il passato insospettabile del giovane Mancio

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Dal cortile di Jesi al ritorno sulla panchina della Nazionale azzurra: la storia del primo amore calcistico del Mancio e di un legame nato prima della gloria

Il suo ritorno sulla panchina della Nazionale ha inevitabilmente riacceso il dibattito. Roberto Mancini è di nuovo il commissario tecnico dell’Italia e avrà il compito di ricostruire un gruppo chiamato a rialzarsi dopo anni difficili e senza Mondiali. Per qualcuno è il ritorno dell’uomo che ha riportato gli Azzurri sul tetto d’Europa, per altri è una seconda occasione dopo il discusso addio del 2023. In ogni caso, il nome di Mancini è tornato al centro della scena calcistica italiana. Quando un personaggio così importante torna protagonista, riaffiorano anche le curiosità che ne hanno accompagnato la carriera. Una delle domande più ricorrenti riguarda proprio il suo tifo, perché, prima di diventare il simbolo della Sampdoria e uno dei calciatori più eleganti della sua generazione, Roberto Mancini aveva un legame con un’altra squadra.

Il primo amore del Mancio

Prima di diventare il “Mancio”, prima delle magie con il pallone, delle vittorie in panchina e delle notti indimenticabili vissute da commissario tecnico, Roberto Mancini è stato un bambino innamorato del calcio. Un ragazzino di Jesi che guardava ai grandi campioni dell’epoca con gli occhi pieni di ammirazione e che aveva già una squadra nel cuore: la Juventus. Era il calcio degli anni settanta e Mancini cresce con il mito della maglia bianconera e con una particolare ammirazione per Roberto Bettega, uno degli attaccanti più eleganti della storia juventina. Non solo un bomber, ma un giocatore capace di unire tecnica e intelligenza: un esempio per un giovane talento che sognava un giorno di entrare nel mondo dei grandi.

Per il nuovo tecnico della Nazionale, la Juve rappresentava il fascino dei grandi campioni, delle vittorie e di una squadra capace di dominare la scena italiana e internazionale. Poi, però, il destino ha scritto una storia diversa. Mancini non avrebbe seguito la strada bianconera da calciatore: il suo percorso lo avrebbe portato prima a Bologna e poi alla Sampdoria, dove avrebbe trovato la sua vera casa calcistica. A Genova sarebbe diventato un simbolo, il leader di una squadra capace di conquistare uno storico scudetto e di arrivare fino alla finale di Coppa dei Campioni.

L’esperienza a Bologna e quel legame mai dimenticato

Roberto Mancini ancora adolescente lascia casa per entrare nel settore giovanile del Bologna, il club che gli offre la possibilità di inseguire il sogno del professionismo. È proprio l’ambiente felsineo a rappresentare il suo primo vero punto di riferimento calcistico, società che gli permette di formarsi, Non solo quando il calcio era ancora fatto di sogni, sacrifici e tanta voglia di emergere. L’esordio in Serie A arriva a soli sedici anni. Un’età nella quale la maggior parte dei ragazzi frequenta ancora la scuola, mentre lui si confronta già con il massimo campionato italiano, lasciando intravedere qualità fuori dal comune.

La Sampdoria cambia tutto

L’estate del 1982 segna però una svolta destinata a cambiare la sua carriera. La Sampdoria punta con decisione sul giovane talento marchigiano e lo porta a Genova. È l’inizio di una storia che durerà quindici stagioni e che finirà per identificare e istituire Mancini come bandiera blucerchiata. Con Gianluca Vialli forma una delle coppie d’attacco più spettacolari della storia del calcio italiano. Insieme trascinano la società ligure alla conquista del primo e unico scudetto della sua storia, oltre a collezzionare Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e Coppa delle Coppe, sfiorando persino il trionfo in Coppa dei Campioni nel 1992 (finale persa a Wembley contro il Barcellona di Ronald Koeman). Da quel momento Roberto Mancini smette di essere semplicemente un grande calciatore, ma diventa il simbolo di un’intera epoca, il volto della squadra più bella che la città di Genova abbia mai ammirato.

Un’identità costruita sul campo

Se da ragazzo il Bologna aveva rappresentato il primo riferimento calcistico, è la Sampdoria ad avergli regalato un’identità sportiva. Ancora oggi, quando si pronuncia il suo nome, il pensiero corre immediatamente alla maglia blucerchiata, al suo “amico fraterno” Gianluca Vialli, alle giocate di classe, agli assist impossibili e a un calcio capace di coniugare spettacolo e risultati. Nel corso della carriera arriveranno anche i successi da allenatore con Inter e Manchester City, fino alla conquista dell’Europeo con l’Italia nel 2021. E adesso una nuova sfida: riportare gli Azzurri ai vertici del calcio internazionale dopo il suo ritorno tanto discusso in panchina.

Per quale squadra tifa Roberto Mancini?

La risposta, quindi, non è così scontata come potrebbe sembrare. Il giovane Roberto Mancini tifava Juventus, poi è cresciuto calcisticamente con il Bologna, il club che gli ha spalancato le porte del grande calcio. Ma è stata la Sampdoria a trasformarlo in una leggenda, al punto da renderlo, ancora oggi, una delle bandiere più amate della storia blucerchiata. A volte il primo amore lascia un ricordo indelebile, in altre è il destino a scegliere quale maglia diventerà la tua casa e per Roberto Mancini è successo esattamente questo.

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