Inchiesta arbitri, Rocchi e le ultime notizie: Inter non coinvolta

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Gli accusati nell’inchiesta di Milano sono soltanto arbitri: per ora l’ex designatore Rocchi e altri 4

Luca Bianchin

Giornalista

Giravamo tutti con grandi punti di domanda sulla testa. Che ricadute avrà l’inchiesta sugli arbitri? Quanto rischia l’Inter? Da quanto tempo il mondo del calcio, senza saperlo, è sotto indagine? Diagnosi dei medici competenti: labirintite da avvio inchiesta. Ventiquattro ore dopo, va un po’ meglio. Non ci sono certezze granitiche su cui ricostruire i fatti – è presto, molto presto – ma insomma, qualche pietra d’angolo si può posare. L’inizio della settimana ha portato risposte a queste quattro domande. Non è definitivo, ma non è poco.

Club non coinvolti

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Nell’inchiesta ci sono indagati dell’Inter? Negativo. Fonti della Procura di Milano ieri hanno garantito: nell’elenco di persone indagate per concorso in frode sportiva, a oggi non ci sono tesserati dell’Inter o di altri club. Niente calciatori o dirigenti. Si parla soprattutto di Inter, naturalmente, perché resta nella testa la frase con cui si è aperta questa storia: “Nell’inchiesta della Procura di Milano, Gianluca Rocchi è accusato di frode sportiva per avere scelto arbitri graditi all’Inter”. In particolare, due sono le partite al centro delle indagini: Bologna-Inter di campionato, per cui venne scelto Colombo, e Inter-Milan di Coppa Italia, per cui venne selezionato Doveri. La teoria del pubblico ministero è che a Doveri, considerato sgradito all’Inter, sia stata data la semifinale di Coppa Italia per non fargli incrociare l’Inter nell’eventuale finale e nelle partite decisive del finale di campionato. Riuscirà a provarlo? Qui si giocherà tutto nei prossimi mesi.

Gli indagati sono cinque

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Seconda domanda. Ci sono indagati ancora sconosciuti, magari nel mondo arbitrale? Negativo-bis. Gli indagati di questa inchiesta sono cinque, tutti appartenenti al mondo arbitrale. Il designatore Gianluca Rocchi, che si è autosospeso quando l’inchiesta è stata resa pubblica. Il supervisore Andrea Gervasoni, anche lui autosospeso. L’arbitro Luigi Nasca, che era Var in Salernitana-Modena e in Inter-Verona. L’altro arbitro Rodolfo Di Vuolo, Avar di Inter-Verona. Loro quattro sono indagati per concorso in frode sportiva, il reato più grave (e non così semplice da inquadrare al momento, con gli elementi noti a disposizione). Il quinto indagato è l’arbitro Daniele Paterna, Var in Udinese-Parma, l’uomo che si gira e dice «è rigore» nel video in possesso della Procura. Il sospetto è che si rivolgesse a Rocchi, intervenuto bussando alla Sala Var. Paterna, a differenza degli altri, è iscritto per falsa testimonianza: avrebbe mentito nel colloquio con il pm Ascione. Naturalmente, tutto può cambiare con nuove intercettazioni, perquisizioni o testimonianze, anche il numero degli indagati. Rocchi e Gervasoni, intanto, sono attesi per giovedì mattina a Milano: saranno sentiti da Ascione in una sede della Guardia di Finanza. Previsioni del tempo a rischio smentita a 48 ore dall’incontro: Rocchi non dovrebbe accettare le domande – al massimo potrebbe presentare una sua dichiarazione – mentre il legale di Gervasoni ieri ha aperto alla possibilità contraria (“Dovrebbe rispondere”).

Un’inchiesta lunga 18 mesi

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Quando comincia l’inchiesta? Diciamo che sta imparando a camminare e pronuncia le prime parole: ha poco meno di 18 mesi. La data di nascita può essere fissata a fine 2024, in autunno. Dicembre? Possibile. Il particolare è importante, perché fa capire che Ascione ha avuto tutto il tempo di chiedere e ottenere intercettazioni per i primi mesi del 2025, quelli delle partite sotto indagine. Possibile, quindi, che ci siano intercettazioni relative al 2 aprile, il giorno in cui Rocchi – a margine della semifinale di andata di Coppa Italia – avrebbe deciso le designazioni pro-Inter di Colombo e Doveri per il ritorno e la partita col Bologna. Resta da capire quale sia il nesso tra l’avvio delle indagini e l’esposto presentato a gennaio 2024 dall’avvocato Michele Croce, ex candidato sindaco di Verona che segnalò il mancato intervento Var per la gomitata di Bastoni a Duda in Inter-Verona. Probabile che l’evento scatenante – quello che ha portato all’apertura dell’inchiesta – sia un altro ma l’esposto comunque è confluito comunque nel fascicolo sulla scrivania di Ascione.

Sempre più arbitri coinvolti

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Quanti arbitri sono stati sentiti dalla Procura di Milano? Beh, tanti. Diciamo 30 o poco meno. Il pubblico ministro Ascione, per definire il perimetro dell’inchiesta, ha sentito diversi esponenti del mondo arbitrale. Certamente arbitri, guardalinee, Var e Avar delle partite oggetto dell’indagine. Poi verosimilmente arbitri che frequentavano il Centro Var di Lissone. La Finanza, infatti, per chiarire chi era presente a Lissone nei giorni delle partite, ha acquisito note spese di Var e Avar e sentito un tassista che li portava a destinazione. E così, nel giorno della nomina di Dino Tommasi come nuovo designatore, il mondo arbitrale si scopre sempre più al centro dell’interesse di Ascione.

Giovedì Rocchi a Milano

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Sì, ma ora? La Procura non ha terminato il suo lavoro e giovedì, con la convocazione di Rocchi e Gervasoni a Milano, può essere un giorno importante. Dietro le quinte, altro si muoverà fino a giugno-luglio, quando è attesa la chiusura delle indagini. Il calcio italiano aspetta con una certa trepidazione e in fondo, via, è triste: in quei giorni, immaginando l’Italia al Mondiale, pensavamo di appassionarci alla tattica per battere il Canada e al 4-2-3-1 del Qatar.



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