Dopo aver ufficializzato Mancini ct e Ranieri dt cominciano i problemi: va affrontata la questione stadi per gli Europei del 2032 che l’Italia organizzerà assieme alla Turchia
Il mese passato a inseguire e poi mollare Maldini, a chiamare Pirlo e poi a scaricarlo, a lottare con i presidenti di club che volevano Conte ct e infine a promuovere il Mancini bis per la panchina azzurra e Claudio Ranieri come dt è stato durissimo per Malagò ma in realtà i problemi veri per il presidente federale cominciano adesso: c’è da sbrogliare la matassa stadi in vista degli Europei del 2032 che l’Italia organizzerà assieme alla Turchia e ci sono già scadenze stringenti.
Il dossier stadi sul tavolo di Malagò
Presi tra polemiche, paure e veleni ci si era quasi dimenticati che nel 2032 l’Italia ospiterà l’Europeo insieme alla Turchia. E adesso, dopo anni di promesse e di progetti, è il momento di accelerare sul dossier stadi, che si preannuncia come uno dei più bollenti della gestione Malagò.
Le tredici candidature
Alla scadenza prevista della mezzanotte di venerdì 13 città (Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino, Verona) con 16 stadi hanno presentato la loro documentazione, che sarà ora esaminata nell’ambito dell’istruttoria tecnica volta ad accertare il rispetto degli standard infrastrutturali, autorizzativi, finanziari e organizzativi richiesti per l’eleggibilità a ospitare la competizione.
Nelle prossime settimane la Figc proseguirà il confronto con le realtà coinvolte per consolidare e perfezionare i dossier, in vista dell’individuazione delle sedi da sottoporre alla UEFA entro l’1 ottobre, secondo il calendario definito dal processo di selezione. E Malagò dovrà fare delle scelte, anche dolorose.
L’allarme dell’Uefa
Pochi giorni fa (il 23 luglio), il Senato ha reso pubblico il D.L. n.108/2026 chiamato ‘Disposizioni urgenti in materia di sport per lo svolgimento di grandi eventi’. L’articolo uno del lungo documento è completamente dedicato a Euro 2032 e dispone la “nomina di un commissario straordinario per la realizzazione e il completamento delle opere necessarie” allo svolgimento dell’Europeo. L’Italia deve scegliere cinque sedi (e altrettanto farà la Turchia) entro ottobre 2026. E dovranno essere pronti almeno un anno prima della manifestazione, quindi nel 2031. Tanto che il presidente dell’Uefa Ceferin ha pubblicamente ammonito l’Italia: “Avete infrastrutture calcistiche tra le peggiori d’Europa. Se gli impianti non cambieranno, Euro 2032 da voi non si giocherà”.
Il tempo stringe, insomma. Fino a pochi mesi fa l’unica certezza era Torino, con lo Juventus Stadium. Poi sono arrivate le altre candidature: Milano affronta una lotta contro il tempo e conta di avere pronto il nuovo stadio (San Siro non sarebbe nemmeno a norma), Roma ha tre assi nella manica: la ristrutturazione dell’attuale Olimpico (anche in ottica della candidatura ai Giochi del 2036) e il nuovo impianto della Roma a Pietralata. Poi c’è il Flaminio, su cui spinge la Lazio di Lotito. Nel frattempo, dopo anni di lavori, sarà pronto il nuovo Franchi di Firenze. Da capire invece quello che succederà a Napoli: da un lato il comune che punta al restauro del Maradona, dall’altro De Laurentiis che ha nel mirino un impanto di proprietà.
Malagò ha ricevuto anche i dossier anche di altri comuni, decisi a sfruttare la manifestazione come volano per riammodernare i propri impianti e ottenere anche i fondi per farlo. Genova, ad esempio, con lo Stadio Ferraris, ma anche il Dall’Ara di Bologna e il Bentegodi di Verona e il Barbera di Palermo. La scelta finale spetterà alla Figc, che – di sicuro – non potrà accontentare tutti: un altro dossier bollente sulla scrivania del presidente federale. La scelta del ct, al confronto, è stata quasi uno scherzo.

