FIFA, licenziato Lamour dopo le critiche a Infantino

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Kevin Lamour paga il dissenso sul progetto Forward Enterprise, mentre la Federcalcio scozzese ritira il sostegno in vista delle elezioni del 2027

La FIFA ha annunciato il licenziamento del francese Kevin Lamour, rimosso dal ruolo di direttore operativo dopo aver messo pubblicamente in discussione il piano del presidente Gianni Infantino di aprire ai capitali privati le competizioni internazionali dell’organismo. Un provvedimento che arriva a distanza di pochi giorni dalle sue critiche, in un momento particolarmente delicato per la leadership dello svizzero, alle prese anche con il ritiro dell’appoggio della federazione scozzese in vista delle elezioni del marzo 2027.

Il caso Lamour, dalle critiche al licenziamento

La FIFA ha comunicato ai membri del Consiglio la decisione di sollevare dall’incarico Lamour, spiegando che la scelta è arrivata al termine di un’attenta valutazione e ribadendo il ringraziamento per i due anni di servizio all’interno dell’organizzazione. Il dirigente, 46 anni, ex vicesegretario generale della UEFA e in carica dal novembre 2024, era diventato uno dei principali esponenti della fronda interna contraria al progetto FIFA Forward Enterprise.

L’idea, poi accantonata, prevedeva la creazione di una nuova entità incaricata di gestire gli aspetti commerciali e operativi del Mondiale e degli altri tornei FIFA, con la possibilità di cedere circa il 20% delle quote a investitori privati. Nei giorni scorsi Lamour aveva criticato apertamente il progetto, definendolo un piano costruito attorno a un’unica persona, con un riferimento diretto a Infantino. Il dirigente aveva anche invitato i vertici del calcio mondiale a interrogarsi sulle proprie responsabilità, dicendosi pronto ad affrontare le conseguenze delle proprie dichiarazioni, compresa la possibilità di perdere il proprio incarico.

Il progetto abbandonato e le altre defezioni interne

Infantino aveva già fatto marcia indietro sulla Forward Enterprise dopo le forti contestazioni delle ultime settimane. La vicenda, però, ha finito per alimentare anche le tensioni all’interno della FIFA e per mettere in discussione una parte del sostegno al presidente in vista della corsa a un quarto mandato consecutivo. Lamour non è stato l’unico dirigente a manifestare perplessità. Tra le voci critiche ci sono state quelle di Carlos Cordeiro, principale consigliere di Infantino, del segretario generale della FIFA Mattias Grafstrom e dell’ex allenatore francese Arsene Wenger, oggi responsabile dello sviluppo globale del calcio per l’organizzazione. Nonostante le tensioni, il vertice della FIFA ha confermato il proprio sostegno a Infantino dopo l’incontro dei giorni scorsi a Rabat: il presidente ha incontrato i responsabili delle principali aree dell’organizzazione, dalle finanze agli affari legali, fino ai rapporti con la stampa.

Il fronte elettorale in vista del 2027

Il caso Lamour arriva in un momento delicato per Infantino, con le tensioni sulla sua leadership che si intrecciano con la corsa alle prossime elezioni. Sempre nella giornata di ieri, lunedì 17 agosto, la federazione scozzese ha ritirato il proprio sostegno alla ricandidatura del presidente FIFA. La decisione si aggiunge a quelle già prese dalle federazioni di Irlanda, Norvegia, Albania, Finlandia, Inghilterra e Galles, oltre che dalla federazione internazionale dei calciatori professionisti.

Dall’altra parte, Infantino può ancora contare su diversi sostenitori di peso, tra cui il presidente statunitense Donald Trump, il ministro dello Sport sudafricano Gayton McKenzie e il presidente della Confederazione Africana Patrice Motsepe. A loro si aggiungono diverse federazioni nazionali, tra cui Argentina, Messico e Gambia. La UEFA, che nei giorni scorsi aveva anche ipotizzato un possibile boicottaggio dei tornei FIFA, continua intanto a valutare l’ipotesi di sostenere un candidato alternativo alle elezioni di marzo. Tra i nomi circolati con maggiore insistenza ci sono quelli del presidente del Paris Saint-Germain Nasser Al Khelaifi, del vicepresidente del Consiglio FIFA Salman bin Ibrahim Al Khalifa e del dirigente canadese Victor Montagliani.

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