Il tecnico nerazzurro fa i complimenti al Napoli ma si gode la rimonta vincente, il chiarimento sull’ironia su Juventus e Milan e l’invito a non creare odio
E’ più scatenato davanti alle tv di quanto non lo sia stato in campo Christian Chivu: il tecnico nerazzurro è stato il più freddo al 90′, dopo il gol di Lautaro. Mentre San Siro impazziva di gioia e il Toro veniva travolto dagli abbracci dei compagni il rumeno ha fatto sì uno scatto da centometrista ma per andare a dare indicazioni a Calhanoglu. È stato accanto a lui qualche minuto, gli ha dato un paio di consigli e poi, con le braccia alzate per chiedere scusa, è andato ad abbracciare i suoi, Lautaro compreso. Nel post-partita invece si prende qualche rivincita.
Chivu non attacca l’arbitro
Dopo aver spiegato la corsa folle nel finale (“La mia corsa nasce perché volevo dare qualche indicazione, negli ultimi minuti c’è stata una bolgia, il pubblico ci ha spinto tanto, non riuscivamo a comunicare bene”) a Dazn arriva la domanda sull’arbitro, contestatissimo dai tifosi nerazzurri, e sul mani di Lobotka: “Voglio fare i complimenti agli arbitri per la gestione. Il gioco scorre, è divertente, non ci sono più perdite di tempo, chi cade sa che può uscire fuori. Stanno mantenendo una linea che piace a tutti, io voglio fare i complimenti a tutti, degli episodi non parlo perché non mi interessa”.
L’analisi della partita
Chivu analizza la partita: “Gara bella da vedere, divertente, una bella pubblicità al calcio italiano, sul 2-2 due squadre che hanno giocato a viso aperto. Ho visto occasioni da una parte e dall’altra, alla fine gioiamo noi perché siamo riusciti a fare il 3-2. Bisogna fare i complimenti al Napoli perché è una squadra forte, ha individualità, giocatori che fanno la differenza ed è allenata bene. L’1-0 lo potevamo gestire meglio, il 2-0 è la conseguenza di pensare troppo per quello che abbiamo fatto nel primo gol. Mi è piaciuta la reazione, la squadra non si è disunita mantenendo identità. Il 2-1 ci ha dato qualche speranza in più consapevoli del fatto che non potevamo rischiare troppo. Alla fine siamo stati premiati dal coraggio”.
La spiegazione sugli scontri diretti
Cambia umore Chivu quando gli chiedono cosa intendeva quando ha fatto quel discorso sugli scontri diretti: ” Era una domanda rivolta al giornalista. Sono stufo di ciò che avevo sentito l’anno scorso, e ci stava anche rimproverare la squadra per quello che non riusciva a fare. In questo momento, l’Inter era attaccabile su due cose: gli scontri diretti non vinti e il Bodo. Ecco, credo che queste erano le uniche cose su cui si metteva il bastone tra le ruote, per non dire altro. La mia era una domanda retorica al giornalista, non volevo mancare di rispetto né al Milan né alla Juve.
Porto un grande rispetto per queste due società. Poi non viene riportato quello che dico perché ho detto che gli scontri diretti sono anche contro l’ultima in classifica. Quindi si gira sempre come conviene la risposta. La negatività porta la notizia, i follower e i clic. Fa parte di questo mondo, anche sui social. Noi abbiamo l’obbligo di mantenere l’equilibrio, educando la gente. Non bisogna creare caos, odio, serivrebbe un po’ di deontologia da parte di tutti. In queste tre giornate, sto vedendo una Serie A di livello, possiamo crescere per intensità di gioco. Il calcio è bello per questo, bisogna mantenere questo approccio. Il calcio deve rimanere un gioco, non era mia intenzione dire niente su nessuno, anzi…”.

