Verona si è stretta in un abbraccio
commosso e solenne nella basilica di San Zeno per l’ultimo
saluto a Osvaldo Bagnoli, il tecnico del leggendario scudetto
gialloblù, scomparso a 91 anni. Alle 15.03 il feretro ha fatto
il suo ingresso in una chiesa gremita, aperta in prima fila dal
sindaco Damiano Tommasi e da tanti volti noti del calcio,
dall’ex tecnico del Parma Nevio Scala a Beppe Iachini e dall’ex
presidente gialloblù Giovanbattista Pastorello.
Quasi al completo i campioni d’Italia del 1985: Pierino Fanna
è rimasto vicino al suo tecnico fino alla fine (“Poche parole,
se non nessuna, lui amava i fatti”), e Preben Elkjaer è stato
accolto da un lungo applauso tra i tifosi infiocchettati di
tinte gialloblù (“Mi ha insegnato in un attimo cosa fosse la
Serie A”). E ancora Gigi Sacchetti, (“Un padre, gli devo tutto”)
e il veronese ma non scudettato Beniamino Vignola: “Uno scudetto
che nessuno potrà mai portarci via”. Momenti di profonda
commozione quando Nanu Galderisi e Antonio Di Gennaro sono scesi
tra la gente a stringere mani.
L’omelia, celebrata dal vescovo Domenico Pompili, ne ha
tracciato il profilo umano e spirituale, definendolo uno
“Schopenhauer del pallone, uomo sobrio, concreto e autentico,
capace di introdurre l’utopia dell’unità” in un’intera città.
Tra il ricordo del suo celebre aneddoto sui ladri e la memoria
della sua grandezza silenziosa, Verona ha consegnato il suo
“Mago della Bovisa” alla storia e alla leggenda.
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