La bandiera interista: “Il club stava per svenarsi per l’azzurro. Non è facile imporsi subito in Inghilterra, i nerazzurri erano perfetti per lui”
Beppe Bergomi all’Inter ci ha trascorso la sua intera vita calcistica. Storia di un amore incondizionato e di una monogamia sportiva quasi d’altri tempi: un club per sempre. In prima squadra dal 1979 al 2000, ventuno anni insieme, un’era segnata in 755 presenze e impreziosita da 6 trofei. Senza dimenticare che in mezzo, nell’82, il baffo nerazzurro più famoso ha alzato anche la Coppa del Mondo. A fine carriera Beppe aveva ricevuto una proposta dal Coventry, ma poi è stato il tempo di cambiare vita, sempre insieme al calcio ma stavolta raccontandolo. È uscito dal campo ed è entrato in tv ma anche se non si fosse palesata la “scatola magica” sulla sua strada l’idea di non aver dedicato tutta la carriera solo all’Inter lo faceva star male. Quindi, niente Inghilterra per quel nerazzurro d’acciaio; mentre un solo potenziale interista il biglietto aereo per la Premier l’ha preso eccome. “Ho seguito tutta la trattativa e la vicenda legata a Marco Palestra… Capisco che oggi per un ragazzo giovane andare a giocare in un campionato così competitivo possa essere motivo d’orgoglio ma continuo a pensare che l’Inter sarebbe stata la squadra perfetta per lui”.
Bergomi, proviamo a entrare nella testa del ragazzo?
“Non la voglio buttare banalmente solo sui soldi. A questa età per me il denaro non deve mai fare la differenza, piuttosto deve farla la voglia che ha un giocatore giovane di misurarsi con un nuovo campionato, di provare nuove sfide. Poi, capisco che al Chelsea guadagnerà il doppio rispetto a quanto avrebbe percepito qui in Italia, ma non voglio pensare che per un 21enne il discorso si riduca solo a una questione economica”.

Insomma, l’Inter sarebbe stata la tappa giusta dopo l’annata che abbiamo visto a Cagliari?
“Sì, per lui poteva essere l’ideale. Per come gioca, per come interpreta il ruolo. La squadra di Chivu, che è e resterà un 3-5-2, esalta le qualità degli esterni. L’Inter sarebbe tornata ad avere un Hakimi per intenderci, ovvero un elemento con maggiore velocità e tecnica, dopo averne salutato un altro come Dumfries che garantiva più fisicità. Quindi ribadisco che l’Inter avrebbe rappresentato la squadra perfetta per Palestra, sia per gioco sia a livello di percorso di crescita del ragazzo”.
Secondo lei rischia di bruciarsi in Premier League?
“Mi auguro che possa trovare il posto e soprattutto la titolarità con continuità anche se non sarà semplice inserirsi, ambientarsi subito e fare bene in un campionato competitivo come quello inglese. Quindi occhio alla Premier. Giocare per lui sarà fondamentale, anche in ottica Nazionale; ma oggi nei giovani, o comunque in generale negli italiani che vanno all’estero, non esiste più il timore che giocando fuori dall’Italia possano perdere l’azzurro. Se vediamo dove giocano Retegui oppure Calafiori, Tonali, Donnarumma…”.
Mi auguro che possa trovare il posto e soprattutto la titolarità con continuità anche se non sarà semplice inserirsi, ambientarsi subito
Che percorso si immagina avrebbe fatto all’Inter?
“Partiamo dal presupposto che il club stava per svenarsi pur di prendere un ragazzo a 50 milioni che è una cifra enorme per i nerazzurri, come per qualsiasi squadra italiana. Quindi per l’Inter sarebbe stato uno sforzo e un investimento incredibile, ma l’avrebbe fatto perché era convinta della bontà dell’investimento. E con questo ragazzo del 2005, che arrivava nella squadra campione d’Italia, avrebbe potuto fare un certo tipo di percorso. Conoscendo la filosofia dell’Inter e del presidente Marotta, la cosiddetta quota-Italia è sempre un fattore importante. Anche per questo Palestra sarebbe stato fondamentale e non una comparsa in un contesto in cui si vuole puntare a consolidare lo zoccolo duro di calciatori azzurri”.
E adesso cosa si aspetta dal mercato nerazzurro?
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“Sono convinto che troveranno la soluzione giusta ma ripeto che per me Palestra sarebbe stato indubbiamente l’ideale a destra. Per il resto, l’Inter in difesa deve fare due colpi, non uno. Solet è perfetto per come gioca Chivu. E lo stesso vale per Jones a centrocampo. Ma niente fretta. E ricordiamoci che l’Inter l’anno scorso l’acquisto migliore, ovvero Akanji, l’ha fatto l’ultimo giorno di mercato”.
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