Tifosi in delirio in piazza del Plebiscito per i 100 anni del club e il presidente rilancia le ambizioni del club: “Vedo una squadra ancora più bella, forte e strutturata”. L’omaggio a Maradona emoziona, poi sfilano le leggende azzurre da Careca ad Hamsik, mentre De Bruyne accorcia le vacanze per esserci
L’abbraccio di piazza del Plebiscito stringe a sé popolo, squadra e leggende, nella seconda serata di festeggiamenti per il centenario del Napoli. Ieri è stata la celebrazione della gente, con un immenso corteo che ha sfilato per le strade. Quella che si è conclusa, invece, è la cerimonia allestita dalla società. “Napoli 100” è iniziato alle 19.26 – come l’anno di fondazione del club – a piazza Carità, con il taglio del nastro da parte del presidente Aurelio De Laurentiis, affiancato dal figlio e vicepresidente Edoardo De Laurentiis, Diego Maradona Jr e Jana Maradona. Da lì è partita la “Processione Azzurra”, che ha attraversato via Toledo fino a piazza del Plebiscito.
il presidente
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De Laurentiis ha aperto il proprio intervento con un pensiero alle persone colpite dal sisma ai Campi Flegrei, annunciando una sottoscrizione e una donazione personale: “Napoli mi ha insegnato che nei momenti difficili bisogna restare uniti ed essere qui insieme, guardando avanti. Io metterò i primi 100 mila euro”. Il presidente ha poi ripercorso il cammino del Napoli dalla Serie C ai successi degli ultimi anni, sottolineando il legame tra squadra e città: “Possiamo dire che il Napoli non è mai stato così apprezzato e temuto in Italia ed in Europa. La fede ci ha portato a pensare che fosse possibile vincere titoli, che potessimo tornare campioni anche senza Maradona, che potessimo vincere addirittura due scudetti in tre stagioni”. Lo sguardo è già rivolto al futuro: “Vedo un Napoli ancora più bello, forte e strutturato. La vittoria più bella è la prossima, ci manca la Champions, chissà che Allegri non ce la regali”.
DIEGO E LE LEGGENDE
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Uno dei momenti più emozionanti è stato l’omaggio a Diego Armando Maradona, con le immagini delle sue giocate accompagnate da La mano de Dios, cantata dalla folla commossa. Diego Jr ha dichiarato: “Non credete alle persone quando dicono che mio padre è morto perché lui vi sta guardando attraverso i nostri occhi ed è tremendamente orgoglioso”. Jana Maradona ha aggiunto: “Sono argentina ma anche napoletana. Diego si trasmette per generazioni ed è eterno”. Sul palco hanno sfilato numerose leggende azzurre, tra cui Giuseppe Bruscolotti, Ruud Krol, Careca, Ricardo Alemao, Marek Hamsik, Stefan Schwoch, Christian Maggio, Francesco Montervino e Gennaro Iezzo. Hamsik ha ricordato il proprio rapporto con la città. “Essere capitano in questa città è qualcosa di speciale, ma i tifosi mi hanno sempre voluto bene, come io a loro”. Bruscolotti, ha rievocato il passaggio della fascia a Maradona nell’estate del 1986. “Quel gesto ha portato al mio obiettivo, vincere lo scudetto col più forte di tutti, è la soddisfazione più grande”. Careca, invece, ha immaginato un Napoli ambizioso, guidato dallo spirito del Pibe de Oro. “Diego è vivo, è presente con noi. De Laurentiis fa cose straordinarie e mi auguro un altro bel regalo, vincere o fare la finale di Champions”.
PASSATO E PRESENTE
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La serata ha poi messo a confronto le icone del passato con i protagonisti del Napoli attuale. Krol ha accolto Sam Beukema ricordando che “se dai il massimo per la maglia i tifosi ti sostengono sempre”, mentre il difensore ha assicurato di voler “lasciare il segno come lui”. Alemao ha elogiato Scott McTominay definendolo “un fuoriclasse”, mentre Hamsik ha presentato Kevin De Bruyne come “uno dei più forti centrocampisti di questo secolo”. Proprio il belga, che ha accorciato le proprie vacanze pur di esserci, ha infiammato la piazza rivolgendosi in napoletano. “Uagliù tutt’appost?” ha chiesto ai presenti, ricevendo cori di apprezzamento. Le ipotesi di gelo, insomma, sono state scongiurate. Il capitano Giovanni Di Lorenzo ha sottolineato il significato del ruolo nell’anno del Centenario: “È un onore rappresentare questo popolo, quando si vince ma anche quando ci sono momenti difficili. So che con la vostra passione e vicinanza non usciremo mai sconfitti”. Bruscolotti gli ha ricordato la regola fondamentale: “Può succedere di tutto ma serve sudare la maglia”.
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GLI ALLENATORI
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Il finale è stato affidato agli allenatori. Edy Reja ha ricordato gli anni della risalita: “Napoli ama e non dimentica”. Massimiliano Allegri, accolto anche dal coro “chi non salta è juventino”, ha dichiarato: “Per me è un onore essere qui, dopo trent’anni sono tornato. Il Centenario è un patrimonio del Napoli, di tutta la città, di tutte le generazioni”. Il tecnico ha quindi assunto un impegno davanti ai tifosi. “Quello che posso promettere è serietà, professionalità, per raggiungere gli obiettivi. Speriamo di ritrovarci qui tutti insieme a festeggiare qualche trofeo, speriamo 1, 2, 3, non si sa!”. Tra musica, monologhi e videomessaggi di Carlo Ancelotti e Antonio Conte, il Centenario ha unito tutte le epoche della storia azzurra. Poco prima dei fuochi finali, De Laurentiis ha sintetizzato la filosofia per il nuovo secolo del club con una frase rivolta anche ad Allegri. “La più bella vittoria è la prossima”. Quale miglior augurio, dunque, se non il successo.
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