Certo è un caso, ma il simbolismo di alcune coincidenze colpisce l’animo: nell’anno in cui il Leicester, protagonista della favola più bella del calcio europeo, finisce in Serie C, anche la sua guida, il normal one come lo chiamavano in Inghilterra o il divo Claudio, appellativo nell’Urbe, chiude la sua avventura alla Roma. Ranieri non ha più rapporti con la società giallorossa, conseguenza di una feroce lotta dialettica con il tecnico Gian Piero Gasperini.
Finisce così una lunga storia d’amore per la quale l’allenatore aveva rinunciato anche alla panchina della Nazionale, vestendo invece i panni del ‘senior advisor’ giallorosso. La sua squadra del cuore con cui prima ha giocato, poi ha allenato e guidato infine da dirigente. Dieci anni fa il trionfo in Premier League che tolse a Ranieri la nomea di eterno secondo, anche con la sua Roma quando, nella stagione 2009-’10, perse lo scudetto nelle ultime giornate cedendo sul traguardo all’Inter di Mourinho.
Nato a Testaccio, quartiere della Capitale considerato ‘covo’ dei tifosi giallorossi, come calciatore esordisce nella Roma, ma lega il proprio nome anche al Catanzaro, di cui, tra il 1976 e il 1982, diventa il giocatore con più presenze in Serie A. Da allenatore comincia nella massima Serie con il Cagliari tra il 1988 e 1991 poi allena Napoli e Fiorentina prima di andare all’estero dove guida Valencia e Atletico in Spagna e Chelsea in Inghilterra. Nel 2007 rientra in Italia, Parma, la Juventus, la Roma e l’Inter, ottenendo un secondo posto con i giallorossi ed una salvezza in Serie A con gli emiliani.
Dal 2012 al 2014 allena il Monaco, nel campionato francese, dove vince la Ligue 2 e si piazza poi secondo nella Ligue 1. Dopo un periodo da ct della Grecia (nel 2014), torna in Inghilterra, al Leicester City, con cui vince a sorpresa la Premier League nel 2016. Un successo che gli vale il premio Fifa come allenatore dell’anno, la Palma al merito tecnico, l’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, oltre all’inserimento nella Hall of fame del calcio italiano.
Una favola quella tra Ranieri e il club giallorosso ripartita la scorsa stagione quando l’allora tecnico romano, una volta lasciato il Cagliari e deciso a non allenare più, volle ricominciare correndo in aiuto di una squadra in chiara difficoltà tecnica e emotiva dopo gli esoneri all’inizio della stagione di due tecnici come Daniele De Rossi e Ivan Juric.
E così l’imperatore Claudio, che per restare a Trigoria aveva rifiutato anche la chiamata della Figc per diventare Commissario tecnico della Nazionale, ha dovuto cedere il passo a Gasperini, allenatore torinese capace di trovare la sua consacrazione a Bergamo con l’Atalanta. E pensare che i Friedkin, proprietari della Roma, lo avrebbero anche supportato qualora avesse scelto di diventare il ct azzurro, non rinunciando però alla figura immaginata a Trigoria per lui. Il doppio incarico non era praticabile, e Ranieri, pur onorato per la chiamata della Figc, ha scelto di dedicarsi interamente alla Roma.
Ed erano diversi i motivi dietro a questa decisione: prima di tutto la parola data a club, tifosi e città. Per mesi l’ex tecnico ha sottolineato che avrebbe smesso veramente di allenare e rimangiarsi tutto dopo neanche tre settimane dalla fine del campionato non sarebbe stato nel suo stile. Poi il doppio ruolo che, secondo l’ex tecnico, poteva presentare criticità difficilmente gestibili.
Anche per questo non se l’è sentita di lavorare ‘part-time’, soprattutto dopo aver scelto Gasperini che a pochi giorni dal suo arrivo avrebbe viste cambiate le carte in tavola. Carte che sono cambiate all’improvviso proprio per colpa di un rapporto ridotto ai minimi termini tra lui e il tecnico. Quel Gasperini che aveva scelto andando contro la piazza, scelta che poi gli si è clamorosamente ritorta contro con buona pace dei tifosi a poche giornate dalla fine del campionato, con la squadra ancora in corsa per l’Europa.
Ranieri: ‘Io via per scelta del club’, e Gasperini si prende la Roma
di Dario Marchetti
La Roma ha scelto Gian Piero Gasperini, ma con Claudio Ranieri la separazione è tutt’altro che consensuale. L’ultimo botta e risposta – a distanza e indiretto – tra il tecnico giallorosso e l’ormai ex senior advisor non risparmia quei veleni che in queste ultime settimane hanno reso infuocato il clima a Trigoria: “Non voglio essere messo sullo stesso piano, io non c’entro con questa macchina del fango”, dice dopo l’ufficializzazione della scelta di Friedkin l’allenatore, che esce rafforzato nel ruolo e nell’orgoglio dall’agone con Sir Claudio. Ottiene di fatto il licenziamento di quello che da mentore era diventato nemico e incassa la fiducia piena dei Friedkin, corroborata pure da quella dei tifosi. Ranieri però non ci sta e a chi pensava che l’uscita di scena fosse concordata chiarisce con una dichiarazione all’ANSA: l’interruzione del rapporto e’ “per scelta unilaterale del club”. Niente dimissioni, e di qui la precisazione “per dovere di trasparenza, chiarezza del proprio agire, fedeltà alla verità dei fatti e amore per la maglia che rappresenta la mia seconda pelle” come risposta al comunicato con cui la società giallorossa ha ufficializzato l’addio. “La Roma è davanti a tutto e abbiamo piena fiducia nel tecnico”, con il quale l’obiettivo è “ottenere risultati all’altezza della nostra storia”, e’ la nota scarna della proprietà, che pure aveva tanto insistito per il ritorno in giallorosso dello stesso Ranieri, prima da allenatore e poi da consulente. Ma nel corso dell’anno e mezzo trascorso a Trigoria qualcosa si è rotto, fino all’intervista prima della gara con il Pisa che ha portato alla frattura insanabile tra Ranieri e l’allenatore. Dichiarazioni non concordate con il club e che hanno definitivamente incrinato i rapporti. A nulla sono serviti i tentativi per ricucire lo strappo, le due strade erano dunque destinate a separarsi, nonostante tutti preferissero formalizzare l’addio a fine stagione per evitare altri scossoni.
Le nuove tensioni, però, hanno reso insostenibile il clima arrivando a un addio anticipato. “Le vicende sono quelle sotto gli occhi di tutti. Non partecipo a questa macchina del fango che giornalmente è attivissima – le parole di Gasperini, atteso domani dalla non facile trasferta contro il Bologna di Italiano – voglio lavorare e fare l’allenatore. “Io in questa vicenda non ho fatto nulla – aggiunge -. Non mi mettete sullo stesso piano. Io non sono mai stato contro qualcuno”. Gasperini cita i due passaggi del comunicato, sottolineando come la fiducia dei Friedkin non sia mai mancata dal primo giorno dell’incontro e come la Roma venga prima di tutto. Una nota che rinsalda la posizione dell’allenatore che – dopo lo sfogo di Ranieri – aveva chiesto alcune garanzie in vista della prossima stagione. Sul tavolo la scelta tra lui e il ticket Ranieri-Massara. La proprietà lo ha fatto e il prossimo a salutare, infatti, sarà proprio il ds. “Con Ricky non c’è stato feeling tecnico – ammette Gasperini -. Ma mai nulla di personale, è una bravissima persona e non ho mai messo veti di mercato”. I primi dissapori, però, arrivano da lontano, quando già in estate il tecnico aveva chiesto di rinforzare l’attacco, accontentato solo a gennaio con l’arrivo di Malen. “Ma quella mi è sembrata una richiesta normale per un allenatore nuovo che gioca in un modo diverso. Io manager all’inglese? Per me c’è bisogno della squadra. In sede di mercato l’allenatore deve svolgere il suo ruolo insieme al diesse, bisogna saper lavorare insieme. Insomma devono viaggiare in coppia”.
Il casting per sostituire Massara è già cominciato, nonostante non sia l’unica figura vacante perché con l’addio di Ranieri manca un dirigente a Trigoria; anche il ritorno di Totti al momento sembra in stallo. “Ma parlare di futuro ora è prematuro” chiude Gasperini, che a Bologna almeno ritrova Dybala, ma non da titolare. Ranieri non sarà al fianco della sua Roma, della quale resta un grande tifoso: va via e ringrazia tutti, Friedkin in testa, la squadra, i dipendenti, il popolo giallorosso. Non Gasperini.
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