
Il tecnico azzurro sempre più vago nelle conferenze, non si sbilancia mai e dice poco o nulla ma si è accorto che in questa città si passa da un eccesso all’altro
Domani tornerà in quel Meazza che era stato suo ma che l’ultima volta ha salutato col magone dopo una Champions col Milan sfumata all’ultima giornata. Di fronte Allegri si ritroverà l’Inter che per lui – e non solo – è nettamente la favorita per lo scudetto e parlando di scontri diretti conia una metafora efficace: “Ci sono partite che sono da vincere e poi ci sono gli scontri diretti, quelli vanno giocati” ma nel confernare una tendenza al nichilismo assoluto nelle sue conferenze il tecnico azzurro dà l’impressione di aver capito uno dei difetti di questa città.
Conferenze-lampo, ormai è una consuetudine
Escludendo la presentazione ufficiale, sontuosamente effettuata al Teatro San Carlo, da quando è arrivato a Napoli Allegri ha cambiato a 360 gradi la sua comunicazione nelle conferenze di vigilia gara e nelle interviste post-partita rispetto ai tempi di Juventus e Milan. Se il suo predecessore Conte spesso e volentieri saltava gli appuntamenti con la stampa – ma quando parlava tremavano i muri – il conte Max non ha mai disertato una conferenza dall’inizio della stagione ma sono stati appuntamenti più veloci della luce, della durata massima di dieci minuti e con risposte quasi sempre stereotipate e piene di luoghi comuni. Mai una critica alla società, mai un mugugno sul mercato inesistente, mai un attacco a un allenatore rivale, mai una considerazione sopra le righe.
Il ritorno a San Siro
Sentirlo parlare prima e dopo le gare dà una sensazione di vuoto cosmico. Pochissime concessioni per i cronisti anche oggi, vigilia di un big-match come Napoli-Inter. Giusto un’ammissione sulla serata non proprio felice col Como, anche se ha sottolineato che la squadra ha commesso soprattutto errori tecnici e che va alzata l’attenzione. Neanche il ritorno a San Siro gli ha fatto cambiare ritmo: “Giocare in quello stadio è sempre meraviglioso, sono partite meravigliose, per il calcio italiano è un bello spot con lo stadio pieno, è sempre Inter-Napoli squadre che hanno battagliato sempre, una volta ha vinto l’Inter, poi il Napoli e così via. Sono antagoniste, dovremo fare una bella prestazione sotto il punto di vista tecnico perché domenica abbiamo sbagliato molto tecnicamente e agonisticamente, ma è il bello di queste sfide. E’ vero che l’anno scorso ho vinto due derby ma sono solo dati statistici, ogni anno è differente dal precedente”.
La formazione anti-Inter
Nei 9 minuti e mezzo di conferenza con risposte secche Allegri però due cose le ha dette. Innanzitutto gli sono bastati pochi mesi per capire uno dei difetti della città: “Qui si vive di esaltazione e depressione, ci deve essere più equilibrio”. Una cosa che decenni fa era la regola a Napoli, che si era attenuata negli anni d’oro ma che non è ma scomparsa del tutto. La seconda cosa è la richiesta di non caricare di pressione i giovani, segnatamente Vergara. Col Como è rimasto 90′ in panchina per la sorpresa di molti ma Allegri ricorda: “Sta bene, era entrato bene contro il Genoa, ma credo che dare troppe responsabilità a Vergara, che è un buon giocatore, ma ha appena 12 partite credo nel Napoli, bisogna andarci piano. Domenica ho fatto scelte diverse e più di 5 cambi non potevo fare ma non è detto che domani non giochi”. Con l’Inter mancherà McTominay che si è operato. Allegri dovrebbe confermare il 4-3-3 con Spinazzola e Alisson Santos dal primo minuto al posto di Olivera e Lang, mentre a centrocampo Vergara dovrebbe prendere il posto di McTominay. Panchina iniziale per De Bruyne che dovrebbe partire titolare in Champions con l’Arsenal mercoledì.

