Luis Enrique ha scelto di pedalare per non assistere al sorteggio della Champions, ma l’urna ha riservato al PSG un percorso pieno di big e incroci pericolosi come quello con Gigio
Il PSG ha vinto le ultime due edizioni consecutive della Champions League, eppure Luis Enrique ha preferito non assistere al sorteggio nel suo ufficio, come da tradizione. “Negli ultimi tre anni è stato catastrofico, abbiamo pescato le squadre più forti”. Da grande appassionato di ciclismo, il tecnico asturiano ha quindi preferito fare un giro in bici per le romantiche vie di Parigi, anziché seguire in tv quale destino sarebbe stato riservato alla sua squadra al Grimaldi Forum di Monaco. Ed è andata persino peggio dello scorso anno: i campioni d’Europa, infatti, dovranno vedersela con Barcellona, Manchester City, Roma e Como.
Champions League, perché Luis Enrique non ha seguito il sorteggio
Alla vigilia della sfida di campionato contro il Lille allenato da Davide Ancelotti, Luis Enrique aveva spiegato le ragioni della sua scelta. Il tecnico del PSG ha raccontato di aver seguito la cerimonia nelle precedenti tre stagioni, con risultati tutt’altro che positivi. “I primi tre anni ho guardato il sorteggio nel mio ufficio. Tutte e tre le volte è stato catastrofico, abbiamo pescato le squadre più forti. Oggi prendo la mia bici e vado a fare un giro per Parigi. E quando torno, me lo faranno sapere”, aveva detto. Una decisione decisamente originale, ma che alla fine non ha portato fortuna al Paris Saint-Germain. Anzi, l’urna del Grimaldi Forum ha riservato ai campioni d’Europa un percorso ricco di big e di incroci particolarmente suggestivi.
Luis Enrique, la profezia sbagliata e la superstizione
Quando gli è stato chiesto se la sua fosse una scelta scaramantica, l’ex ct della Spagna aveva risposto con il suo consueto tono ironico: “Quale superstizione? La superstizione è argentina e italiana!”. Poi, però, si è lasciato andare a una previsione che il sorteggio avrebbe puntualmente smentito. “Non penso possa andare peggio dell’anno scorso, sarà difficile”, aveva aggiunto Luis Enrique. Mai previsione si è rivelata meno azzeccata. Il PSG, che si presenta ancora una volta come una delle grandi favorite dopo aver conquistato le ultime due edizioni della Champions League, è stato infatti inserito in un percorso tutt’altro che semplice.
PSG, Champions da brividi: sfida a Barcellona e Manchester City
L’urna ha riservato al Paris Saint-Germain due partite che, sulla carta, potrebbero tranquillamente essere una finale di Champions League. Luis Enrique ritroverà il Barcellona, club di cui è stato protagonista sia da calciatore sia da allenatore, conquistando il Triplete nel 2015.
Poi ci sarà la sfida all’Etihad Stadium contro il Manchester City di Donnarumma, il portiere scaricaricato per far spazio a Chevalier. Per Gigio sarà un’occasione speciale per affrontare la sua ex squadra e prendersi una rivincita sul campo. Il City, affidato a Enzo Maresca dopo l’addio di Pep Guardiola, dovrà però trovare la giusta identità dopo un avvio di stagione poco brillante.
Luis Enrique ritrova la Roma, insidie Como, Emery e Osimhen
Luis Enrique sfiderà il proprio passato italiano. Non c’è soltanto il Barcellona sulla sua strada: il PSG dovrà affrontare anche la Roma. L’esperienza dell’allenatore spagnolo, agli inizi della sua carriera in panchina, non fu fortunata, ma resta il ricordo di una parentesi importante per la sua crescita professionale. L’asturiano sfiderà Gasperini e le sue bocche di fuoco, Dybala e Malen, in una partita che promette spettacolo. Il PSG dovrà inoltre misurarsi con l’ambizioso Como di Cesc Fabregas, altro simbolo del Barcellona. Con Nico Paz che avrà una vetrina prestigiosa per dimostrare di essere già pronto per il grande salto contro Kvaratskhelia e compagni.
Non sono da sottovalutare nemmeno le due partite contro il Galatasaray di Osimhen e l’Aston Villa di Emery, in quello che sarà a tutti gli effetti il re-match della Supercoppa Europea. E c’è anche una curiosità di mercato: in uno dei due club potrebbe giocare Rafa Leao. Villarreal e Slovan Bratislava, invece, rappresentano sulla carta gli avversari più morbidi di un calendario molto impegnativo per i bicampioni d’Europa.

