Ancora una volta parte dalla panchina, poi il tracollo dei Reds nella ripresa contro il Leeds: la situazione dell’ex Juve resta la stessa
Il tour amichevole negli Stati Uniti si chiude con una doccia fredda per il Liverpool, battuto 4-2 dal Leeds a Chicago dopo essere andato in doppio vantaggio nel primo tempo. Nel mezzo, la storia di Federico Chiesa continua a somigliare a quella già vista con Slot. A fine luglio l’italiano aveva raccontato la voglia di ripartire con il nuovo allenatore, parlando di un capitolo diverso rispetto al passato. Contro il Leeds, però, il copione non cambia: parte ancora dalla panchina, entra nella ripresa e proprio nel tratto di partita in cui è in campo i Reds crollano, subendo quattro gol in poco più di venticinque minuti.
Le parole di fine luglio
Dopo l’amichevole vinta 4-2 col Sunderland, Chiesa aveva parlato di un nuovo inizio con Iraola, sottolineando come il tecnico basco lo avesse già impiegato anche da punta centrale e come i discorsi ricevuti finora fossero soprattutto tattici, non di gerarchia. Parole che lasciavano intendere un ruolo più centrale nel progetto rispetto ai due anni difficili vissuti sotto la gestione Slot. La sfida col Leeds, arrivata pochi giorni dopo, restituisce però un quadro simile a quello di sempre: Chiesa in campo dal primo minuto contro il Sunderland era stata l’eccezione e contro i bianchi di Farke l’esterno è tornato a partire dalla panchina.
Il tracollo del Liverpool e l’ingresso di Chiesa
Il Liverpool inizia bene la gara, sbloccandola entro dieci minuti con un colpo di testa di Chambers su angolo di Szoboszlai, e raddoppia poco prima dell’intervallo con una splendida azione corale conclusa da Wirtz. Al rientro dagli spogliatoi, Iraola cambia quattro uomini, tra cui proprio Isak, e al suo posto entra Chiesa. È in quel momento che la partita si ribalta. Il Leeds accorcia le distanze con Aaronson dopo un errore di Kerkez, poi pareggia con Calvert-Lewin, subentrato anche lui nell’intervallo, e completa la rimonta con le reti di Longstaff e ancora di Calvert-Lewin. Un’emorragia di gol che coincide, cronologicamente, con l’intero secondo tempo giocato da Chiesa, sceso in campo al 46′ e mai capace di incidere sul match, salvo un tentativo isolato su cross di Kerkez respinto dalla difesa avversaria.
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Numeri che non cambiano il giudizio
La stampa inglese, nelle pagelle del post partita, non usa mezzi termini: Chiesa riceve una delle valutazioni più basse tra i subentrati, con il rilievo di non essere riuscito a replicare l’incisività mostrata da Isak nella prima frazione. Un dato che, sommato al contesto, racconta una storia già vista. Al netto delle dichiarazioni di circostanza e della fiducia espressa a parole dal nuovo tecnico, sul campo la situazione di Chiesa resta quella di un giocatore che deve ancora conquistarsi un posto da titolare, e che nei minuti in cui è chiamato in causa non sta ancora trovando il modo di lasciare il segno.
Il mercato bussa
Mentre in campo la storia si ripete, fuori dal campo il nome di Chiesa resta un tormentone fisso a ogni finestra di mercato. Secondo Footmercato, il tentativo più concreto arriva dall’Atletico Madrid, ma non è l’unico: sulle sue tracce ci sono anche quattro club di Serie A, Roma, Napoli, Como e Fiorentina, tre dei quali impegnati in Champions League quest’anno. Chiesa, però, avrebbe respinto tutte le proposte, convinto di potersi giocare le proprie carte con Iraola dopo i due anni difficili sotto Slot.
Il contratto lo lega al Liverpool fino al 2028, ma i numeri complessivi restano quelli di un giocatore ancora ai margini. A ottobre compirà 29 anni, ed è anche per questo che la scelta di restare, ribadita nonostante il pressing dei club italiani e spagnoli, pesa come una scommessa che si gioca partita per partita: la prestazione di Chicago, in questo senso, non è il miglior biglietto da visita per convincere chi ancora dubita della sua permanenza ad Anfield.

