Il portiere meno battuto della A ha prolungato al 2030: “È segno di fiducia. Il migliore al Mondiale? Maignan. Non inseguo la chiamata della Francia ma ci spero Vedremo col successore di Deschamps…”
Blindato e felice al Como fino al 2030. Il prolungamento del contratto di Jean Butez è arrivato a coronamento di una stagione irripetibile. Portiere meno battuto e che ha tenuto più volte la rete inviolata in campionato: mattoni pesantissimi per la storica qualificazione alla Champions. “Per me il rinnovo è un segno di rispetto – racconta il numero uno francese -. Credo sia anche la dimostrazione che me lo merito per il lavoro che ho fatto e per quello che abbiamo conquistato tutti insieme, staff e giocatori. È una cosa fantastica da parte della società e anche per me, per la mia stabilità e il mio futuro, perché sono davvero felice qui con la mia famiglia”.
Vedendola fra i pali si ha l’impressione che si senta un po’ imprigionato…
“Vero (ride). A volte mi piacerebbe giocare a centrocampo o comunque fuori. Ma è una voglia che mi tolgo in allenamento dove mi diverto a provare posizioni diverse, o nelle partitelle con amici”.
“A otto anni sono andato a fare un provino al Lilla, sia fuori che in porta. Hanno scelto la seconda cosa, a questo punto ringrazio gli osservatori…”.
Il suo portiere modello, l’idolo a cui si è ispirato?
“Non ho un vero e proprio riferimento, mi piace osservare stili differenti. Ovviamente prediligo Neuer, Ter Stegen, Ederson… portieri che giocano in squadre con molto possesso e molto coinvolti nella costruzione del gioco. Studio anche altri stili, per esempio De Gea: grandi parate e ottimi riflessi. Dedico molto tempo anche a rivedere me stesso. Può sembrare un po’ egocentrico ma è davvero importante, per crescere, analizzarsi per poi potersi adattare allo stile dell’allenatore”.

Partire dal basso con un passaggio corto o cercare gli attaccanti con il lancio lungo: una decisione tutta sua?
“Scelgo io se giocare corto o lungo, ovviamente dopo il lavoro fatto con Fabregas. Se la pressione è molto alta e giocano l’uomo contro uomo, c’è la possibilità di lanciare lungo per trovare chi davanti possa puntare l’avversario. Se invece non c’è pressione, allora possiamo costruire dal basso”.
Regista non solo con i piedi. È vero che è lei a dire ai suoi difensori centrali se uscire a cercare l’anticipo o fermarsi per l’uomo su uomo?
“Io li aiuto in questa scelta parlandoci, per fornirgli quante più informazioni possibile, e soprattutto quelle giuste, così da aiutarli a trovarsi nella posizione migliore. Parliamo molto anche prima delle partite, per individuare caratteristiche diverse a seconda dell’attaccante che affrontiamo; magari stabiliamo che è meglio fare blocco su un determinato corner o un movimento specifico. Si tratta sempre di adattarsi e, ovviamente, in campo si deve decidere in fretta. Per questo cerco di essere veloce anche nella mia comunicazione”.
Il portiere è l’unico ruolo in cui Fabregas non fa alternanza: è una scelta o lei è davvero più forte?
“Il portiere ha bisogno di avere punti di riferimento e automatismi per sentirsi a suo agio fra i pali. E l’allenatore lo sa bene… Non è un ruolo facile in cui cambiare ogni partita o ogni mese; quindi, credo sia davvero importante sentire la fiducia dell’allenatore e sentirsi anche libero di giocare. Fabregas mi dà questa libertà di essere me stesso, ovviamente con alcuni consigli da diverse prospettive di gioco. Ma alla fine è sempre lui a decidere”.
A proposito di concorrenza, sperava nella convocazione della Francia al Mondiale?
“No. Io do il meglio di me stesso al Como e poi, se dovesse arrivare una chiamata sarebbe fantastico e ne sarei orgoglioso. Ma non è una cosa che inseguo. Ovviamente è un sogno, ed è successo già in questa stagione, per la prima volta, di essere pre-convocato, una grande soddisfazione. Vedremo quali saranno le scelte del nuovo ct dopo Deschamps”.
Il suo podio dei portieri al Mondiale?
“Sul primo gradino metto Maignan, perché sono francese e mi piace molto come gioca. Poi Joan García, anche se non so se giocherà con la Spagna; sta facendo davvero grandi cose nel Barcellona e ha uno stile che mi piace molto. E come terzo, sì, ci sta ancora il vecchio Neuer”.
Un’altra sua passione è il ciclismo. Il Tour è alle porte, c’è qualcuno che può mettere in difficoltà Pogacar?
Gazzetta Mondiale: ogni notte un’edizione straordinaria esclusiva. Non perdertela, abbonati a 1€/mese!
“Penso che sarà una lotta a tre. C’è Vingegaard, che è ancora in ottima forma e lo ha dimostrato al Giro. E il francese Paul Seixas penso sia in grado di mettere in difficoltà Pogacar nei prossimi anni. Noi francesi saremmo davvero orgogliosi di avere qualcuno che possa lottare per il Tour già quest’anno. Vedremo come andrà, ma sono sicuro che in futuro potrà essere colui che riporterà la maglia gialla in Francia”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

