Como e lasciandosi andare ad accuse nemmeno troppo velate sul calcio espresso dalle squadre di Serie A.

Fabregas: “In Serie A pensano più a difendere che ad attaccare”

Chiusa la stagione con il quarto posto in classifica che ha permesso al Como di raggiungere una storica qualificazione alla prossima edizione della Champions League, Cesc Fabregas ha svelato il proprio punto di vista (non certo benevolo) sulla Serie A e sul gioco espresso dalle nostre squadre: “Penso che vincere in Italia sia molto difficile. Se guardi le partite, ci sono molti 0-0 e 1-0. Molte squadre pensano solo a come annullarti con pressing e difesa e non attaccando”.

“In Italia è difficile perché non si capisce nulla”

Se vuoi vincere devi riuscire ad abbattere queste difese costruite appositamente per farti male”, ha proseguito il tecnico spagnolo, che sul confronto con i campionati esteri ha aggiunto: “In Premier League le squadre hanno una struttura chiara. Un gioco e uno stile riconoscibile. In Serie A, invece, molte volte è impossibile capire che cosa sta succedendo in campo. Per questo motivo è un calcio che richiede un’enorme attenzione ai dettagli per arrivare al risultato.

Gli italiani del Como

L’ex centrocampista, tra le altre di Barcellona e Chelsea, ha colto l’occasione anche per prendersi una rivincita su chi accusava il club lariano di non puntare sugli italiani: “Non è vero e posso fare un elenco di almeno 15 giocatori italiani che hanno aiutato il Como ad arrivare dove è ora. All’ingresso del Sinigaglia c’è persino una statua di Gabrielloni per celebrare il suo contributo alla scalata del club. Ci sono tanti giocatori che nessuno cita mai”. “In Italia soffrono di amnesia”, sintetizza The Athletic.

Il rapporto con i giocatori e il mercato con l’algortimo

Infine, Fabregas si scaglia contro il mercato fatto dalle società con gli algoritmi e senza coinvolgere i tecnici: “Non capisco come si facciano a comprare calciatori senza aver prima consultato l’allenatore. Io, per esempio, la prima volta che incontro un giocatore non parlo con lui di calcio, ma voglio conoscerlo come persona. Io conosco i miei ragazzi e credo ciecamente in loro. Li tratto come miei figli. Credo che solo facendo così si possa ottenere il massimo da ognuno di loro. Avere buoni dati non basta. L’allenatore va coinvolto nelle scelte è lui che deve farli giocare e migliorare”, conclude con un sorriso amaro lo spagnolo.

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