Se ne va una leggenda del calcio, amatissimo da tutti: la sua maglia numero 6 è stata ritirata per sempre, l’omaggio di Maradona e quel braccio alzato incubo di arbitri e avversari
Chi l’ha visto comandare la difesa facendola alzare e scendere come un elastico sincronizzato, alzare il braccio per segnalare fuorigioco veri o presunti, vero incubo per arbitri e avversari, entrare in scivolata senza paura, lottare sempre, rispettare tutti in campo, non lo dimenticherà mai. Fortunati coloro che hanno visto giocare Franco Baresi. Fortunati quelli che lo hanno conosciuto, che lo hanno avuto compagno di club o di Nazionale o anche affrontato come rivale. L’ex libero del Milan, scomparso oggi a 66 anni, era una mosca bianca nel mondo del calcio.
Il debutto da minorenne nel Milan
Era il 23 aprile del 1978 quando con la maglia rossonera debuttò un ragazzo diciassettenne, difensore semisconosciuto rifiutato dall’Inter dove c’era il fratello maggiore Beppe e preso dal Milan che lo pagò un milione e mezzo (di 20 mila lire fu il primo stipendio). Da quel giorno quella divisa divenne la seconda pelle di Baresi. Di quanto fosse bravo, elegante, eclettico, tecnicamente dotato, se ne accorsero presto tutti. Compreso Bearzot che lo fece debuttare a 22 anni in Nazionale. Stadio Comunale di Firenze, Italia-Romania (finirà 0-0), in un pomeriggio assolato gli italiani tutti scoprirono un campione. Maglia fuori dai pantaloncini, personalità traboccante, emozione zero. “Ma chi è quello?” si chiesero in tanti. Quello era Franco Baresi, un nome e un cognome destinati a diventare leggenda.
Le lacrime di Pasadena
Ai Mondiali ’82 fu solo una riserva, poi divenne leader, bandiera e capitano dell’Italia (81 presenze, un solo gol. a Bari, 20 febbraio ’88, Italia-Urss 4-1), tre Mondiali disputati ma nell’immaginario collettivo resta soprattutto l’ultimo. Usa ’94, Baresi subisce la rottura del menisco del ginocchio destro il 23 giugno 1994 nella seconda partita della fase a gironi contro la Norvegia, si opera a Manhattan e 25 giorni dopo è già in campo per giocare la finale col Brasile a Pasadena. Sbaglia il primo rigore (come faranno poi anche Massaro e Baggio) e dopo la sconfitta scoppia a piangere in campo come un bambino. Lui, che nella vita e in campo non ha mai avuto paura di niente. Lo abbraccia e lo accarezza Antonello Valentini, storico team manager azzurro.
L’approccio con Sacchi
Col Milan ha conosciuto gioie e dolori. Lo scudetto della stella subito, poi gli anni bui della società: il calcio scommesse e la retrocessione in serie B restando sempre al suo posto e non facendosi allettare dalle numerose offerte degli altri club. Poi l’era berlusconiania e i trionfi in tutto il mondo. Il primo approccio con Sacchi però non fu dei migliori. don Arrigo veniva dal Parma e oltre ad aver portato con sè Mussi, Bianchi e Bertolazzi voleva che il Milan copiasse il suo gioiellino di provincia. Faceva vedere e rivedere i filmati del Parma alla squadra e, rivolgendosi proprio a Baresi, disse: “Vedi Franco i movimenti che fa Signorini? Ecco, memorizzali, devi giocare così”. Baresi lo guardò come se avesse visto un marziano. Poi fu amore anche tra di loro. E furono vittorie, vittorie e ancora vittorie. Memorabili i duelli con Maradona che una volta, dopo un Napoli-Milan, uscì dal campo con la numero 6 rossonera addosso: “E’ di un grande difensore, il più forte di tutti, la conserverò sempre”.
La differenza con Maldini
Un mito per i tifosi, Baresi per loro è sempre stato l’unico grande erede di Rivera. Il vero capitano per sempre. Una differenza enorme con Paolo Maldini. Per Baresi 719 presenze in 20 anni e un palmares gigantesco. L’ex terzino è stato egualmente una leggenda: 902 partite ufficiali e 26 trofei conquistati in venticinque anni tutti in rossonero ma con i tifosi la scintilla non è mai scoccata del tutto. I primi screzi iniziarono a metà degli anni ’90 a causa dell’insofferenza del capitano verso le contestazioni. La rottura nel 2005 dopo la drammatica finale di Champions League persa a Istanbul contro il Liverpool, quando volarono accuse e insulti tra il giocatore e alcuni gruppi della curva. La contestazione a San Siro: Il 24 maggio 2009, durante la sua ultima partita in campo a San Siro contro la Roma, una parte della Curva Sud scelse di contestarlo con fischi e striscioni polemici, ricordando in polemica contrapposizione proprio la figura di Franco Baresi.La reazione: Maldini rispose con orgoglio e distacco al trattamento ricevuto, evidenziando la frattura insanabile di quel momento tra il suo stile e il mondo ultras. E un carattere che avrebbe sempre mantenuto, come confermano le recenti vicende con la Nazionale.
Baresi era Baresi. Un’altra cosa. Per tutti. Tranne per chi votava per il Pallone d’oro: sette volte in nomination, solo un secondo posto dietro il compagno di squadra van Basten nell’89. Ci pensò comunque il Presidente Silvio Berlusconi a consegnarglielo a San Siro, al termine del Baresi Day “6 per sempre”, in una serata di ottobre del 1997 a nome di tutti i tifosi rossoneri. La Sua maglietta numero 6 è stata ritirata quando “Il Capitano” lasciò il calcio giocato. “La sua partita d’addio (autunno ’97) ha radunato una folla oceanica di sportivi con le lacrime agli occhi (sugli spalti) e vent’anni di Milan (in campo): la rassegna di tutti i Milan di Baresi dal ’78 in su. Un Louvre di grandi artisti del pallone.”, scrisse il sito rossonero. Che oggi, come tutti, è a lutto.

