Secondo il quotidiano inglese, la decisione di togliere la squalifica all’attaccante statunitense sarebbe stata presa dal presidente della Commissione Disciplinare Fifa senza consultare gli altri membri
Squalifiche che scompaiono, partite suddivise in quattro tempi, recuperi infiniti, arbitri fermati alla frontiera e giocatori perquisiti. I Mondiali del 2026 stanno per andare in archivio, ma hanno già lasciato ai posteri un’eredità sulla quale molte sentenze sono già state espresse.
Balogun, il retroscena
E non è stato particolarmente arduo emetterle, in particolare se si fa riferimento all’ultimo retroscena relativo alla revoca della squalifica a Balogun, in occasione di Usa-Belgio. Come riporta Sport Mediaset.it, solo una persona avrebbe deciso di annullare la squalifica all’attaccante americano, ossia il presidente della commissione disciplinare Fifa, Mohammad Al Kamali. Secondo quanto rivelato dal Times di Londra, il presidente non avrebbe consultato gli altri 17 membri prima di consentire all’attaccante di giocare gli ottavi di finale contro il Belgio, nonostante l’espulsione ai sedicesimi contro la Bosnia.
Balogun, la rivelazione del The Times
Vicenda che ha sollevato ulteriori critiche su Trump, il quale ha poi ammesso di aver chiamato il presidente della Fifa, Gianni Infantino, per sottolineare la sua contrarietà al cartellino rosso. E la rivelazione del Times contraddice quanto ammesso dallo stesso Infantino, il quale aveva sostenuto come la decisione fosse stata presa in modo autonomo dalla commissione: “Leggo le decisioni della Commissione Disciplinare della Fifa non appena vengono rese note. A volte mi sorprendono. A volte sono d’accordo con esse, altre volte no”, si leggeva nel comunicato del numero uno della Fifa.
La difesa di Infantino
“Vorrei ribadire un principio fondamentale della governance della FIFA – aveva detto Infantino – i nostri organi giudiziari sono indipendenti. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio e deve essere sempre rispettata. In merito a questa vicenda, ho effettivamente ricevuto una telefonata da Donald Trump, proprio come ricevo telefonate da altri capi di Stato, funzionari governativi…Durante la nostra conversazione, ho spiegato che era in corso un procedimento legale che coinvolgeva gli organi giudiziari indipendenti della Fifa e che il caso sarebbe stato deciso a tempo debito dagli organi competenti. È così che funziona il sistema della Fifa, ed è un principio che difenderò sempre”.
Un Mondiale di polemiche
E invece, stando a quanto rivelato dai giornalisti inglesi, non c’è stato alcun “procedimento legale”, bensì una decisione “autonoma” (virgolette d’obbligo, dubbio legittimo) da parte di Mohammad Al Kamali. Mondiali 2026, forse i posteri non saranno molto clementi.

