la verità sulla rottura, il caso Kean e 130 milioni di dubbi. Ma col ritorno di Vanoli c’è un solo sconfitto

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Tre sconfitte in tre partite, una squadra ancora senza identità e un mercato caotico: cosa ha portato all’esonero dell’allenatore su cui aveva scommesso Paratici

Anche peggio della gestione Pioli. L’era Grosso è durata solamente tre giornate, dopo le quali la Fiorentina è ultima in classifica a zero punti, nonostante i 130 milioni investiti sul mercato per rivoluzionare l’organico che la scorsa stagione aveva rischiato la retrocessione in Serie B. Dietro l’esonero dell’allenatore romano, consumatosi nella tarda serata di una domenica rovente al Viola Park, ci sarebbe uno scontro tra Paratici e il tecnico su cui aveva deciso di puntare il ds. Il retroscena della rottura e la decisione di richiamare Paolo Vanoli.

Fiorentina, il retroscena dello scontro tra Grosso e Paratici

I numeri non raccontano tutto. Perché non bastano 130 milioni e 13 volti nuovi per poter pensare in grande. Sì, la Fiorentina sarà stata pure una delle regine del mercato estivo, ma poi bisogna analizzare come sono stati spesi i soldi messi a disposizione dalla famiglia Commisso nell’anno del centenario e se l’allenatore è stato accontentato in tutto e per tutto.

Proprio il mercato sarebbe stato al centro dell’accesa discussione tra Grosso e Paratici. Come sottolineato dal Corriere Fiorentino, il rapporto avrebbe iniziato a scricchiolare già alla chiusura del mercato. Da un lato, l’insoddisfazione dell’ex Sassuolo; dall’altro, la delusione del ds per la mancanza di risultati e di gioco. Poi la situazione sarebbe definitivamente degenerata in seguito al ko interno contro il Torino, fino alla decisione di separare le strade.

La verità sulla rottura: il caso Kean e i dubbi sul mercato

La gestione del caso Kean è stata emblematica. La Fiorentina ha vissuto due mesi nell’incertezza, salvo poi cedere la sua stella al Como solo nelle ultime ore del calciomercato, sostituendolo con l’ex Udinese Beto. La Viola non ha certo brillato per tempismo, soprattutto vista l’importanza di Moise nella storia recente del club. E ancora, il ritardo nell’acquisto degli esterni, fondamentali per il 4-3-3 che aveva in mente Grosso. Paratici è andato a sbattere contro diversi muri, salvo poi chiudere sul gong le operazioni Gnonto, Pedro Gonçalves e Njie.

È mancata linearità e diversi nodi sono stati sciolti soltanto alla fine, come quello relativo a Gudmundsson, finito alla Lazio, oppure rinviati, come nel caso di Dodò. Certo, anche Grosso ha le sue responsabilità. Perché è vero che la Fiorentina è stata un cantiere aperto per tutta l’estate, ma il campione del mondo 2006 non è riuscito a dare anima e identità a una squadra maltrattata dalla Roma e dal Frosinone e poi stesa anche dal Torino. Tre partite, tre sconfitte e zero certezze: una disfatta totale.

Il ritorno di Vanoli segna la sconfitta di Paratici

Inutile girarci intorno: il grande sconfitto è Paratici. Non soltanto per il caotico mercato dello scorso gennaio o per gli errori commessi in estate, ma soprattutto perché era stato proprio lui a non confermare Vanoli dopo la salvezza, scegliendo di puntare su Grosso. “Il profilo giusto per ciò che abbiamo in testa di costruire, noi vogliamo un allenatore moderno”: erano state queste le parole del dirigente lo scorso giugno per giustificare l’addio, rivelatosi poi un arrivederci, a Vanoli e l’arrivo di Grosso. Il progetto è durato tre partite. Solo tre partite.

Alla luce del cambiamento radicale della rosa e delle tante operazioni definite sul filo di lana, non sarebbe stato opportuno concedere più tempo all’allenatore con cui si intendeva ‘costruire’? Il ritorno di Vanoli, scelto per provare a rimettere in piedi una stagione partita nel peggiore dei modi, rende ancora più evidente il cortocircuito. E il tweet di Maurizio Pistocchi ha il sapore di una sentenza: “Chi sarebbe da esonerare è Fabio Paratici: ha cacciato Vanoli che aveva ottenuto una salvezza fantastica, ha speso un sacco di milioni di € e fatto una squadra senza personalità”.

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