L’attaccante rossonero è rientrato dall’infortunio al polpaccio durante la sfida con la Turchia, sfiorando il gol in tre occasioni e facendo impazzire Los Angeles. Gli Stati Uniti ritrovano il proprio leader mentre c’è chi sogna riportarlo in patria
La sconfitta beffa con la Turchia non ha spento l’entusiasmo americano, semmai lo ha concentrato ancora di più su un solo uomo: Christian Pulisic, Capitan America, nonostante tutto la faccia del soccer in un Paese che inizia a prenderci gusto col Mondiale di casa. La terza partita persa a Los Angeles al 98’ è stata derubricata immediatamente a incidente di percorso, anche perché il primo posto nel girone era già sotto chiave e Pochettino aveva rinunciato a dieci titolari dall’inizio, pensando già alla sfida dell’1 luglio contro la Bosnia. La vera lieta notizia della serata, però, è stato il ritorno a partita in corso del numero 10 dopo l’infortunio al polpaccio nella prima sfida col Paraguay. Non solo il milanista ha dimostrato già di stare benone e di essere pronto a partire dall’inizio nei sedicesimi di finale, ma ha catturato su di sé ogni attenzione: al SoFi la maggioranza dei tifosi, tra celebrities di ogni tipo e normali entusiasti del momento, avevano una maglia con scritto Pulisic sulla schiena. Non bastasse, nella sfida dei decibel, ha stravinto Christian sui compagni: secondo, ma a distanza, lo juventino McKennie.
bentornato
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L’immagine simbolo è arrivata al 58′ della sfida contro i turchi, quando il pallone è uscito fuori e il quarto uomo ha chiamato il cambio: tutti in piedi per il ritorno del figlio prodigo, ovazione gigantesca. Una così grande dimostrazione di affetto era figlio anche dell’attesa degli ultimi giorni condita pure da un po’ di ansia. Del resto, era la prima presenza di Christian dal 12 giugno, quando aveva lasciato all’intervallo la gara con il Paraguay per un polpaccio dispettoso. Così, da quando Pulisic ha rimesso piedi in campo, la partita contro la Turchia ha completamente cambiato colore: da solo, il milanista ha raggruppato tre occasioni, in una lo ha fermato in uscita il portiere turco Çakır, in un’altra ha preso un palo con un tocco sporco di volo e poi, da fermo col sinistro, per poco non ha fatto cadere giù il SoFi, riempito di stelle come nella notte degli Oscar. Insomma, ha restituito qualità, ritmo e imprevedibilità a un attacco che fino a quel momento aveva faticato a trovare sbocchi. Più di ogni altra cosa, ha immediatamente cancellato ogni dubbio sulle condizioni fisiche. La settimana di allenamenti persa e l’assenza contro l’Australia non hanno intaccato il livello di energia.
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ora la bosnia
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Per molti media Usa in vena di citazioni, in una sconfitta non troppo amara, lui è il cosiddetto “silver lining”, il bordo d’argento, della serata. È un’espressione idiomatica inglese, risale al poeta inglese John Milton nel XVII secolo: anche nelle nuvole scure, in effetti, c’è sempre un contorno luminoso color argento ed è il sole che le illumina alle spalle. Fuor di metafora, significa che, anche nelle situazioni negative, c’è sempre un aspetto positivo o una speranza. In questo caso, l’argento è aver ritrovato il campione di tutti al pieno delle forze, giusto prima di sfidare l’eterno Dzeko. Un dato di fatto, al netto delle sirene di mercato che continuano ad accompagnarlo durante il Mondiale: l’interesse del New York FC, club che gli permetterebbe di tornare in patria con i mezzi del potentissimo City Group, e la trincea del Diavolo per tenerlo a Milano non sembrano distrarlo dal sogno di vincere questa Coppa in casa. Tra l’altro, anche Mauricio Pochettino, infastidito dalle domande seguite al ko in conferenza stampa, ha ricordato come gli Stati Uniti abbiano comunque chiuso il girone al primo posto e come le rotazioni fossero state pianificate proprio per arrivare al massimo ai sedicesimi. In soldoni, contavano soltanto le condizioni dei suoi uomini migliori, uno su tutti.
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