Il tecnico della Juventus acido sulla scelta di Mancini ct della Nazionale, tra i due ci sono vecchie ruggini, colpa anche di un like di troppo scappato al Mancio
Pacato quando cerca l’aggettivo giusto da incastrare in un concetto da massimi sistemi avvolgendosi attorno alla frase con lunghissime perifrasi e giri di parole, impetuoso quando ha qualcosa che gli rode dentro. Luciano Spalletti è fatto così, verboso affabulatore capace di rimanere anche oltre un’ora in una conferenza stampa ma dalla lingua velenosa quando deve raccontare le sue verità ma l’ultima sua uscita è stata probabilmente una sbandata evitabile. Le parole del tecnico della Juve sulle scelte del presidente federale Malagò non sono passate sotto silenzio, vere e proprie bordate che tradiscono un fastidio interiore palese ma che non fanno fare una bella figura a chi oggi contesta Mancini ct dimenticando di essere stato seduto su quella stessa panchina senza ottenere risultati.
Le metafore di Spalletti
Nel rispondere a chi gli chiedeva un giudizio su Mancini e Ranieri in azzurro, Spalletti ha attinto a piene mani al suo nutrito bagaglio di metafore, dai telefoni alle auto, rimpiangendo la figura di Maldini e dicendo: “Maldini rappresentava il nuovo di cui c’era bisogno Quel che è stato fatto equivale a un mancato aggiornamento, siamo rimasti con la versione vecchia del cellulare perché l’aggiornamento non è stato possibile farlo. Ranieri e Mancini sono la scelta giusta? Io questo non lo dico. Maldini sarebbe equivalso a mettere una marcia a un’auto lanciata in corsa, come mettere la quarta. E invece abbiamo messo la seconda. Per me si è sbagliato”. Più chiaro di così.
E dire che proprio Spalletti aveva rimarcato di essere diverso dagli altri. Quando fu esonerato e, prima dell’arrivo di Gattuso, in pole c’era Ranieri (che poi rifiutò): disse: “Ranieri ct? Non lo so però è una persona ed un professionista che ha girato il mondo, è equilibrato ed ha fatto vedere anche quest’anno con la Roma le sua qualità di subentrare e di saper toccare subito i tasti giusti”: Parola di Luciano Spalletti, intervistato da Rai Sport. “Se fosse lui il prossimo ct sarò lì a fare il tifo per lui. La Federazione saprà scegliere la persona giusta. Gli auguro tutto il bene possibile. Io non sono fatto come tanti altri…“. A volte, diciamo.
Il like di Mancini ad Acerbi
Sui motivi della ruggine con Mancini però è bene andare indietro nel tempo, a quando il tecnico della Juve sedeva sulla panchina azzurra, con Roberto Mancini pentito di aver lasciato la nazionale e puntuale nel lanciare frecciatine. Il passaggio chiave è legato a un like, messo da Mancini su un post di Acerbi nel 2025, quando il difensore dell’Inter denunciava una presunta “mancanza di rispetto” da parte di Spalletti . “Il like di Roberto Mancini al post – disse Spalletti – Qualcuno gli ha rubato il telefono e c’è qualcuno che gli sta mettendo like per fargli fare brutta figura. Ormai i telefoni vengono hackerati, non potrei pensarla diversamente”.
I rimpianti di Mancini
La spiegazione del Mancio fu assai evasiva (“Ma… dico: ci saranno cose più importanti, no…?“) ma in quella circostanza, nell’aula magna di Rimini, ammise: “Tornassi indietro non darei l’addio alla Nazionale, mi sono pentito: ci sono state incomprensioni, se avessi parlato di più col presidente tutto sarebbe andato avanti. È stato un mio errore. Insomma, tornando indietro resterei. Allenare la Nazionale è la cosa più bella che ci possa essere, vincere con la Nazionale ancor di più”. E forse Mancini ha anche un po’ gufato Spalletti, sperando di riprenderne il posto, chissà. E chissà se ora alla macchina azzurra entreranno le marce giuste che mancano da tempo. Sperando che il telefono del ct funzioni con aggiornamenti disponibili per poter fare le convocazioni più giuste.

