Argentina, Scaloni è davvero “il piagnucolone”, cosa ha fatto al suo arrivo a casa a Pujato

ALL calcio
5 Min Read

Il ct è scoppiato di nuovo in lacrime nel ricordare la finale dei Mondiali persa contro la Spagna ma ha respinto ogni alibi, riconoscendo i meriti degli avversari e la bravura dell’arbitro

La “llorona” colpisce ancora: se i suoi giocatori lo chiamavano così, ovvero “piagnucolone”, un motivo c’è eccome. Il ct dell’Argentina, che nel corso dei Mondiali è spesso rimasto vittima dell’emozione anche durante le partite e che dopo la finale con la Spagna in conferenza era scoppiato a piangere, ci è cascato di nuovo al suo arrivo a Pujato , la città nella provincia di Santa Fe dove è nato e cresciuto, e dove è stato accolto come un eroe.

Le lacrime di Scaloni

Ancora una volta Scaloni non è riuscito a trattenere le lacrime e si è rivolto apertamente ai suoi concittadini: “Non siamo riusciti a vincere. Lo sappiamo; giochiamo per la gioia della nostra gente, ed è per questo che fa male”, ha detto. Circondato da centinaia di persone del posto e decine di giornalisti, Scaloni ha vissuto un momento emozionante in cui ha dimostrato la sua sportività e ha riconosciuto ancora una volta la superiorità della Spagna in finale: “A volte si può vincere e a volte no. La sensazione è sempre la stessa, quella di lottare fino alla fine anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Come argentini, dobbiamo capire che l’avversario gioca bene e può essere superiore, ma nonostante ciò, gli abbiamo reso la vita difficile”.

Il ct argentino maestro di fair-play

Una delle questioni più importanti lasciate irrisolte da Scaloni è stata il rinnovo del suo contratto, in scadenza a dicembre. Dopo due cicli ricchi di gioia e successi, il nativo di Santa Fe è ora considerato uno dei migliori allenatori della nazionale argentina nella storia, e questo ha portato molti a chiedere un ulteriore prolungamento del suo mandato ma il ct è stato evasivo, ribadendo che rimarrà fino a dicembre. Scaloni però ha dato un esempio di sportività e classe. Lungi dal lamentarsi o protestare, quando gli è stato chiesto dell’arbitraggio in finale , non ha cercato scuse e ha riconosciuto la superiorità della Spagna: “L’arbitro non c’entra, abbiamo perso perché loro erano più forti, ragazzi. Dobbiamo riconoscerlo, dobbiamo riconoscere che hanno giocato meglio. Probabilmente siamo arrivati ​​con risorse limitate, questa è la realtà, ma a volte è bene riconoscerlo, e penso che questo ci renderà migliori, senza dubbio. Lo sappiamo; giochiamo per la gioia dei nostri tifosi, ed è per questo che fa male. Continueremo a lottare”, ha proseguito l’allenatore.

Invano hanno cercato di tirarlo per la giacchetta con le polemiche: “Hai visto cosa c’è sui social? È successo qualcosa con il discorso motivazionale di Messi?”, hanno chiesto a Scaloni. “Non lo so, ragazzi, non guardo i social, non ne ho uno “Possiamo dire che la squadra di Scaloni è unita? Non ci sono conflitti interni?”, insistono. E Scaloni mette subito fine alla domanda: “No, non posso credere a quello che mi state chiedendo”.

TAGGED:
Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *