Juventus, Kolo Muani risponde a Spalletti e alle critiche poi fa chiarezza sul suo ruolo

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L’attaccante francese dà ragione al tecnico per i troppi errori sotto porta e si dice pronto a giocare in tandem con Woltemade

“Se da due anni non gioca un motivo ci sarà”. Quella frase “scappata” a Spalletti dopo Frosinone, quando Kolo Muani fu tra i peggiori in campo dopo aver sbagliato occasioni in serie – di cui una davvero clamorosa a due passi dalla porta – poteva diventare un’etichetta a vita per l’attaccante francese. Il tecnico della Juventus ha successivamente chiarito che oltre a quella tirata di orecchie aveva anche espresso la massima fiducia nelle sue qualità, ricordando come i bianconeri l’abbiano rivoluto fortemente dopo la prima esperienza a Torino ma ora ci si aspetta una risposta sul campo. Nell’attesa arriva quella a voce. Intervistato dal Corriere della Sera Kolo Muani si confessa ed ammette di dover fare di più.

La scelta di tornare alla Juve

Dai primi calci tirati nel piccolo stadio Georges-Pollet di Villepinte, 25 chilometri a nord di Parigi sognando di imitare Zidane alle big d’Europa tra alti e bassi: per Kolo Muani è arrivato il momento di definirsi. Top-player o solo un buon giocatore? La Juventus da due anni ha provato a riportarlo a Torino dopo la prima esperienza («bellissima: compagni, staff, tifosi, tutto quanto. Era tutto perfetto e mi sentivo in famiglia») e ora che ci è riuscita gli chiede il salto di qualità. Lui ha accettato con entusiasmo per finire il lavoro iniziato con l’obiettivo di «Riportare in alto la Juve, la società più importante d’Italia, un club iconico».

La risposta a Spalletti

Spalletti non è stato molto tenero con lui, Kolo Muani non cerca alibi: «Penso che ha ragione. Quando creiamo tantissime opportunità dobbiamo essere anche capaci di concretizzarle: e dopo quella partita, io per primo sapevo che avevano avuto le occasioni giuste. Non ho ancora segnato. Lo so cosa si dice degli attaccanti, ma non sono preoccupato: lo spirito del gruppo è ottimo, la squadra gioca bene e crea occasioni, i gol arriveranno». Sul ruolo nessun problema: «Dirò un concetto banale: per me la cosa più importante è giocare. Posso fare l’esterno, la punta centrale, il numero dieci, non è un problema. Ovunque l’allenatore decida di schierarmi, voglio solo dare il mio contributo. Se con Nick Woltemade possiamo giocare insieme? Sì. Se l’allenatore decidesse di metterci in campo entrambi non sarebbe certo un problema».

La maglia numero 9

Ha scelto il 9 di maglia, un numero importante: «Quando ero piccolo, Zidane era il mio preferito e il mio idolo, ma anche Ronaldinho e Robinho. Più avanti, Messi e Cristiano Ronaldo. Adesso faccio l’attaccante, anche se qualche giocata di classe mi riesce ancora… Il numero 9 ti dà grande responsabilità, e a me piacciono le sfide. Sono uno che non si trascina dietro i pensieri negativi, lavoro per dimenticare subito l’errore e concentrarmi sull’azione successiva. Come ci dice Spalletti, dobbiamo sempre stare sul pezzo. Devi pensare al presente».

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