
Nel giro di soli novanta minuti, il calcio sa trasformarsi in un perfetto regista di drammi e miracoli sportivi. La clamorosa vittoria per 2-0 del Mantova all’Olimpico contro la Lazio — reduce dalla finale di Coppa Italia 2025-2026 — ne è l’ennesima conferma: un’impresa da favola nei trentaduesimi di finale che lascia tutti a bocca aperta.
Un risultato netto che ha fatto scalpore rovinando il debutto di Gennaro Gattuso sulla panchina biancoceleste, ma che s’inserisce in una lunghissima tradizione di colpi di scena. La Coppa Italia, nella sua storia quasi secolare, è infatti da sempre il terreno fertile dove le squadre di categoria inferiore sovvertono ogni pronostico della vigilia.
Il precedente dello Spezia all’Olimpico contro la Roma
L’Olimpico di Roma, in particolare, sembra custodire un rapporto quasi stregato con le sorprese. Un capitolo indimenticabile riguarda lo Spezia, capace di estromettere la Roma dal torneo in due occasioni divenute storiche. La prima della serie è datata 16 dicembre 2015. Quel giorno le Aquile bianconere guidate in Serie B da Mimmo Di Carlo (protagonista in campo con il L.R. Vicenza nell’incredibile edizione 1996-1997), bloccarono la squadra di Rudy Garcia sullo 0-0 nei centoventi minuti, imponendosi poi ai calci di rigore grazie agli errori dal dischetto (peraltro rarissimi) di Miralem Pjanic ed Edin Dzeko.
Cinque anni più tardi, nel gennaio 2021, lo Spezia ripete la vittoria all’Olimpico ma dopo i tempi supplementari. Un clamoroso 2-4, trasformato poi in 0-3 a tavolino a causa del clamoroso errore burocratico della panchina romanista di Paulo Fonseca, colpevole di aver effettuato sei sostituzioni anziché le cinque consentite.
Il miracolo del Napoli e le grandi finaliste della Serie B
Sognare in grande quando si milita in seconda serie non è però un’esclusiva delle sfide ad eliminazione diretta nei primi turni. Esiste infatti una nobile tradizione di club cadetti capaci di spingersi fino all’atto conclusivo del torneo. L’unica squadra nella storia del calcio italiano a sollevare la Coppa Italia militando in Serie B resta il Napoli nella stagione 1961-1962. Guidati in panchina da Bruno Pesaola, gli azzurri superarono corazzate della massima serie come Torino e Roma, sconfiggendo poi in finale la SPAL per 2-1 grazie alle reti di Corelli e Ronzon.
Negli anni successivi altre quattro formazioni della cadetteria sono riuscite a raggiungere la finale senza però alzare il trofeo. Nell’ordine il Catanzaro con il compianto Pippo Marchioro che nel 1966 cedette solo ai supplementari contro la Fiorentina di Picchio De Sisti, il Padova che appena un anno dopo viene piegato di misura dal Milan, rete di Amarildo. Mentre il Palermo sfiorò il titolo in ben due occasioni.
Nel primo caso, anno domini 1974, contro il Bologna di Bruno Pesaola (sempre lui), che si impone solo ai rigori sfruttando gli errori dal dischetto di Vullo e Favalli. Nel secondo caso, siamo nel 1979, il match del San Paolo di Napoli contro la Juventus di Zoff, Scirea e Tardelli, e allenata da Giovanni Trapattoni è davvero un thriller ben costruito. Chimenti al 1’ porta avanti i Rosanero, Brio all’83’ fa 1-1. Ai supplementari una zampata del Barone Causio a 3 minuti dalla fine regala il trofeo alla Vecchia Signora. L’ultima squadra di Serie B capace di conquistare l’accesso alla finalissima è stata l’Ancona nel 1994, poi travolta dalla superiorità della Sampdoria guidata da Gullit e Mancini nella sfida decisiva di Marassi. Il tabellino recita un netto 6-1 ma nell’andata del Conero il match si chiude sullo 0-0.
Dalla C1 alla leggenda: i grandi sgambetti di Bari e Brescello
L’almanacco del torneo è costellato anche di storici sgambetti compiuti da formazioni di terza serie contro i giganti del campionato. Un clamoroso colpo di scena si manifesta agli ottavi di finale della stagione 1983-1984, quando il Bari guidato da Bruno “Maciste” Bolchi, allora in Serie C1, elimina la Juventus di Michel Platini e Paolo Rossi. I Galletti pugliesi compiono l’impresa vincendo 1-2 a Torino e bloccando la squadra di Giovanni Trapattoni sul 2-2 nella sfida di ritorno al vecchio Stadio Della Vittoria.
Nel settembre del 1997 è invece il Brescello, formazione sempre di Serie C1 in rappresentanza di un piccolo borgo emiliano di quattromila anime, a strappare uno storico 1-1 alla Juventus di Marcello Lippi e Zinedine Zidane. La gara d’andata dei sedicesimi si gioca a Reggio Emilia ed è storia, il ritorno a Torino è senza storia, 4-0 per i Bianconeri.
Le favole recenti dell’Alessandria e del Pordenone
Negli ultimi dieci anni le favole minori sono nate soprattutto nei mesi invernali. Nella stagione 2015-2016 l’Alessandria allenata da Angelo Gregucci è protagonista di una straordinaria impresa. Partendo dalla Lega Pro, estromette dalla coppa tre squadre di Serie A, il Palermo, il Genoa e lo Spezia, prima di fermarsi nella doppia sfida di semifinale contro il Milan.
Due anni più tardi, il 12 dicembre 2017, fu il Pordenone a sfiorare il miracolo a San Siro. I friulani, allora militanti in Serie C, bloccarono l’Inter di Luciano Spalletti sullo 0-0 per tutti i centoventi minuti, colpendo anche un palo e cedendo soltanto a oltranza ai calci di rigore.
La magia eterna della sfida secca
La vittoria del Mantova all’Olimpico rappresenta quindi l’ennesima dimostrazione di come la Coppa Italia, con la formula della sfida in stile FA Cup, sappia annullare il divario economico e di categoria. In una partita ad eliminazione diretta, la motivazione, la disciplina tattica e il coraggio possono permettere a chiunque di sovvertire i pronostici e scrivere una nuova e indelebile pagina di storia. Un messaggio molto chiaro per chi vorrebbe un torneo più combattuto e competitivo.

