L’ex centrocampista del Milan: “Rossoneri in ritardo, non si perda tempo: va programmata la stagione”
Chi ha il cuore rossonero vive con un po’ di ansia questa prima parte di giugno. Come se non bastasse la mancata qualificazione in Champions, sfumata all’ultima giornata. Mai, nella storia recente del Diavolo, era capitato di vedere il club senza l’amministratore delegato, il direttore tecnico, il diesse e l’allenatore. “Dire che mi sembra anomalo è poco”, annuisce Alberico Evani, tredici anni e dodici trofei in rossonero tra gli anni Ottanta e i primi Novanta. Un’altra epoca, un altro Milan.
Chicco, dopo l’azzeramento societario si aspettava più rapidità nelle scelte di Gerry Cardinale?
“Io farei un ulteriore passo indietro, a Milan-Cagliari. La sensazione è che se quella partita fosse andata diversamente, oggi non saremmo in questa situazione. Si legge che ci fossero problemi anche prima, che io non conosco nel dettaglio, ma per me la decisione di fare tabula rasa è stata davvero figlia di quel risultato”.
Una reazione di pancia, insomma?
“Questo non posso dirlo, ma con il Milan in Champions credo che lo scenario complessivo sarebbe cambiato”.
Ora, invece, al 10 giugno il Diavolo è un vero punto di domanda.
“Si fa fatica anche a commentare, perché di notizie certe ancora non ce ne sono. È chiaro che dopo i licenziamenti in tronco ci si poteva aspettare che la proprietà avesse subito dei nomi pronti. Proprio il fatto che non sia stato così mi porta a pensare che Milan-Cagliari si sia rivelata decisiva”.
Come capo dell’area tecnica il favorito sembra essere Rangnick.
“Un nome ben noto a chi mastica calcio e non nuovo nemmeno ai tifosi del Milan, visto che se ne parlava come possibile allenatore qualche anno fa. È un uomo di idee e principi chiari, anche se ho una piccola perplessità sulle tempistiche”.
Si riferisce al fatto che sia impegnato al Mondiale con l’Austria?
“Certo. Il Milan già è giocoforza in ritardo con la programmazione della prossima stagione, se poi il nuovo direttore tecnico deve pensare ad altro per un mese dall’altra parte del mondo… Anche se, evidentemente, dovesse arrivare avrebbe con sé qualche collaboratore di fiducia operativo da subito”.
Rangnick conosce bene Glasner: la convince il ticket dei due ex RedBull?
“Penso sia positivo ripartire da una linea precisa e condivisa da dirigenza e allenatore. Entrambi hanno in testa le idee dell’altro in fatto di tattica e calciatori, dato che hanno già lavorato insieme al Salisburgo”.
Le piace il calcio di Glasner?
“Ho visto i buoni risultati al Crystal Palace, dove ha vinto ben tre trofei, ma non l’ho seguito così a fondo da poter esprimere un giudizio definitivo. Ripeto, mi sembra, però, una mossa intelligente a prescindere se sbarcasse insieme a un dirigente come Rangnick”.
Chiunque arriverà, avrà subito una gatta da pelare chiamata Leao… Che ne pensa delle ultime uscite di Rafa, in cui ripete di voler lasciare il Milan?
“Da una parte posso pure credere che siano comprensibili, dopo una stagione molto complessa, anche a livello personale. Nel finale di stagione Leao è stato fischiato parecchio a San Siro ed è normale che qualche strascico rimanga. In più, ho visto cosa ha combinato l’altra sera nell’amichevole con il Portogallo, un gesto (pugno a un avversario cileno ndr) di un ragazzo non del tutto sereno”. Ai suoi tempi non era comune sentire un calciatore del Milan dire pubblicamente di volersene andare…
“Non dovrebbe esserlo nemmeno oggi, perché comunque il Milan è il Milan, uno dei club migliori al mondo. Per questo fa un po’ strano sentire certe parole”.
Crede che lo strappo non sia più ricucibile?
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“Dipende. Se si fosse trattato solo di uno sfogo, si potrebbe anche provare a mediare. Ma se Leao vuole davvero andare via, credo il Milan ne debba prendere atto. A patto che arrivi un’offerta all’altezza, naturalmente”.
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