Il talento turco continua ad essere alterno, l’Arsenal gli fa la corte ma è incedibile. Per lui deve essere l’anno della consacrazione ma saprà convivere col bosniaco?
La numero 10 della Juventus sulle spalle, un contratto ricco firmato fino al 2030, la stima di Spalletti: Kenan Yildiz avrebbe tutto per godere della massima serenità e per mettere in mostra tutto il suo indubbio talento, eppure c’è sempre l’impressione che manchi ancora qualcosa per farne il vero leader dei bianconeri. Una sindrome da San Lorenzo, la paura di poter essere una stella cadente per i suoi alti e bassi frequenti. La Juve del domani dipende molto, tanto, da lui. E lo aspetta. Ma fino a quando?
Le sirene inglesi
Non è un mistero che su di lui, e non da oggi, ci sia la corte serrata di alcuni club inglesi e in particolare dell’Arsenal. Già a giugno i gunners avevano effettuato un sondaggio, ricevendo una risposta molto chiara: il giocatore non era sul mercato. In queste ore l’interesse del club inglese è tornato a circolare, ma la sostanza non sembra essere cambiata. Per la Juventus Yildiz è il giocatore intorno al quale costruire la nuova squadra ma deve meritarselo.
Per Spalletti il turco è sempre quello della “fucilata nella notte”, il giocatore dall’innata capacità di cambiare e indirizzare le partite con una semplice giocata, quello che spacca moduli e schemi, che può partire largo, accentrarsi, giocare tra le linee e soprattutto inventare qualcosa quando le gare sono bloccate ma quante volte ultimamente si è visto un Yildiz davvero incisivo? Anche ai Mondiali ha fatto sostanzialmente la comparsa e in queste prime amichevoli estive è stato un fantasma o quasi.
L’arrivo di Alajbegovic
In questo contesto, che dura dalla fine della scorsa stagione, si innesta l’arrivo di Alajbegovic, un altro 10, un altro giocatore dalle stesse caratteristiche. Entrambi ali offensive che prediligono partire da sinistra, entrambi potenziali trequartisti di qualità chiamati all’occorrenza anche a ripiegare e difendere. Per Spalletti possono giocare insieme, all’ex ct piacciono i giocatori tecnici ma la risposta la darà il campo. Quando era al Napoli Spalletti non riuscì a trovar spazio a un talento (maturo) come Mertens per non alterare gli equilibri. Ci riuscirà ora? La paura è che in questa Juve possa crearsi un dualismo pericoloso per entrambi che può ricordare quello tra Beccalossi e Hansi Muller nell’Inter dall’82 all’84. Stesso ruolo, stesso carattere. Un fallimento totale. Si ricorda la celebre battuta del Beck: “È meglio giocare con una sedia che con Hansi Müller, perché con la sedia quando gli tiri la palla addosso ti torna indietro”.
Il precedente Muller-Beccalossi
Parole che chiarì in un secondo momento: “Io in campo soffrivo il suo carisma. Lui si metteva al centro del campo, dove volevo essere io, e mi costringeva a giocare venti metri più avanti. Non lo sopportavo. La frase della sedia nacque perché in una partita gli diedi dieci palle gol e lui riuscì a sbagliarle tutte. Ma aveva ragione lui, in fondo. Io allora avevo la test dispari. Avrei dovuto scegliere una zona del campo tutta mia e giocare. Tanto ero il più forte, col pallone tra i piedi…”.
Che succederà alla Juve se Alajbegovic tirerà la palla addosso a Yildiz?

