ma dobbiamo avere pazienza. Chi si aspetta dei miracoli è pregato di fare marcia indietro

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Il ct sta visionando tutti i possibili convocati sparsi nei vari campionati, proverà diversi giovani e ha già reso noto che ci sarà una pre-lista di 50-60 giocatori

Armiamoci di pazienza e partiamo. Fra poco più di un mese torna in campo la Nazionale, la prima del Mancini 2.0: ci aspettano gare difficili in Nations League con Belgio, Turchia e Francia per quello che sarà il primo vero maxistage azzurro, giacchè la Fifa ha cambiato le finestre per gli impegni internazionali accorpando in una sosta versione XXL quelle di settembre e ottobre. Per due settimane si fermano i campionati e i riflettori saranno solo sulle nazionali ma sarebbe sbagliato aspettarsi dal nostro ct miracoli immediati. E non solo perchè veniamo da disastri storici.

Cosa ha detto Mancini

Perché dalle parole di Mancini se da un lato c’è da avere fiducia nel lavoro capillare che ha già iniziato a fare, dall’altro è lecito spaventarsi un po’? Perché Mancini ha fatto capire che il lavoro sarà lungo . Pur consapevole che dovrà coniugare gli esperimenti con i risultati (“Dobbiamo capire più in fretta possibile come possiamo mettere insieme i giocatori che giocano già in nazionale da anni, con qualche giovane. Non possiamo pensare di mettere diversi giovani subito, vanno aiutati. Hanno qualità ma ci vuole qualcuno in campo che li guidi”) e intenzionato quindi a rivoluzionare con tatto è indubbio che le novità ci saranno e non saranno poche.

Giovani e “stranieri” nel mirino

Indicativo questo passaggio: “In queste prime due giornate abbiamo visto diversi giocatori interessanti. Magari alcuni che non si conoscono tanto perché giocano anche all’estero. Anche qualcuno molto giovane. Retegui neanche io prima di vederlo giocare sapevo chi fosse poi l’ho visto giocare e ho pensato che potesse essere utile”. Indizio: aspettatevi anche giocatori il cui nome non è mai uscito sui giornali.

La pre-lista di azzurrabili

Poi la rivelazione: “Faremo una pre-lista di 50-60 giocatori”. Mai successo. Una volta c’erano i cosiddetti “azzurrabili” ma era un listone da 40 giocatori, allargarlo a 60 impone convocazioni inedite in serie, tempo per vederli in allenamento e soprattutto tempo per trovare un’amalgama in campo. Se i giocatori italiani della Premier (Donnarumma, Calafiori, Kayode, Tonali, Palestra) sono chi più chi meno affidabili, è tutta da verificare la capacità di inserimento in azzurro dei tantissimi giovani e oriundi nel mirino del ct. Chi ci dice che i Liberali, gli Inacio, i Tresoldi, i Romano e tutta la pletora di baby che stanno spuntando da ogni dove (e da ogni campionato) sappiano ripetersi quando si tratta di giocare per l’Italia? Ecco perché servirà pazienza, ecco perché sarebbe sbagliato chiedere tutto e subito a Mancini.

Da Bearzot a Sacchi, che differenze

Il rischio che corre il ct però è di allargare troppo la rosa dei potenziali azzurri. Un’abitudine nata da Sacchi in poi. Quando c’era Bearzot le cose erano diverse. Nel decennio (1976-86) da ct il vecio ha convocato solo 74 giocatori. Il suo sostituto, Azeglio Vicini, nei 5 anni da ct (1986-91) scese a 56. Quando arrivò Sacchi le porte si aprirono indiscriminatamente per quasi tutti:dal 3 novembre 1991 al 1° dicembre 1996 guidò gli Azzurri in 53 partite e furono ben 93 i convocati. Stesso numero di Prandelli (dal 2010 al 2014) mentre Ventura si fermò a 46 ma fu ct solo dal 2016 al 2017.

Mancini prima versione ha allenato l’Italia da maggio 2018 ad agosto 2023, quando si dimise. In 61 partite ci furono 105 convocati, 91 giocatori effettivamente schierati, 57 esordienti in Nazionale. Un precedente che fa riflettere. Ora che c’è da rifondare o quasi gli esperimenti saranno ancora di più ma guai a chiamare tanto per chiamare. Meglio far osservare con grande attenzione tutti i potenziali azzurrabili prima di convocarli e soprattutto ancor prima di naturalizzarli se hanno un doppio passaporto. La pazienza vada sottobraccio al buon senso e i club se possibile diano una mano. Se ci sarà bisogno di finestre per stage a Coverciano, laddove i calendari lo consentono, non si oppongano. Ripartire per quest’Italia è troppo importante, è doveroso. Lentamente, sì, con pazienza, sì, ma anche con coraggio e collaborazione di tutti.

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