Troppi over 30 tra i campioni d’Italia, inevitabile il rinnovamento: il ciclo formato da Inzaghi si è chiuso, ora sarà un’Inter tutta made in Chivu
“Io da ragazzo avevo una cinquecento, un’utilitaria… Ebbe’, andava benissimo. Però… a ottantamila chilometri si è cominciato a rompere tutto quanto…Motore, le sospensioni, il circuito elettrico… Be’, ho dovuto liberarmene, eh?…Queste aziende pubbliche che io ho ceduto sono come quella macchinetta lì. Per ora vanno bene. Però sono arrivate a settantanovemila chilometri. Tra mille chilometri che succede?”. Il monologo è tratto dal celebre film “Il portaborse” di Daniele Luchetti. Chi parla è Nanni Moretti nelle vesti del ministro Botero che, sotto suggerimento via auricolare del suo portaborse (Silvio Orlando) prova a dare una spiegazione accettabile ai giornalisti che gli chiedevano del perché avesse venduto quote di aziende pubbliche ai canadesi. Ecco, il paragone della 500 usata può essere traslato anche all’Inter, che si appresta a una piccola rivoluzione a scudetto vinto.
Finito un ciclo vincente
Il double di quest’anno, con scudetto e coppa Italia, non deve intenerire troppo Marotta. In rosa ci sono troppi over 30 che, probabilmente, sono arrivati a quei 79mila km. In ordine decrescente Acerbi (37), Sommer (37), Mkhitaryan (36), Darmian (35), De Vrji (33), Calhanoglu (31). I due centrocampisti in particolare sono stati tra i segreti di un ciclo che tra Inzaghi e Chivu ha portato scudetti, coppa Italia e due finali di Champions ma è il momento di fare scelte importanti. Forse de Vrij può avere un rinnovo per Calhanoglu è giusta un riflessione profonda, che tenga conto anche del suo desiderio di chiudere la carriera in Turchia ma che la rosa vada svecchiata è meridiano.
Il lavoro di Chivu
Chivu è riuscito a dare una sua impronta ad una squadra che aveva ancora lo zoccolo duro di Inzaghi ma la sua vera Inter sarà la prossima. Quella dove avrà più voce in capitolo sul mercato (l’anno scorso chiese invano Konè e Lookman), dove potrà incidere di più con le sue idee tattiche e dove maggiormente si metterà in gioco. L’Inter non può essere una 500 usata, è ovvio. Farla diventare una Ferrari capace di sfrecciare anche in Europa è l’obiettivo anche se non sarà agevole riuscirci subito.
Gli intoccabili e l’errore di Moratti
Si deve ripartire da una base importante (Dimarco, Akanji, Bisseck,Barella, Lautaro, Thuram, Pio Esposito, Bonny, Zielinski), da qualche cessione illustre per far cassa (Bastoni e forse Dumfries in aggiunta agli over 30) e da acquisti mirati e concordati col tecnico. Se il primo nuovo dovesse essere Palestra sarebbe un colpo importante (anche se equivarrebbe a dire addio a Dumfries) ma servono idee chiare e colpi veloci. Un mix di parametri zero (dove Marotta è un maestro), giovani e giocatori già affermati che non costino un occhio della testa. Il tempo è dalla parte dell’Inter ma il motore della macchina va svecchiato per non correre il rischio di ripetere l’errore di Moratti. L’ex presidente dopo il Triplete non ebbe il coraggio di cambiare, confermando tutti gli eroi di Madrid, compreso quelli (vedi Milito) che ritenevano di aver dato ormai tutto e che cercavano nuovi stimoli.


