Per il presidente federale ancora polemiche: dalla mancata scelta di Conte come allenatore della Nazionale ai motivi della rottura con Paolo Maldini
Estate caldissima per Giovanni Malagò. Il mese occorso per scegliere il dt e nominare il ct è stato durissimo ma i problemi non solo non sono finiti per il presidente federale ma sono addirittura aumentati visto che la decisione di nominare Mancini ct, dopo la rottura con Maldini, continua a non convincere tutti. Il Mancio-bis ha lasciato perplessa la Lega, che era compatta su Conte, ha spiazzato molti tifosi, che non hanno dimenticato il tradimento con l’Arabia, e ha attirato le critiche anche di molti addetti ai lavori ed ex dirigenti di peso. Da Cairo a Carraro anche oggi arrivano bordate pesanti che lasciano presupporre come Malagò sia ormai nel mirino e che ogni eventuale passo falso non sarebbe perdonato.
Cairo e i club di A volevano Conte
Non è un segreto che tutti i club di serie A avrebbero voluto Antonio Conte sulla panchina della Nazionale. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, lo conferma alla Gazzetta: “Sappiamo come sono andate le cose. Malagò ha voluto indicare prima il direttore tecnico, impegnandosi a convincere Maldini, e poi sulla scelta di Pirlo e il problema dello sponsor russo legato alle scommesse è caduto tutto. Malagò era il candidato a presidente federale della Lega di A, a cui poi si sono aggiunte altre componenti. Oggi è lui il responsabile delle scelte, da parte mia riceve un grande in bocca al lupo… Siamo reduci da tre mondiali mancati, un disastro”.
Cairo non avrebbe avuto dubbi su Conte ct: “Lo avrei scelto perché è necessario dare un impulso forte all’attività, in modo da partire subito bene. Conte lo stimo, aveva già fatto bene in Nazionale, una Nazionale che non era chissà cosa, specie in attacco. Era motivato, poteva essere l’uomo giusto. Vero, in Lega c’era una propensione per Conte ct, Malagò ha scelto diversamente”
Carraro e il retroscena sulla rottura con Maldini
Perplesso anche l’ex presidente di Figc e Lega (oltre che ex sindaco di Roma ed ex presidente del Milan) Franco Carraro che al Corriere della Sera rivela: «Certe cose non le ho capite: ho fiducia e stima in Malagò, che con Mancini è tornato a concretizzare la prima ipotesi. Ma in mezzo ci sono state mosse e sviluppi di cui faccio fatica ad afferrarne il senso. La fine anticipata del rapporto Malagò-Maldini non è chiara. Forse non sono andati a fondo nella conoscenza reciproca prima, non si sono parlati abbastanza, hanno lasciato spazio a grandi equivoci. Bastava fare una attenta ricerca su Paolo Maldini per capire il suo comportamento, certi atteggiamenti improntati alla rigidità. Se si sceglie Paolo Maldini come direttore tecnico si deve sapere che è orientato a una forma di assolutismo. E glielo dice uno che al nome di Maldini si emoziona ancora: sono stato il presidente di papà Cesare al Milan, un grande giocatore, sentiva le partite in modo abnorme, al punto tale che spesso prima stava male, vomitava. Ho ricordi intensi e belli».
L’errore sarebbe stato quello di non assecondare Maldini e non solo: «L’idea di affidarsi a Maldini & Leonardo era affascinante. Così anche il loro progetto sul settore giovanile, appena abbozzato quel giorno in Lega serie A, sarebbe stato interessante approfondirlo. Ma non ce n’è stato il tempo…Mi sembra che Malagò, a un certo punto, ha pensato che con Maldini lui, presidente federale, non avrebbe avuto il ruolo che gli spetta. Il calcio italiano ha assoluto bisogno di una svolta. Mancini? È un tecnico preparato che si porta dietro un errore grave, quello di avere lasciato la Nazionale in un mare di guai».

