La Procura di Milano chiude il filone sulle designazioni arbitrali: nessun sistema strutturato per condizionare le nomine, ma restano aperti altri approfondimenti sul caso Var
Svolta nell’inchiesta sugli arbitri condotta dalla Procura di Milano che vede coinvolto l’ex designatore Gianluca Rocchi. Dagli accertamenti, dalle intercettazioni e dagli interrogatori condotti, non sono emersi elementi ritenuti sufficienti per proseguire il procedimento sul fronte del presunto condizionamento delle designazioni. E per Rocchi, che si era autosospeso dopo l’avviso di garanzia ricevuto lo scorso aprile, e per il vice Andrea Gervasoni è arrivata la richiesta di archiviazione. La stessa conclusione riguarda anche l’Inter, club finito al centro degli approfondimenti per presunti vantaggi nelle scelte degli arbitri per alcune gare.
Inchiesta arbitri, chiesta archiviazione per Rocchi
A firmare il provvedimento sono stati il pm Maurizio Ascione, prossimo al trasferimento alla Procura europea, e il procuratore aggiunto Paolo Ielo, che nell’ultimo mese ha affiancato il magistrato titolare del fascicolo. Per Rocchi si chiude così un capitolo che aveva provocato una vera e propria bufera all’interno dell’Aia. L’ex designatore arbitrale, autosospeso dopo l’avviso di garanzia dello scorso aprile, era stato sostituito dal ct ad interim Dino Tommasi, prima della successiva e recente nomina di Daniele Orsato come nuovo responsabile delle designazioni.
Rocchi era finito sotto indagine con l’accusa di concorso in frode sportiva per le assegnazioni arbitrali relative a quattro partite, tra cui Torino-Inter dell’ultima stagione. Secondo la Procura di Milano, però, non sarebbero emersi elementi tali da configurare “un sistema strutturato per interferire sulle nomine” degli arbitri. In una nota, il procuratore Marcello Viola ha spiegato che la richiesta di archiviazione “distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che richiede condotte fraudolente concretamente idonee a incidere sulla regolarità di una gara, e altre forme di interferenza prive di tali caratteristiche”. Stralciata la parte relativa alle bussate al Var.
Inter indagata e subito archiviata
La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione anche per l’Inter, iscritta nel procedimento per la responsabilità amministrativa degli enti prevista dalla legge 231 del 2001. L’iscrizione del club nerazzurro era avvenuta soltanto nelle scorse settimane e finora non era stata resa pubblica. Il coinvolgimento della società riguardava l’ipotesi di frode sportiva legata alle designazioni arbitrali effettuate dall’allora responsabile Rocchi. Secondo l’accusa iniziale, l’ex designatore avrebbe agito “in concorso con esponenti della società sportiva Inter”, senza però che venissero individuati dirigenti o tesserati del club. Con la richiesta di archiviazione viene meno anche il filone che ipotizzava un coinvolgimento diretto della società nerazzurra nel presunto sistema di condizionamento delle nomine arbitrali.
Le carte passano alle altre Procure: cosa succede ora
Come riferisce La Gazzetta dello Sport, la richiesta di archiviazione chiude il filone principale dell’indagine milanese, ma non esaurisce il lavoro sugli atti raccolti. La documentazione verrà ora trasmessa agli uffici giudiziari competenti per territorio, a partire dal capitolo relativo alle presunte bussate alla sala Var di Lissone, che passerà alla Procura di Monza. Saranno quindi i magistrati brianzoli a valutare la posizione dei due assistenti Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, finiti sotto indagine per l’ipotesi di frode sportiva legata ai contatti avvenuti con l’esterno della sala operativa.
Resterà invece a Milano la posizione di Daniele Paterna. L’assistente Var di Udinese-Parma è chiamato a rispondere dell’ipotesi di false informazioni fornite al pm Ascione durante un’audizione. Al centro dell’attenzione degli inquirenti anche un video in cui Paterna sembra chiedere a chi si trovava all’esterno della sala se l’episodio fosse da calcio di rigore. Il fascicolo seguirà poi altri percorsi: tutti gli atti, infatti, saranno inviati alla Procura Generale del Coni e alla Procura federale della Figc guidata da Giuseppe Chiné, chiamata a verificare l’eventuale presenza di violazioni sul piano sportivo. Sul fronte penale il procedimento principale può considerarsi concluso, resta aperto il fronte della giustizia sportiva.

