Dal trionfo più luminoso e inatteso alla periferia del calcio inglese, una parabola discendente che ha ridimensionato sogni e ambizioni del Leicester: i miracoli vissuti sotto la guida di Claudio Ranieri si sono trasformati in debiti milionari e un futuro più che mai incerto. Il pareggio contro l’Hull City ha sancito la retrocessione aritmetica in League One, certificando un declino ormai strutturale e ben lontano dall’epopea che aveva stupito il mondo.
Nel 2016 i “Foxes” avevano riscritto la storia con la conquista della Premier League, smentendo ogni pronostico che quotava la squadra di Ranieri 5000 a 1: una delle imprese sportive più clamorose di sempre. Solo cinque anni più tardi era arrivata anche la FA Cup, mentre nel 2017 il club si era spinto fino ai quarti di Champions League contro l’Atletico Madrid.
Il prossimo anno, viceversa, il Leicester si ritroverà a confrontarsi con realtà ben più modeste, come il Bromley, club che ha sempre militato nei quartieri minori del calcio inglese. Il punto di svolta è stato progressivo ma inesorabile. Dopo il ciclo brillante sotto la guida prima di Ranieri quindi di Brendan Rodgers, culminato con la FA Cup vinta contro il Chelsea di Thomas Tuchel e due mancate qualificazioni alla Champions League, il club ha iniziato a perdere stabilità tecnica e identità.
L’ex allenatore nordirlandese, d’altronde, aveva già avvertito della necessità di ridimensionare le ambizioni, complice anche l’impatto della pandemia sui conti del gruppo King Power. Tra i fattori chiave che spiegano la caduta negli abissi, anche la tragica scomparsa del proprietario Vichai Srivaddhanaprabha, nel 2018, in un incidente in elicottero all’esterno del King Power Stadium.
Un evento che ha segnato un trauma ancora oggi non del tutto elaborato dal club, la cui gestione nel frattempo è passata al figlio Aiyawatt, coincidendo con una fase di crescente instabilità. Incertezze che poi si sono riflesse e acuite anche a livello sportivo: dall’esonero di Rodgers nel 2023 è cominciata una lunga serie di cambi in panchina, tra Dean Smith, Enzo Maresca – capace comunque di riportare un titolo di Championship nel 2024 – Steve Cooper, Ruud van Nistelrooy e infine Marti Cifuentes, poi a sua volta rimosso a stagione in corso.
Un susseguirsi di svolte che non ha mai permesso la costruzione di un progetto coerente. A questo si sono aggiunti problemi finanziari e penalizzazioni legate al rispetto delle regole della sostenibilità economica, con un impatto diretto sulla classifica. In parallelo, crescevano tensioni interne, risultati altalenanti e un clima sempre più instabile, culminato anche in episodi di contestazione tra tifosi e squadra, semplicemente impensabili fino a pochi anni fa. Ora il Leicester si ritrova davanti a una ricostruzione complessa, con ingaggi elevati, una situazione economica precaria e un’identità da ritrovare. Dieci anni dopo l’impresa impossibile, il club che aveva incantato il mondo si scopre improvvisamente lontanissimo dal calcio che conta.
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