Il sistema calcio in Italia non funziona più: perché i giovani non giocano in prima squadra? L’inchiesta di Report prova a far luce: i calciatori come strumenti finanziari
Secondo il report della Figc il movimento calcistico italiano conta quasi 1,5 milioni di tesserati, di cui circa 900.000 giovani. Dal 2018 a oggi l’Italia ha vinto un Europeo Under 17 e uno Under 19: sulla base di questi dati, cosa succede ai giovani calciatori? Perché la Nazionale fatica ad arrivare a una rosa di 40 nomi all’altezza della storia della maglia azzurra? A queste domande ha provato a rispondere Report, il programma di inchieste giornalistiche condotto da Sigfrido Ranucci su Rai 3. Dal ruolo dei procuratori ai casi Pantaleo Corvino e Pietro Scala, fino alle ammissioni di Gabriele Gravina, ai fondi stranieri e alle plusvalenze.
Report, la crisi dell’Italia e l’ammissione di Gravina
La mancata qualificazione al Mondiale – la terza consecutiva – ha causato un vero e proprio terremoto nel calcio italiano. Il 2 aprile, infatti, Gravina si è dimesso da presidente della Figc, incarico che ricopriva dal 2018.
“Non mi sono sentito capro espiatorio, ma mi hanno fatto diventare capro espiatorio. Qualche rappresentante della nostra politica credo sia andato oltre le proprie competenze”, ha confessato a Report. Poi l’ammissione spiazzante: “Se ho un rimpianto? Sarei dovuto andare via prima per stimolare riflessioni più approfondite”. Eppure inizialmente non voleva neppure dimettersi.
Niente stage: la differenza con la Turchia
Gravina passa poi al contrattacco: “D’accordo con i club, la Turchia, che da 24 anni non si qualificava ai Mondiali, ha avuto l’intuizione di anticipare una giornata di campionato”.
E ricorda che “noi, invece, non siamo riusciti a organizzare nemmeno uno stage. Il nostro allenatore ha visto i calciatori dopo cinque mesi, ha fatto un solo allenamento prima della partita con l’Irlanda del Nord e soltanto due prima della partita decisiva con la Bosnia ed Erzegovina“.
L’invasione degli stranieri: il dato che inchioda la Serie A
La Serie A è sempre più off-limits per i calciatori italiani. Report ricorda che nel 2006, anno del Mondiale vinto dall’Italia, la percentuale era del 70% di italiani e 30% di stranieri. Oggi il dato si è completamente ribaltato. Altra statistica allarmante: sono soltanto 17 i calciatori del massimo campionato provenienti dal Sud Italia. Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, evidenzia inoltre che nell’ultima giornata sono scesi in campo 220 stranieri contro 65 italiani nelle formazioni titolari.
Vengono ricordati anche gli effetti del decreto Crescita, introdotto dal governo Conte nel 2019, che ha permesso alle società di escludere dalla base imponibile più della metà dello stipendio lordo di un calciatore proveniente dall’estero, riducendo così il carico fiscale rispetto ai calciatori acquistati in Italia. Pur abolito nel 2023 dal governo Meloni, resta ancora in vigore per i contratti precedenti. “Il decreto Crescita è una battaglia persa, perché ha comunque determinato un aumento del 4% degli stranieri anche nel mercato successivo all’abolizione”, afferma Calcagno.
Il ruolo degli agenti e dei fondi stranieri
Sulla scelta dei club di puntare su calciatori stranieri viene interpellato uno dei più potenti agenti italiani, Federico Pastorello, che con la sua agenzia con sede nel Principato di Monaco gestisce 179 calciatori per un valore complessivo di 329 milioni di euro. “Non dipende da noi, ma dalle strategie dei club – assicura -. Credo che il motivo sia prettamente economico”. Report sottolinea come il trading dei calciatori sia uno strumento utile per far quadrare i bilanci e per soddisfare le richieste dei fondi che ormai controllano la maggioranza dei club di Serie A. Viene inoltre evidenziato come la quasi totalità delle holding che controllano le società italiane abbia sede in paradisi fiscali.
Si passa poi al tema delle plusvalenze, definite una “zona grigia” in cui confluiscono gli interessi di presidenti, direttori sportivi e agenti, dove si svolgerebbero operazioni con scarsa vigilanza e i calciatori vengono trattati come strumenti finanziari. Nel 2025 i club di Serie A hanno versato nelle tasche dei procuratori quasi 250 milioni di euro in commissioni: al primo posto la Juventus con 32 milioni, poi Napoli con 24, Milan con 22, Roma e Inter con 20, e Como e Atalanta con circa 15 milioni.
Lecce, il caso Corvino-Ramadani
Un procuratore anonimo consegna un plico con i resoconti dettagliati delle operazioni di mercato di alcune squadre, e accanto ai giocatori, divisi per club, compaiono i nomi degli agenti che hanno gestito i contratti. Emerge che nel 2023/24 l’Udinese ha chiuso 12 operazioni, di cui 9 con stranieri, tutte riconducibili a un gruppo di procuratori facente capo a Claudio Vagheggi. Il discorso riguarda anche Verona, Atalanta e Lecce. Si passa poi al legame tra Pantaleo Corvino (il servizio ricorda che il ds leccese si è fatto da parte due giorni prima della messa in onda della trasmissione) e l’agente macedone Fali Ramadani. Viene ricostruita la vicenda di Ramadani, inizialmente accusato dalla Procura di Milano di evasione e poi assolto nel 2025. Nel 2019, quando Corvino era ancora direttore generale della Fiorentina, Ramadani ha versato 350mila euro nella società del figlio del dirigente pugliese.
Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, è stato interpellato anche sul caso dello scudetto Primavera vinto con 11 giocatori non italiani: “Fa scalpore, ma è la conseguenza di criticità su cui bisognerebbe interrogarsi. Il Lecce proveniva da alcuni anni di Serie C e Serie B. Quando manca appeal, i giovani di talento ti vengono letteralmente rubati dai grandi club“. Sugli affari tra Corvino e Ramadani aggiunge: “Ogni direttore sportivo ha i suoi contatti e negli anni questo buon rapporto ha portato benefici al club, non danni”. E conclude: «Divento intransigente quando queste operazioni arricchiscono qualcuno e depauperano il club”.
Il caso Pietro Scala a Roma
Il servizio, a cura di Daniele Autieri, si concentra infine sulla figura di Pietro Scala, sull’amicizia con Ryan Friedkin e sulle operazioni Wesley e Bailey chiuse la scorsa estate per conto della Roma dal 32enne. In studio Ranucci ricorda che “per le operazioni all’estero ci vorrebbe la licenza FIFA, ottenuta, però, solo nel novembre 2025 dopo aver già chiuso contratti milionari”. Scala svolgerebbe un ruolo “occulto” di agente nella chiusura dei contratti, ma anche di dirigente ombra della società, incaricato di vagliare i contratti di altri agenti.
La parte dell’inchiesta dedicata a Scala si conclude così: “Parte dei mandati milionari finisce anche a Francesca Leone, socia del 32enne romano nella Apex Sport Agency. Francesca Leone è stata consigliera nel gruppo Leone, in affari con la famiglia Friedkin nella distribuzione di film in Italia, a partire da ‘Killers of the Flower Moon’ di Martin Scorsese“.

